Imperia: bilancio metà mandato amministrazione Scajola, critico Lucio Sardi (SI). “È la politica del fare… male”

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Queste le parole di Lucio Sardi, esponente di Sinistra Italiana – Sinistra in Comune, in merito al bilancio di metà mandato dell’amministrazione Scajola

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“In un corposo comunicato definito di natura “istituzionale”, accompagnato da un filmato con sottofondo musicale in stile epico, l’amministrazione Scajola ha dato conto del proprio lavoro svolto, ora che si trova a metà del mandato amministrativo“.

Queste le parole di Lucio Sardi, esponente di Sinistra Italiana – Sinistra in Comune, in merito al bilancio di metà mandato dell’amministrazione Scajola. 

Imperia: bilancio di metà mandato dell’amministrazione Scajola. Critico Lucio Sardi

“Tale adempimento deriva dall’art. 61bis dello Statuto Comunale che prevede l’obbligo della redazione del Bilancio Sociale da predisporsi almeno a metà del mandato consiliare. L’articolo dello Statuto recita infatti che “per una rendicontazione sociale, trasparente e responsabile il bilancio è redatto anche in termini di Bilancio Sociale motivando la destinazione delle risorse in termini di impatto sui cittadini”, fungendo quindi da illustrazione dell’impatto sociale che le spese previste nel bilancio comunale hanno sulla vita degli imperiesi.

Nella versione scajolana tale adempimento diventa invece lo strumento per farsi uno “spot” a spese dei cittadini (l’attività editoriale per realizzare l’epico filmato autocelebrativo non è infatti “gentilmente concessa” dal sindaco) e per celebrare il proprio operato, peraltro attribuendosi qua e là meriti non propri o non effettivamente acquisiti.

Senza voler fare una disamina critica dettagliata dell’elenco delle opere narrate nel Bilancio Sociale in salsa scajolana e degli effettivi meriti per alcune di queste, si può fornire una valutazione più complessiva sulla “politica del fare”, come l’ha definita il sindaco, di questa amministrazione.

La condizione della città, dopo i circa tredici anni delle amministrazioni di centro destra, il periodo commissariale e i cinque anni di amministrazione Capacci, poteva definirsi da “anno zero”, visto lo stato delle finanze comunali, dei principali servizi pubblici (rifiuti, acqua e depuratore) e della politica locale.

Il centro destra aveva portato la città nel vicolo cieco dello sviluppo speculativo edilizio, nel fallimento della realizzazione del porto turistico e di un modello di sviluppo economico della città tanto annunciato quanto mai realizzato.

Il non breve periodo commissariale, dopo la caduta dell’ultima amministrazione di centro destra con sindaco Strescino, ha traghettato la città verso il voto senza assumere alcuna scelta in grado di arginare il declino in corso.

Il modello di centro-destra-sinistra dell’amministrazione Capacci si è impantanato nelle proprie contraddizioni, riducendosi per oltre un anno ad una gestione “simil commissariale” a seguito dell’implosione della sua maggioranza, incapace anche di anticipare la fine della consiliatura.

In questo quadro, due anni e mezzo fa, chiunque avesse assunto il governo della città aveva davanti chiara la necessità di dover intervenire su tutti i principali servizi pubblici, sul riordino delle finanze comunali, sul porto turistico e sulla generale condizione di incuria di una città che galleggiava tra gli errori passati del centro destra e l’incapacità di risolverne molti da parte dell’ultima, politicamente trasversalissima, amministrazione.

Chiunque fosse stato chiamato a guidare la città avrebbe dovuto agire su quei problemi, ma è corretto riconoscere che l’amministrazione Scajola ha dimostrato una certa determinazione nel mettere in atto la sua attività amministrativa.

Non è quindi in dubbio che si sia messa in moto la “politica de fare”, con Scajola nel ruolo del decisore assoluto, ma che, a giudicare da molte delle opere realizzate e dal modo in cui sono state realizzate, si tratti della “politica del fare male”.

