IMPERIA. IL LEADER DI CASAPOUND AL CORALLO. LO SFOGO DEL REGISTA TERESIO SPALLA:”MANCA IL CORAGGIO ANTIFASCISTA E IL COMUNE…”

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Dopo l’email di protesta di alcuni cittadini, anche Teresio Spalla (regista, storico e divulgatore, in questo periodo impegnato tra Roma e Milano, e sarà ad Imperia proprio domani sera) rivolge una protesta contro la presenza nella città di Simone Di Stefano, segretario nazionale di Casa Pound che, domani sera, dovrebbe giungere nel nostro Capoluogo.

Afferma Teresio Spalla – il quale, in precedenza e specialmente l’anno scorso, s’era già impegnato accesamente – scatenando lunghi ed animati dibattiti sul web che coinvolsero anche molti intellettuali italiani dapprima estranei alla situazione imperiese – contro l’arrivo del segretario della Lega Salvini e l’accoglienza di un convegno della stessa Casa Pound nella Biblioteca Comunale – che :

“La vergogna ormai non ha limiti, non me ne stupisco affatto, e scaturisce, ancora una volta, dai silenti responsabili dell’accoglienza del plurinquisito e pluricondannato signor Simone Di Stefano : i responsabili dell’Amministrazione Comunale.

La vergogna – continua Teresio Spalla – consiste nel fatto che l’amministrazione ignori, senza muovere ciglia, un individuo del genere, con otto condanne definitive sulle spalle, precedentemente arrestato e incarcerato per atti di violenza anche contro le forze dell’ordine.

Già precedentemente, del resto, l’assessore alla cultura (?) Podestà, il quale in teoria dovrebbe essere un uomo di Sinistra, s’era già scusato, con il neonazifasciorazzista leghista Salvini, per l’ostilità con cui era stato accolto nel 2016, senza peraltro riuscire a impedire che, nel 2017, il segretario della Lega, all’ultimo momento, temendo eguale trattamento, si sia defilato all’ultimo momento con discutibili scuse.

E, quando Casa Pound aveva richiesto provocatoriamente la Biblioteca Comunale per un convegno nel “Giorno della Memoria “ 2017, sembra non se ne sia accorto finché non sono arrivate le proteste, tra cui la mia tra le prime, riuscendo ancora a porgere le scuse per il presunto equivoco e ad ospitarlo in un luogo che è di tutta la Cittadinanza, compresi gli antifascisti i quali non è detto non siano più la maggioranza della popolazione.

Il risultato fu comunque in parte raggiunto poiché la presenza all’evento fu bassissima, nonostante il presidio della polizia in assetto da tumulto di piazza, mentre, in piazza De Amicis, si svolgeva una pacifica ma accorata protesta che raccoglieva centinaia di cittadini, contribuenti che, pagando le tasse, garantiscono le normali funzioni della Biblioteca stessa.


Ora l’eventualità è ancora più grave, non solo per i precedenti delinquenziali del suo vicesegretario ma perché Casa Pound è un’organizzazione anch’essa nazifasciorazzista che semina violenza da troppo tempo in tutto il Paese.

Tale organizzazione è, di per sé,  contro la Costituzione e leggi vigenti nei confini della Repubblica, per cui, in altre nazioni, sarebbe immediatamente sciolta e cacciati in galera i suoi dirigenti – come il Di Stefano – non appena aprissero bocca.

Ma la vergogna dell’amministrazione Capacci non ha limiti, probabilmente nel tentativo di guadagnarsi qualche voto tra i razzisti e i fascisti che, ad Imperia, sono cresciuti di numero (è inutile nasconderselo) mentre sentimenti razzisti ormai hanno ostruito le vene della città, con un certa parte della popolazione che si alimenta di essi impedendo, di fatto, il corso normale e democratico della vita normale della società cittadina.

Ma, anche in questo, oltre a mancare di coraggio antifascista, gli amministratori (?) mancano anche del polso della situazione.
 E’ chiaro infatti che l’arrivo del Di Stefano, per inaugurare la sede di Casa Pound, è funzionale alla campagna elettorale di Forza Italia, alleata alla Lega e a Fratelli d’Italia, che intende attingere, con ben più successo della deperita giunta municipale, a tutto un elettorato, purtroppo sempre in crescita (è anche ciò è inutile nasconderselo) che rischia, alle prossime elezioni nazionali e conseguentemente a quelle amministrative, di impadronirsi del Territorio e trasformarlo in un luogo di intolleranza, quotidiana prepotenza e razzismo istituzionalizzato, come è avvenuto in tante città del nord est.

Non ho sentito sinora alcun pronunciamento da parte delle due formazioni come Liberi e Uguali, teoricamente a Sinistra del Pd e dei suoi alleati, e Potere al Popolo che, protestando giustamente ma in solitaria, rischia tatticamente di apparire all’opinione pubblica di ancor maggiore ristrettezza di consensi di quanti ne abbia realmente secondo la stampa locale e le emittenti radiofoniche e televisive della provincia.
Ma, può darsi che, mentre sto scrivendo, si stiano muovendo.

Però, a parte questo, esiste, già dalla mattinata di ieri, un gruppo di cittadini che intende opporsi alla presenza di Di Di Stefano e alla stabilizzazione di una sede di Casa Pound in Imperia.
Stefano Senardi ed altri hanno già pronunciato il loro autorevole parere a nome anche di coloro che non hanno il coraggio, o la voglia, di esprimersi in prima persona.

