INAUGURATA LA MOSTRA “LE PERE D’EPOCA” AL “BOMA” IN VIA SCARINCIO. “OPERE LEGATE AL TEMA DEL DOPPIO, COMPRESI I DOPPI SENSI”/LE IMMAGINI

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Tra l’ironia e la sperimentazione, nasce il “Bo.Ma.”, ovvero “Borgo Marina Museum of Modern Arts”, in via Scarincio 100, all’interno dell’ex sede della Lega Navale Italiana.

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Tra ironia e sperimentazione nasce il “Bo.Ma.”, ovvero il “Borgo Marina Museum of Modern Arts”, in via Scarincio 100, all’interno dell’ex sede della Lega Navale Italiana.

La mostra intitolata “Le pere d’epoca”

Nella giornata di ieri, insieme all‘avvio delle Vele d’Epoca, all’interno del “Bo.Ma.” è stata inaugurata la mostra intitolata “Le pere d’epoca”, dove sono esposte fotografie “classiche” collegate tra di loro tramite il tema del “doppio”, compreso il doppio senso.

Qualunque sia la finalità dell’esposizione, però, non si può negare la curiosità che ha suscitato nei visitatori che, sorseggiando il succo di pera offerto dagli stessi allestitori, si sono soffermati sulle fotografie esposte su cassette di frutta.

“È uno spazio espositivo temporaneo, nel centro di Borgo Marina – spiegano gli organizzatori –  non sappiamo che cosa ne sarà una volta terminata la mostra. Ci auguriamo che possa essere il seme per farlo diventare uno spazio artistico di sperimentazione. La mostra non va spiegata, va vista. Ci sono foto classiche che abbiamo ripreso e collocato in un contesto e un arredamento particolare. C’è un gioco di illusioni, si ripete il tema del doppio, compreso il doppio senso. Ieri, dopo l’inaugurazione, abbiamo avuto molti visitatori e siamo molto contenti. 

Nell’ambito delle Vele d’Epoca ci sono diverse mostre artistiche e abbiamo voluto contribuire anche noi, inaugurando il Boma. Oltretutto, anche la parola Boma ha un doppio senso, perché è una parte della barca, ovvero l’asta orizzontale che sostiene sostiene la vela”.

Ecco la descrizione della mostra:

“Per l’esposizione inaugurale il bo.ma. sceglie questa retrospettiva situazionista – alla sua prima assoluta europea – per ripercorrere la memoria collettiva e indagarne stereotipi, archetipi e quell’ampio vissuto comune che comprende la cinematografia, l’eclettismo della fotografia semiotica e l’agricoltura rurale.

Il dualismo tra contenuto e contenitore, tra segno e apparenza, si rivela nell’affrontare di petto il tema del doppio, oscillando senza ambiguità retoriche tra il calambour e il trompe-l’œil per riunire in seno a un’unica opera la sperimentazione avanguardista postmoderna e la cultura popolare”.

 

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