Saltando la vicenda del porto turistico, su cui ci siamo già espressi, basta osservare come si è riorganizzato il sistema di raccolta dei rifiuti che, a dispetto dell’ovvio incremento delle percentuali di differenziata, è indecoroso e costoso per i cittadini e le attività economiche, come ci ricordano gli avvisi di pagamento della Tari in arrivo in questi giorni.

Il “risanamento” delle finanze comunali è stato realizzato rinviando alla prossima amministrazione l’onere di coprire quasi l’ottanta per cento dei disavanzi pregressi di bilancio e che in questi anni si stanno invece impegnando tutti gli spazi finanziari del bilancio stesso, ipotecando così la possibilità fare investimenti per il futuro. Nel frattempo il Comune di Imperia, anche “grazie” allo stile della “politica del fare” di Scajola, sta andando in crisi organizzativa per il personale.

Si può poi analizzare la discutibile utilità e la qualità realizzativa di alcune opere pubbliche. Dalla insensata e in stile neo-littorio mega rotonda all’uscita autostradale di Castelvecchio, ai lavori sul lungomare Vespucci (che a percorrerlo sembra di stare su un toboga), alla riqualificazione dei portici di Oneglia con le vetrinette malamente ridipinte e una pavimentazione che già dopo pochi giorni dalla fine dei lavori mostra segni di degrado.

Lascia sconcertati la nuova fermata degli autobus in largo Nanollo Piana, realizzata nel luogo del centro cittadino notoriamente più freddo e ventoso in inverno e assolato e torrido d’estate dove, sotto striminzite pensiline, si consuma l’ultimo sfregio a danno degli incolpevoli utilizzatori dei mezzi pubblici.

Si attende con preoccupazione l’esito della modifica del progetto della ciclabile con l’inserimento del tram tra le due ex stazioni, perchè dove la mano della “politica del fare” di Scajola ha potuto lasciare il segno, l’esito è stato spesso negativo.

Quanto alle opere realizzate, ma frutto della precedente amministrazione, che Scajola si intesta, ci soffermiamo sul ritardo accumulato nel completare i lavori del teatro Cavour, ritardo che solo le chiusure dovute al covid non ci fanno “apprezzare”.

Tra i tanti meriti riportati nello “spot istituzionale” manca però anche un solo accenno alla questione più scottante e complessa dell’intera provincia, ovvero la gestione del servizio idrico integrato, su cui Scajola in questi due anni si è contraddistinto nella politica del fare melina e a cui nel filmato non dedica neanche un’immagine o una spiegazione per il suo non-operato.

L’unico intervento del sindaco sulla questione del gestore unico Rivieracqua è stato quello di auspicare l’ingresso di soci privati, soluzione che dimostra chiaramente la mancanza di rispetto che Scajola porta verso l’esito del referendum sull’acqua pubblica.

Per il sindaco, forse, i problemi del servizio idrico possono ritenersi risolti con l’ormai indifferibile sostituzione della tubazione cittadina dell’acquedotto del Roja, finanziata con fondi regionali. Nel frattempo non si è messa in campo nessuna strategia per intervenire sulla disastrata condizione della rete fognaria cittadina e del depuratore.

L’ultimo appunto lo dedichiamo alle aree di proprietà di Colussi (a targhe alterne ritenuto da Scajola amico o nemico), al quale la politica del “fargli fare quello che gli pare” ha già regalato la “proposta di riqualificazione dell’area ex Ferriere”, come da definizione del Bilancio sociale.

A Colussi inoltre, per i suoi “meriti” verso la città, pare che il sindaco voglia offrire il bis, dal momento che, come recita il Bilancio Sociale “per lo stabilimento Agnesi è pervenuta una manifestazione di interesse per la completa riqualificazione e trasformazione del sito e si attende ora la proposta di massima da esaminare”.

Temiamo infatti che, ancora una volta, a Imperia più che al Bilancio sociale si guardi al Bilancio della società dell’amico di turno per cui la “politica del far fare affari ai privati” ha già dato prova di sé”.

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