Coronavirus, Imperia: Rifondazione Comunista sulla sanità pubblica. “Unico baluardo per fronteggiare emergenza. Prima di utilizzare navi si mettano a disposizione strutture private”

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I tagli al Fondo del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), per oltre 30 miliardi di euro, nell’ultimo decennio hanno gravemente danneggiato la Sanità pubblica

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La federazione provinciale di Imperia del Partito della Rifondazione Comunista interviene sul fronte della sanità pubblica, a seguito dell’emergenza Coronavirus che sta mettendo a dura prova l’intero paese.

Coronavirus: Rifondazione Comunista interviene sulla sanità pubblica

“L’emergenza Covid-19 dimostra che solo la Sanità pubblica può essere un baluardo capace di fronteggiare un’emergenza simile a tutela della salute di tutti i cittadini. I presidi ospedalieri e le strutture territoriali con con medici, infermieri, operatori sociosanitari insieme con i militi e i volontari delle pubbliche assistenze stanno fronteggiando il crescente numero di pazienti ammalati di Covid 19 sia al domicilio che nelle strutture ospedaliere attraverso la loro professionalità e turni massacranti spesso senza riposi compensativi.

I tagli al Fondo del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) per oltre 30 miliardi di euro nell’ultimo decennio hanno gravemente danneggiato la Sanità pubblica italiana considerata, fino a 20 anni or sono, una vera e propria eccellenza nel mondo.

Di qui sono derivati:

  • riduzione di posti letto con conseguente chiusura di reparti, accorpamenti di ospedali, declassamento di Pronto Soccorso (PS), allungamenti dei tempi di attesa per visite ed esami specialistici o interventi chirurgici programmati
  • carenze di personale per il decennale blocco degli organici per cui mancano 56 mila medici e almeno 50mila infermieri, complice anche l’istituzione del “numero chiuso” per l’accesso alle Facoltà di Medicina e alle Scuole di Specializzazione.
  • progressiva riduzione dei Medici di base, spesso lasciati da soli nel fronteggiare un sempre maggiore numero di pazienti Covid pos o sospetti tali che si trovano al domicilio. Se adeguatamente supportati da personale sanitario domiciliare, potrebbero rappresentare uno straordinario punto di forza nel prevenire e controllare la diffusione del virus evitando il sovraffollamento dei PS e dei presidi ospedalieri.
  • la drammatica carenza di adeguati dispositivi di protezione individuali (DPI) ha contribuito a far sì che salisse a 8 la percentuale di sanitari contagiati rispetto ai casi totali con sette morti fra i camici bianchi.
  • in molte province italiane del Nord il numero di posti letto in Terapia Intensiva, appena sufficiente in situazioni di normalità, è ben presto diventato insufficiente di fronte a tale pandemia.

Per affrontare il difficile momento e per il futuro occorrono:

  • un piano di investimenti per il rilancio della Sanità Pubblica che comprenda anche uno o più siti capaci di produrre, nell’interesse nazionale, apparecchiature elettromedicali, DPI e farmaci per emergenze di tipo infettivologico (vedi l’istituto chimico-farmaceutico militare di Firenze)
  • piano straordinario di assunzione di medici e infermieri
  • rafforzamento della medicina territoriale, domiciliare e riabilitativa
  • aumento dei posti letto e stop alla chiusura di ospedali che proprio in questa emergenza si sono rivelati quanto mai utili per allestire reparti di pazienti covid pos separati dai normali reparti ospedalieri
  • revisione delle convenzioni con le strutture private.

A tal proposito e in questa situazione di emergenza, tutte le strutture private, come sta avvenendo per i grandi ospedali privati convenzionati, e quei presidi dismessi (come nella nostra provincia il padiglione Barellai di Costarainera) devono essere messi a disposizione del SSN per incrementare i posti letto destinati ai pazienti respiratori o ai normali degenti prima di utilizzare navi o caserme dismesse che richiedono enormi spese per una riconversione sanitaria”.

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