Un’imperiese in Palestina: il secondo report di viaggio di Susanna Bernoldi, coordinatrice Aifo. “Ecco come vivono mamme, bambini e anziani”/Le immagini

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Per far conoscere quella realtà anche a chi non si trova sul posto, Susanna ha deciso di realizzare dei report in cui racconta tutto ciò di cui è testimone in questa esperienza.

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L’imperiese Susanna Bernoldi, coordinatrice Aifo, si trova da alcuni mesi in Palestina per aiutare la popolazione, devastata da continui conflitti.

Per far conoscere quella realtà anche a chi non si trova sul posto, Susanna ha deciso di realizzare dei report in cui racconta tutto ciò di cui è testimone in questa esperienza.

Clicca qui per il primo report.

Ecco il secondo Report di Susanna Bernoldi

“Ma come fanno? Ieri, oggi e credo ogni giorno me lo chiederò quando passerò da un check point, uno dei quasi cento (!!!) nella sola Hebron.

Come fanno ad attendere con pazienza che il soldatino (tutti molto giovani) decida di farli passare ai check point? Ci sono donne e uomini anziani, vi sono padri e madri con i loro bambini e attendono alle volte per tempi infiniti come stamane, quando i soldati, da quando stava per iniziare la preghiera nella moschea a quando è finita, hanno rallentato tantissimo il passaggio dal Qeytun check point e ci hanno respinto e cercato di intimidire visto che filmavamo. Noi siamo con la gente, chiedendo sovente ai soldati di non far attendere le donne, gli anziani… anche tutti!

Perché dal check point la gente passa per andare al lavoro, a fare la spesa, a trovare un familiare, i bambini per andare a scuola o fare una commissione per i genitori e ogni volta devono attendere che qualcun altro, nella loro propria terra, si decida a farli passare. 

A parte le mamme incinta che sono morte o che hanno perso il loro bambino nell’attesa infinita, a parte coloro che sono morti perché impossibilitati a raggiungere l’ospedale per curarsi pur avendo il permesso… a parte i giovani uccisi, perché solo sospettati di voler assalire un soldato… anche quando nulla di ciò accade è veramente pesante dover attendere in uno stretto corridoio circondato da reti o sbarre. Rimanere lì, stretti uno all’altro trattati come animali, poi trovarsi dinanzi ad un tornello che fa passare una persona alla volta, alle volte due e se il metal detector suona (e rilascia radiazioni!!!), si deve tornare indietro, posare ogni cosa e se suona ancora, alzare i pantaloni e poi la maglia per mostrare che non si nasconde armi e questo molte volte dinanzi a tutti, poi mostrare il documento e lasciare che un soldatino frughi nella borsa, nello zaino… Alle volte riusciamo, con la nostra presenza e chiedendo di non fare attendere donne e anziani, ad accelerare… molte volte non si riesce. … E questo ogni volta che si passa da quel checkpoint che divide la propria casa dalla vita di ogni giorno…

E ora vi presento Ofer Yohana! L’avevo conosciuto dal manuale di formazione ISM che ci presenta i coloni più pericolosi, perché violenti anche con gli Internazionali, visto le sue foto e i video che potete trovare su You Tube. 40 anni, corpulento: molesta, impreca, soprattutto viene vicinissimo al volontario o al Palestinese filmando o scattando foto, impedisce che gli operatori delle ambulanze possano prestare soccorso ad un ferito…
Ebbene, l’ho incontrato per due giorni e credo i nostri destini si incroceranno ancora! :

Ieri, mentre eravamo nelle vicinanze di una scuola primaria di fronte alla moschea/sinagoga per verificare che non vi fossero assalti alle bambine all’uscita di scuola da parte dei coloni (nei paesi civili non è normale assalire impunemente alunne della scuola primaria…). è arrivato Yehuda Shaul, Fondatore e co-direttore di Breaking the Silence con l’operatore e una giornalista spagnola di El Pais. Questa organizzazione no-profit è stata fondata dall’inizio della seconda Intifada da veterani combattenti dell’esercito israeliano con lo scopo di far conoscere alla gente ciò che veramente accade nei Territori Occupati e che è taciuto, con l’obiettivo finale di porre fine all’occupazione in Palestina, ma Yehuda si reca a filmare e quindi poi denunciare le violazioni dei Diritti Umani in tante altre parti del mondo.

