IMPERIA: CARABINIERI NON RITIRARONO LA PATENTE AL MARITO DEL PROCURATORE. IL COLONNELLO ZARBANO CONDANNATO IN TRIBUNALE, IN DUE A PROCESSO/LA SENTENZA

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I tre sono accusati in concorso di abuso d’ufficio nell’ambito della vicenda relativa alla presunta mancata notifica a Cabiddu del ritiro della patente di guida. Cabiddu è anche accusato di falso per avere “mentito” al medico dell’Asl sul proprio stato di salute.

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Condannato a 1 anno di carcere, pena sospesa. È questa la sentenza pronunciata oggi in Tribunale a Imperia dal giudice  Anna Bonsignorio nell’ambito del processo che vedeva imputato il colonnello dei Carabinieri Luciano Zarbano (ex comandante provinciale a Imperia, oggi in servizio nella capitale). Rinviati a giudizio, invece, Gianfrancesco Cabiddu, marito dell’ex Procuratore Capo di Imperia Giuseppa Geremia, e il maggiore dei Carabinieri David Egidi (in servizio ad Oristano).

I tre sono accusati in concorso di abuso d’ufficio nell’ambito della vicenda relativa alla presunta mancata notifica a Cabiddu del ritiro della patente di guida. Cabiddu è anche accusato di falso per avere “mentito” al medico dell’Asl sul proprio stato di salute.

Il procedimento aveva subito due rinvii, il primo per l’incompatibilità da parte del Procuratore Capo facente funzioni Grazia Pradella nel sostenere l’accusa in quanto interrogata nell’ambito del procedimento, e il secondo a causa di problematiche riguardanti una mancata notifica.

Le richieste degli imputati e del Procuratore Capo Alberto Lari

Durante l’udienza preliminare odierna, gli avvocati degli imputati Cabiddu ed Egidi hanno optato per il rito ordinario. Per quanto riguarda la loro posizione, il PM, il Procuratore Capo Alberto Lari, ha chiesto il rinvio a giudizio, mentre i legali hanno chiesto il proscioglimento.

Per quanto concerne l’imputato Zarbano, avendo optato per il rito abbreviato, l’avvocato difensore Andrea Rovere ha chiesto l’assoluzione, mentre il PM ha chiesto un anno di carcere.

Le decisioni del giudice

Il giudice Anna Bonsignorio ha condannato a 1 anno di carcere il colonnello Luciano Zarbano, pena sospesa, e ha rinviato a giudizio gli altri due imputati. Il processo prenderà il via il prossimo 8 novembre.

La storia

La vicenda, alquanto complessa,  ha origine in Sardegna, quando Cabiddu commise un’infrazione del codice della strada che avrebbe comportato il ritiro della patente per l’esaurimento dei punti. Il provvedimento sarebbe stato notificato presso la Caserma dei Carabinieri di Imperia. Ed è da quel momento che il procedimento è finito sotto gli occhi della Procura di Torino.

Secondo l’ipotesi accusatoria, sostenuta dal P.M. Marco Gianoglio, il provvedimento di ritiro della patente sarebbe rimasto chiuso in un cassetto dell’ufficio del Maggiore Egidi, su ordine dell’allora Colonnello Zarbano, e notificato a Cabiddu lo stesso giorno, nel novembre del 2015, in cui quest’ultimo aveva terminato l’iter di revisione della patente, ovvero quando ormai aveva perso di efficacia.

In particolare, secondo l’accusa, i due ufficiali avrebbero atteso che il marito del Procuratore Capo si sottoponesse a un intervento chirurgico agli occhi (per via di un problema alla vista), atto propedeutico al completamento dell’iter di revisione della patente.

Un ritardo nella notifica che, di fatto, avrebbe evitato al marito del Procuratore il ritiro della patente. Il sospetto è che Cabiddu abbia ricevuto un trattamento di favore grazie al fatto di essere il marito di una delle massime autorità in provincia.

Il Colonnello Zarbano, in un primo momento estraneo alla vicenda, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati solo dopo che il Maggiore Egidi lo avrebbe chiamato in causa dichiarando al P.M. di “aver eseguito un ordine del suo diretto superiore”. Versione, quest’ultima, da sempre respinta dal colonnello Zarbano che si è fatto interrogare due volte dal PM e che ha negato ogni coinvolgimento.

L’inchiesta, avviata alcuni mesi fa, e nel corso della quale sono stati sentiti diversi militari in servizio a Imperia, tra i quali il comandante della Stazione Paolo Gianoli, oltre all’ex Procuratore Capo di Imperia Giuseppa Geremia, mai iscritta nel registro degli indagati, si è chiusa con la richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio.

La vicenda nacque a seguito di un’intercettazione telefonica tra il Vpo, il vice procuratore onorario Maria Carmela Curcio e l’allora direttore del dipartimento di Medicina Legale dell’Asl1 di Imperia Simona Del Vecchio con la quale la prima chiedeva lumi sulla vicenda riferendole di stare attenta alle conversazioni telefoniche. La Curcio, anche lei inizialmente indagata, fu poi archiviata dalla stessa Procura torinese.

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