“VERGINITÀ”. L’IMPERIESE LEONARDO FASCIANA SI CLASSIFICA 3° AL PREMIO INTERNAZIONALE “MICHELANGELO BUONARROTI” NELLA SEZIONE POESIA INEDITA /LE IMMAGINI

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L’imperiese Leonardo Fasciana, studente del Liceo Classico “G.P.Vieusseux” di Imperia, si classifica al 3° posto nella sezione “Poesia Inedita” alla terza edizione del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” di Seravezza, in provincia di Lucca

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L’imperiese Leonardo Fasciana, studente del Liceo Classico “G.P.Vieusseux” di Imperia, si classifica al 3° posto nella sezione “Poesia Inedita” alla terza edizione del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” di Seravezza, in provincia di Lucca. Leonardo, il 19 marzo scorso in occasione della festa del papà, aveva scritto una poesia per fare un regalo a suo padre e a tutti i padri e lavoratori dell’ex pastificio Agnesi. 

“Il concorso – Scrive Leonardo –  è un’iniziativa dell’associazione culturale “Arte per Amore” che ha istituito questo premio per celebrare l’immagine di Seravezza agli occhi dei partecipanti. Questo paesino situato poco sopra Forte dei Marmi può vantare di aver ospitato Michelangelo Buonarroti in persona per ben due anni, quando il paese aveva deciso di offrire interamente le proprie cave di marmo al servizio dei Medici e quindi di Papa Leone X. Il concorso è quindi un modo non solo di omaggiare la presenza del celeberrimo artista 500 anni dopo, ma anche riunire per un weekend il meglio di ogni arte culturale.

Infatti penso sinceramente che il Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” sia tra i migliori concorsi di poesia e il migliore in tutta Italia per le arti in generale: oltre alla poesia inedita ed edita vengono premiate le sezioni di narrativa, pittura, fotografia,scultura, e arte digitale. Le sezioni artistiche (fotografia, pittura e scultura) sono state esposte nel suggestivo Palazzo Mediceo di Seravezza (già riconosciuto Patrimonio UNESCO), e insieme a quelle letterarie (poesia e narrativa) sono state premiate nel teatro adiacente; la giornata della premiazione ha ottenuto un record storico con oltre 830 presenze.

Quindi una doppia giuria composta dalla sezione artistica presieduta da Lorella Pagnucco Salvemini, direttrice della rivista ARTEiN World, e dalla sezione letteraria con il poeta Simone Domeniconi, ha dovuto esaminare oltre duemila opere inviate da circa mille partecipanti, riscuotendo già un’enorme successo alla sua terza edizione.

“La poesia “Verginità” è stata scritta in una fase compositiva breve ma intensa. Il rapporto – prosegue il giovane imperiese –  che ho vissuto con una ragazza, ora rientrato nei ranghi dell’amicizia, ha creato un periodo produttivo particolare; questa “stagione voluttuosa” ha creato una serie di poesie dagli argomenti decisamente più sensibili a quelle precedenti.

“Verginità” è ambasciatrice di questa stagione poetica; anche se tale poesia è ormai priva degli elementi biografici dei soggetti in questione, conserva questo stile “sensibile” e decisamente addolcito rispetto alla gamma di generi che ho sperimentato nel corso di questi due anni.

I riferimenti classici sono sempre presenti. L’ispiraizone parte da un frammento di Saffo (114 V.) che pronunciava così: “Verginità, Verginità, mi abbandoni: dove te ne vai?/ Non verrò più da te, non verrò più”(G.Burzacchini). Da questa citazione si crea un universo lirico dal significato ribaltato che descrive la condizione di un adolescente desideroso di bruciare le tappe. Una poesia con una tecnica simile, la citazione di un classico dal quale sviluppare una visione diversa, aveva vinto nella sezione giovani nel “Premio Internazionale di Letteratura – Alda Merini” l’anno scorso.

Lo stacco tra le due strofe riprende il linguaggio teatrale e scioglie la tensione costruitasi in segno di una ricomposizione d’animo e di un tono più intimo e pacato. La persona loquens cerca prima un congedo dalla Verginità con la forza, ora con tatto, con la speranza che in questo modo possano essere entrambi soddisfatti.

