Imperia: “Rivieracqua un bidone”. Lucio Sardi (SI) commenta le parole del sindaco Scajola. “Credibilità ex Ministro su questo argomento è minima”

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“Ogni dichiarazione e giudizio politico può essere accettato o condiviso in tutto in parte, ma questo principio si fa fatica a farlo valere se chi lo esprime non possiede un livello minimo di credibilità rispetto a ciò che sostiene.

Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Scajola sulla società Rivieracqua appartengono a questa seconda categoria, e non certo solo per l’infelice utilizzo del termine “bidone“, come se non ne avessimo abbastanza di quelli della spazzatura che grazie al suo operato hanno invaso la città – Così Lucio Sardi, ex candidato sindaco di Sinistra in Comune, commenta, tramite una nota stampa, le dichiarazioni del sindaco di Imperia, Claudio Scajola, sulla società Rivieracqua, definita dal sindaco stesso un “bidone”. 

“Rivieracqua un bidone”. Lucio Sardi (SI) commenta le parole del sindaco Scajola

“La credibilità di Scajola su tale argomento è minima sia se si analizza l’incredibile gestione di Rivieracqua, sia se si guarda allo stato in cui è stata ridotta Amat e la rete idrica della città, vicende da cui non può ritenersi esente da responsabilità.

La fallimentare gestione di Rivieracqua nasce in primis dal sistema consociativo che ha retto, da quando non è più votata dai cittadini, gli equilibri della Provincia di Imperia, principale attore istituzionale della gestione del servizio idrico integrato.

In questi ultimi anni in Provincia le maggioranze composte dal PD e dai “dissidenti” di centro destra che governavano Imperia e Sanremo hanno stretto un patto politico con gli amministratori rimasti vicini all’ex ministro, allora in difficoltà ma sempre influente, spartendosi in modo “democratico” i ruoli di potere.

Su questo equilibrismo consociativo si è costruita la “governance” di Rivieracqua affidata al “manager” Gabriele Saldo che se aveva un titolo qualificante nel suo curriculum (oltre a quello di geometra), era quello di fedelissimo di Scajola.

Solo una logica di gestione di equilibri di potere può spiegare come sia stato possibile che si sia dovuto attendere addirittura l’intervento della magistratura per vedere sostituire gli amministratori responsabili di una gestione evidentemente fallimentare della società pubblica.

Negli anni in cui montavano polemiche ed emergeva l’evidente inadeguatezza nella gestione della società, la Provincia ed i principali Comuni soci, in ragione di tale patto, non hanno infatti mosso un dito per impedire di arrivare ad un passo dal fallimento della società Rivieracqua.

Quanto ad Amat, la storica e gloriosa società pubblica imperiese, negli anni dello strapotere del sistema scajolano è stata usata per fare cassa mediante una parziale privatizzazione che, invece di rilanciarla, la ha accompagnata verso la crisi finanziaria. Crisi poi scaricata sul Comune di Imperia con il mancato riversamento dei canoni di depurazione incassati con le bollette.

La crisi di Amat e l’insensatezza della sua parziale privatizzazione si manifesta anche nella catastrofica condizione della rete idrica cittadina, dovuta evidentemente all’assenza di un piano di investimenti necessari a mantenerla in efficienza.

Che in questa desolante situazione, uno dei principali responsabili di quanto accaduto, si possa permettere di dare giudizi sommari puntando il dito contro la scelta referendaria della gestione pubblica dell’acqua, non è pertanto accettabile.

Se c’è un bidone o meglio un bidonaro in questa vicenda si vada a cercare tra chi non ha mai creduto alla gestione pubblica e l’ha affossata.

Non sorprende certo che l’attacco di Scajola alla gestione pubblica dell’acqua segua di poco l’apertura all’ingresso dei privati fatta dal presidente della provincia Natta.

Tale consonanza nasce sull’accordo stretto per definire i nuovi (o meglio ridefinire quelli che c’erano già) assetti di potere della provincia e che, grazie alla fissazione del voto prima del rinnovo di quasi metà dei consigli comunali della provincia fatta dal presidente uscente, garantisce a Scajola o ad un suo fedelissimo la maggioranza per assumere il ruolo di presidente della provincia.

Il tutto alla faccia della volontà ampiamente espressa dagli italiani col referendum sull’acqua pubblica e magari della decenza”.