Home, Imperia — 22 marzo 2017 alle 07:20

IMPERIA. IL CASO ASSONAUTICA APRE LA CRISI DI MAGGIORANZA. IN GIUNTA SI CONSUMA LO STRAPPO, IL PD ESCE DELL’AULA E…/ECCO COSA E’ SUCCESSO

Si fa sempre più teso il clima all’interno dell’amministrazione Capacci, in particolare tra il Sindaco e il suo principale
alleato, il Partito Democratico. L’ultimo strappo in ordine di tempo, certamente tra i più significativi, è avvenuto…

di Redazione

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Si fa sempre più teso il clima all’interno dell’amministrazione Capacci, in particolare tra il Sindaco e il suo principale alleato, il Partito Democratico. L’ultimo strappo in ordine di tempo, certamente tra i più significativi, è avvenuto nella mattinata di ieri, martedì 21 marzo, in occasione della seduta di Giunta nel corso della quale è stata di fatto affidata all’Assonautica la gestione della banchina di Oneglia, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità all’associazione in modo tale da perseguire l’ambizioso progetto di organizzare il raduno delle Vele d’Epoca ogni anno e non a cadenza biennale.

Al momento dell’esame della pratica, infatti, i tre assessori del Partito Democratico presenti, Giuseppe Zagarella, Fabrizio Risso e Enrica Chiarini (Giuseppe De Bonis era assente) hanno abbandonato polemicamente la Giunta, non prendendo parte al voto su Assonautica. Un gesto di dissenso eclatante, in disaccordo con il progetto del Sindaco Carlo Capacci, che certifica una spaccatura politica interna alla maggioranza che appare ormai sempre più difficile da sanare.

In casa Pd, in particolare, c’è grande malumore in quanto il primo cittadino avrebbe gestito la pratica Assonautica da solo, senza coinvolgere né il partito né tantomeno il vicesindaco Zagarella, con la delega ai porti e al demanio.

In definitiva, dunque, la pratica relativa ad Assonautica è stata approvata senza il voto favorevole del Partito Democratico, maggiore forza politica di maggioranza. Resta da capire ora se il Pd tornerà ad allinearsi nelle prossime ore o se, al contrario, questa volta porterà sino in fondo la sua contestazione, a costo di far cadere l’amministrazione con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del mandato.