Il Presidente Simone Domeniconi durante la premiazione si è complimentato per l’originalità della poesia; infatti si era presentato con un discorso che denunciava l’emergere di una certa categoria di “artisti da concorso” e, citando la prefazione dell’antologia del concorso, afferma che: “Pablo Neruda scrive che “Verità e retorica sono le farine che impastano il pane della poesia”. Non è casuale che il grande poeta cileno menzioni la parola “verità” per prima.

Infatti, se l’arte della retorica è sprovvista di sincera ispirazione, rischia di risultare sterile e inconsistente. In altre parole, se la narrazione cerca solo l’effetto e l’espediente a discapito della sostanza, perde il suo fine più nobile, quello cioè di comunicare al lettore l’animo del suo artefice. […] la grande Poesia non ha certo bisogno di attingere dalle cronache che infestano Web e giornali, magari per cavalcare sentimenti buon mercato e di facile consumo. La vera Arte, come ci insegnano tutti i grandi, deve saper innalzare il particolare all’universale, il banale allo straordinario, l’effimero all’eterno”.

“Dopo essere premiato per la sesta volta ad un concorso di poesia – conclude Leonardo – comincio seriamente a pensare che la mia vita sia sempre più legata alla Cultura, alla Poesia, ma anche alla situazione in cui queste vivono e sono vissute nella nostra città. Sicuramente ho intenzione di concentrare tutti i miei sforzi in futuro affinché la città di Imperia possa vantarsi di essere un posto esclusivo di Cultura, non solo come insieme di luoghi preposti a ciò, ma anche come “dichiarazione” che all’interno della nostra città vivono molti giovani talenti, molti poeti e scrittori, molti artisti e campioni sportivi, che dovrebbero essere motivo di orgoglio per tutta la cittadinanza”.

VERGINITA’

Verginità, Verginità, ma perché non te ne vai?
La stagione degli amori va concludendo
e ancora avvolgi affettuosamente il mio braccio.
Io cerco di mandarti via, ma ancora
ti accoccoli tutta intorno a me.
Così rimangono ovattati gli orgasmi che sento
all’orizzonte, orizzonte che non posso raggiungere
se tu mi blocchi il passo. Non è una cosa
che fai con violenza, ma più cerco di allontanarmi
più sono stretto a te. Sì, ma ora levati!
E’ giunto anche per me il momento del corpo,
dei nudi silenzi e dei pomeriggi oziosi.
I peccaminosi sguardi e le audaci proposte
mi attendono seguiti dai ferini movimenti.
Le mie membra chiedono di folleggiare
come Coribante tra le Baccanti, e adesso
giacere languido nella notte tra le carezze
di Psiche. Voglio stemperare la mia furia
negli amplessi di Afrodite che tutto quieta
con il suo dolce canto. Dai, dai! Ora basta!

[Lunga pausa]
Scusami, non meriti un trattamento simile.
Quanto siamo stati bene insieme, non è vero?
L’età dell’innocenza e dei sorrisi sinceri
ho condiviso con te finché i miei boccoli
smisero di crescere nella lieta estate della vita,
finché la barba non mi crescesse dal viso
alle porte della primavera efeba. Adesso
Cipride mi chiama dal talamo, voluttuosa
pregandomi di alternare i vivaci coi languidi ozi.
E tremando la raggiungerò a passi incerti
nella celebrazione della Vita che tu allevi
nei teneri bambini. Ma non molto tardi dovrai
lasciarli andare perché il trionfo della dea,
di cui tu sei prima sacerdotessa, sia completo.
Io non ti dimenticherò; io sempre volgerò
lo sguardo alla purezza, tua orma sugli uomini,
che vedrò sul volto dei miei figli, quando
le fiaccole nuziali splenderanno del bagliore
più forte, ed io ricorderò i nostri tempi trascorsi.
Ma ognuno in cuor suo, con toni dolci, deve
ottenere la tua comprensione. Madre apprensiva,
tu accoglierai la mia richiesta e con grande rispetto
mi lascerai andare. Non temere, presto ci rivedremo,
all’estate dei tuoi nipoti.

Da queste parole
con una carezza sul viso sincero ti avrò congedato,
e il tuo corpo si scioglierà come cera.

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