E’ naturalmente odiato dai coloni ed io sono felicissima di averlo conosciuto. Era lì per intervistare l’israeliano Dean Issacharoff, che descriveva – nell’intervista – ciò che gli veniva comandato di fare come giovane soldato proprio a Hebron.

Ofer è arrivato e per tutto il tempo ha cercato di interporsi durante l’intervista con il suo cellulare vicino al viso di Yehuda o di Dean, parlando continuamente, cercando di impedire la registrazione e, giusto per ravvivare il momento… è arrivato un altro colono con un bel M16 alla spalla (Ofer aveva “solo” un pistolone alla cinta….) e si è accostato all’operatore suonando insistentemente il clacson della sua auto. Siccome noi, a nostra volta, filmavamo i coloni e cercavamo di interporci, il secondo colono è venuto verso me ed Alan (inglese), per dirci in ebraico parole sicuramente poco gentili dato che ci ha dato più volte dei fascisti… Se ne è andato sputando per terra (meno male!) più volte in segno di disprezzo… I soldati, poco distanti, guardavano… Ho scritto meno male, perché sia il figlio di Ofer, sia la tristemente famosa colona Anat Cohen sputano proprio in faccia… 
Stamane, invece, mentre eravamo ad un check point cercando di sollecitare i soldati a far scorrere la fila di persone che attendevano al tornello iniziale, Ofer ci ha visto ed è arrivato e… ragazzi, mi sono sentita una diva di Hollywood… perchè mi ha fatto un incredibile book fotografico. Nessuno lo ha considerato e se n’è andato.
Sicuramente avrebbe avuto bisogno di un buon docente di sostegno a scuola, ma tant’è… ce lo ritroviamo ovunque e per giunta armato. Purtroppo Ofer ha due ambulanze finte e guai, per un Palestinese o un Internazionale, in caso di necessità, essere caricati su uno dei suoi mezzi!

Vi allego anche le immagini della dimostrazione che ogni giorno i ragazzini nel quartiere di Qeytun fanno contro il check point che condiziona la vita della gente di questo quartiere.

Una trentina di soldati per una quindicina di ragazzini: bombe sonore e gas lacrimogeni contro sassi… una soldatessa stava per arrestare un bambino che era al bordo della strada senza nulla lanciare…., poi credo il buon senso abbia prevalso.

Ultima chicca: stamane, in una tranquilla discussione con poliziotta e soldati che volevano a tutti i costi registrare i nostri passaporti perché eravamo dinanzi alla moschea/sinagoga, zona per loro considerata.militare, abbiamo toccato con mano come siano stati cresciuti nell’ignoranza della storia reale, soprattutto nella paura. Ho pensato, nel ripetersi di tante tristi storie, a tante altre gioventù rovinate, perché cresciute nel disprezzo e nell’odio dell’altro.

Quante energie sprecate da una parte e dall’altra!

Ho saputo che tanti stanno criticando i volontari o operatori internazionali che si recano in un paese per fare la vera cooperazione. Anche io, che sono nessuno, mi sono sentita dire più volte: “Che cosa credi di fare?” “Non serve a nulla”. Mi dispiace molto per chi lo pensa o lo dice. Follereau diceva ai giovani di non ascoltare le parole di chi…”è in pensione quando è ancora in fasce..” Si sa che chi agisce è una spina nel tranquillo egoismo di chi fa nulla!

Personalmente credo che la coerenza di chi Ama sia Agire. E questo mi basta.
Marhaba”.

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