IMPERIA. PROCESSO DISCARICHE ABUSIVE A PIEVE DI TECO E PONTEDASSIO. ASSOLTO L’ING. MARCO SAVINI. I GIUDICI: “IL FATTO NON SUSSISTE”/LA SENTENZA

Attualità Home

Schermata 2017-10-03 alle 09.47.01

Assolto perché il fatto non sussiste. È questa la sentenza pronunciata oggi in Tribunale a Imperia dal collegio di giudici Botti, Trevia, Aschero, nell’ambito del processo che vedeva sul banco degli imputati l’ing. imperiese Marco Savini (difeso dall’avv. Angela Basso), accusato di falso e truffa nell’ambito del processo sulle discariche abusive di Pieve di Teco e Pontedassio.

Nella scorsa udienza il PM Alessandro Bogliolo aveva chiesto un anno e due mesi di carcere, pena sospesa con la condizionale, ma il collegio ha optato per l’assoluzione.

Per gli altri 3 imputati, Alberto Marino, ex segretario comunale di Pieve di Teco, difeso dall’avv. Fabrizio Vincenzo, Franco Ardissone e Rodolfo Lengueglia, difesi dall’avv. Alessandro Moroni, era già intervenuta la prescrizione e quindi l’estizione dei reati (dalla truffa all’abuso d’ufficio fino agli illeciti di natura ambientale), mentre la posizione di Savini per una questione meramente temporale, rimaneva ancora in sospeso, in quanto risultava essere l’ultimo tecnico ad aver rivestito un ruolo nelle società titolari della gestione delle discariche finite nel mirino della Guardia di Finanza.

Gli imputati erano originariamente cinque, ma Luigi Gandolfo, rappresentante legale delle società proprietarie delle discariche, è uscito anzitempo dal processo, dopo aver patteggiato in sede di udienza preliminare.

LA STORIA

Ad indagare sulla vicenda è stata la Guardia di Finanza. Secondo le indagini nelle due discariche di Pieve di Teco e Pontedassio sarebbero stati smaltiti abusivamente, oltre il materiale derivante dai lavori per la costruzione della galleria della Statale 28, più di 100 mila metri cubi di materiale. Era l’impresa Ecoterra che si occupava di gestire le discariche e l’allora sindaco di Chiusavecchia Luigi Gandolfo aveva la delega di amministratore della società.

Durante l’attività investigativa, la Guardia di Finanza aveva notato diverse anomalie, come il mancato pagamento dell’ecotassa e la mancanza dei permessi regionali.