Home, Imperia — 7 gennaio 2018 alle 08:18

IMPERIA. “ANCHE IO ANCORA SENZA LAVORO”. A UN ANNO DALLA CHIUSURA DEL PASTIFICIO AGNESI, PARLA UN ALTRO EX OPERAIO:”FINIRÒ PER STRADA SE…”/LA STORIA

La chiusura dello storico pastificio, oltre ad essere stato un brutto colpo per il commercio della città, ha coinvolto numerose famiglie e, a distanza di un anno, la situazione non è affatto migliorata.

di Gaia Ammirati

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Tante promesse, ma dopo un anno non abbiamo visto nulla. Così si esprime un altro ex operaio Agnesi Salvatore Burgio, a seguito dell’appello di Fabio Raineri pubblicato sul nostro giornale, alcuni giorni fa.

La chiusura dello storico pastificio, oltre ad essere stato un brutto colpo per il commercio della città, ha coinvolto numerose famiglie e, a distanza di un anno, la situazione non è affatto migliorata.

Molti operai, come Raineri e Burgio, all’età di 50 anni, fanno fatica a reinserirsi nel mondo del lavoro e vogliono denunciare a gran voce il fatto di essere stati “dimenticati” dalle istituzioni. Burgio invita tutti gli altri ex colleghi che si trovano nella stessa situazione a farsi sentire per non far cadere nell’oblio le loro storie.

“Sono un altro degli ex operai Agnesi che a distanza di un anno non ha ancora trovato lavoro – scrive Salvatore Burgio a ImperiaPostMi collego alla lettera provocazione del mio collega e invito tutti gli altri a farlo, per quel che può servire.

Ho 50 anni. Ho lavorato per 12 anni all’Agnesi come operaio addetto al confezionamento – continua – facendo avanti e indietro da Sanremo. A detta di politici e sindacati dovevamo essere ricollocati nella quasi totalità, invece, a distanza di un anno, a parte chi si è trasferito a Fossano, sono davvero pochissimi gli “eletti” che sono stati aiutati.

Non conto più le domande fatte, i c.v. stampati e portati ovunque, le mail e i colloqui fatti. In un anno ho solo trovato, tramite agenzia interinale di Savona, un contratto a termine di tre mesi. Poi il nulla. Da parte di chi doveva aiutarci niente, né un colloquio né una proposta.

Un anno è volato e parte della liquidazione anche – aggiunge – per saldare un debito in corso che mi opprimeva con gli interessi. La disoccupazione va scalando ed è a malapena sufficiente per pagare affitto e qualche bolletta.

La mia compagna è disoccupata da tempo e ora dovrà affrontare un intervento alla schiena e non riesce nemmeno a lavorare saltuariamente. Alla fine di questo anno e della disoccupazione ci ritroveremo noi per strada a dormire in macchina perché non saremo più in grado di pagare un affitto.

Dove sono tutti i politici (di destra e manca) che sfilavano davanti alla fabbrica facendo promesse? Dove sono i sindacati che ci hanno portato ad accettare le condizioni di Colussi facendo “i bravi”, quindi niente altri scioperi niente casini durante manifestazioni.

Dove sono quelli che hanno messo nero su bianco gli accordi con le percentuali di tutti quelli che dovevano esser ricollocati? E quanti sono stati ricollocato?

Non chiediamo elomosina – conclude – ma lavoro e dignità. Stiamo rinunciando a tutto, non solo al superfluo, ma anche a cure come il dentista, nonché a un mezzo perché non riusciamo a pagare assicurazione”.