Non credo però che la protesta debba innestarsi sulla gestione dell’hotel Corallo dove il Di Stefano dovrebbe alloggiare, né contro la società che possiede l’albergo.


Innanzi tutto, essendo purtroppo il Di Stefano un cittadino italiano attualmente in regola con la Giustizia (per quel che ne sappiamo) ed essendo purtroppo possessore di una normale carta d’identità, l’hotel non può rifiutargli la regolare prenotazione di una stanza.
Se lo facesse (in base Legge regionale 23/1994 e alla Legge regionale 2/2008) si metterebbe essa stessa fuori legge ed allora il Questore – ma basterebbe il cenno di un commissario – potrebbe inviare ad un eventuale presidio, in assetto bellico, dinanzi al noto albergo.

Inoltre l’hotel Corallo non ha di fronte la spaziosa piazza De Amicis ma il trafficato Corso Garibaldi.
Cosa si vuol fare, bloccare il traffico ?
Allora sì che arriverebbero anche le manganellate e i lacrimogeni.

Comunque sia, pur dando per scontato la buona fede assoluta e la condivisibile preoccupazione democratica e civile e umana di chi ha avuto quest’idea, faccio notare che la società che possiede il Corallo è anche proprietaria di altri rinomati alberghi in città e forse in zone fuori dal centro.

Se io fossi al loro posto avrei già predisposto di spostare il Di Stefano in altro ostello, in modo che l’eventuale protesta potrebbe avvenire di fronte ad un luogo in cui questi non vi fosse, e magari trovarsi tranquillamente a cena in qualche ristorante con Podestà e Capacci che gli porgono il menù con il tovagliolo sotto il braccio.


Ho proposto, fin da ieri, di ricorrere al Prefetto, Silvana Tizzano, che so essere una persona libera e democratica, rispettosa della Costituzione e della leggi fondanti italiane e comunitarie, la quale, se avvertita in tempo, potrebbe ancora schierare la polizia non contro i cittadini ma contro il deprecabile figuro che porta con sé, dovunque si rechi, il pericolo di una rivolta civile.

In questo caso da parte di una città con due Medaglie d’oro per meriti resistenziali, che riuscì ad opporsi all’avvento del fascismo nelle istituzioni locali per più di un anno con una rivolta che fu domata solo dall’intervento dell’esercito e delle marziali, e conserva ancora una tradizione antifascista che si è manifestò prima nei molteplici combattenti volontari nelle Brigate Internazionali durante la Guerra di Spagna e poi in una Resistenza di popolo, per cui sono morti tante figure di eccezionale valore etico ed umano, che espresse, prima dell’arrivo degli Alleati, uno dei primi prefetti antifascisti d’Italia e il nostro autorevole deputato alla Costituente.

Invece, un appuntamento che gli antifascisti imperiesi, e della provincia, non dovrebbero mancare, sarà l’inaugurazione della sede locale di Casa Pound (sempre venerdì 2 gennaio, alle 22.45, in via Domenico Acquarone n°7) dove, se il prefetto Tizzano vorrà,avrà facoltà di impedirne anche la prosecuzione affittuaria.

Le basterà basarsi sull’evidenza pratica che la famigerata organizzazione eversiva è contraria, e lo ha dimostrato più volte con atti di essenziale gravità e conflitto violento, alla Costituzione della Repubblica Italiana, alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (approvata dalle Nazione Unite nel 1948 e, come parte integrante della Costituzione europea, col nome di Dichiarazione universale dei Diritti umani, nel 2009).

E tenere conto come Casa Pound è altresì contrastante con quanto stabilito dalla Legge n°645/1952 (“legge Scelba”) inserita nella XII° disposizione transitoria della Costituzione stessa e, in seguito, nei codici della Leggislazione italiana, e prevede (è bene ricordarlo a chi non lo ricorda o finge di non ricordarlo) la disposizione di sanzioni e atti di prevenzione:

“quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque, persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la Democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.”

Non solo, quindi, come si dice comunemente, la pratica dell’ “apologia del fascismo”.

So bene che qualcuno sorriderà a queste mie citazioni, ben sapendo che, nella realtà, sosto state applicate solo con gruppi eversivi che avevano commesso delitti di enorme gravità, ma mai, tranne in rarissime occasioni, contro partiti e formazioni dichiaratamente fascisti e razziste come dimostra l’esistenza di Fratelli d’Italia e della Lega.

Ma, se il Prefetto riterrà di non far rispettare quanto sopra, allora sarà veramente il turno della protesta civica, della disobbedienza civile, dell’opposizione della Cittadinanza antifascista, che si troverà – come tante volte è accaduto nel passato e ancora accade – a far rispettare essa stessa la Costituzione e la Legge di uno Stato decomposto, deflagrato, corrotto e malato di qualsiasi compromesso, non solo con i fascisti e i razzisti ma anche con la magia e la camorra, al solo fine di mantenere i privilegi autolegittimati di chi, in questi ultimi anni, ha scardinato i diritti sociali e ha portato il Paese non solo ad una crisi economica ma anche, oltre che sociale, morale e culturale.

Certe faccende, anche se si è persa l’abitudine, vanno risolte non per chi la propria vita l’ha più o meno compiuta, ma per i nostri figli e nipoti i quali, domani, non si trovino in una situazione causata dall’inerzia e dall’arrendevolezza delle generazioni passate.”