Imperia: benvenuti nel Medioevo. Davvero vogliamo vivere in una città così?/L’editoriale

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“Non è stato facile scrivere questo editoriale. Confesso di aver dormito poco e male in questi giorni, ripensando a quando accaduto mercoledì sera in consiglio comunale”.

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Non è stato facile scrivere questo editoriale. Confesso di aver dormito poco e male in questi giorni, ripensando a quando accaduto mercoledì sera in consiglio comunale. Ho pensato e ripensato, scritto e cancellato, decine di volte. Difficile non farsi travolgere dalle sensazioni del momento. L’impressione, alla fine, è che usciamo noi tutti sconfitti da quanto accaduto in consiglio.
Davvero vogliamo una città dove il Sindaco si permette di cacciare i Carabinieri dal consiglio comunale? Dove la Polizia Municipale ha paura (si, paura, altroché conflitto di interessi) di fare un appunto, giusto o sbagliato che sia, al primo cittadino? Dove la maggioranza invia comunicati stampa intrisi di servilismo fantozziano, al limite del grottesco? Dove la minoranza arriva a chiamare i Carabinieri perché non ha gli strumenti, le conoscenze e, perdonatemi la franchezza, neanche la volontà, di fare un’opposizione come si deve? Dove dirigenti e funzionari comunali producono pareri funzionali alle esigenze del Sindaco? Dove le regole valgono solo per gli altri? Dove le colpe sono sempre degli altri?
Quella di mercoledì sera è stata una “pagina buia” per tutta la città. Le vittime sono state i due Carabinieri, ma pochi mesi fa, giusto per citare un esempio recente, era toccato ai tecnici del Cavour, cacciati da un giorno all’altro per far spazio a un tecnico di fiducia del Sindaco. E domani potrebbe toccare a me o a chiunque di voi stia leggendo in questo momento. 
Perché siamo di fronte a una gestione retrograda, assolutista, della cosa pubblica. Un Sindaco, a prescindere dal fatto che sia o meno Claudio Scajola, non può sentirsi autorizzato a fare tutto ciò che vuole, con arroganza e presunzione, solo perché custode del consenso popolare. Il Sindaco passeggia per strada e trasforma la città, senza alcun contraddittorio, a suo gusto. Con affidamenti a ditte e professionisti che sono da mesi sulla bocca di tutti. Questa non è la normalità, e se la è non ci piace. Perché vivaddio siamo nel 2021, non nel Medioevo. 
Ma se il Sindaco, da parte sua governa la città come qualcosa di sua proprietà, c’è chi fa ancora peggio. Chi resta in silenzio, innanzitutto. La politica imperiese ha toccato, forse, il suo punto più basso. Mercoledì non c’è stato un solo consigliere, o assessore, che si sia alzato in piedi per zittire un uomo di 73 anni che aveva palesemente perso la lucidità, cacciando in malo modo i Carabinieri. E non si tratta di opporsi all’ex Ministro, ma si tratta di difendere l’onore della città, calpestato. Un silenzio imbarazzante. Forse sarebbe il caso che chi siede in consiglio facesse una riflessione profonda sul ruolo che ricopre.
Ma non c’è solo chi resta in silenzio. C’è anche chi si scopre rivoluzionario dell’ultima ora e critica il Sindaco solo perché, dall’altra parte, sente la ‘protezione’ di un altro potere ‘forte’, c’è chi fa il gradasso per strada e poi si trasforma in un agnellino quando è il momento di esporsi pubblicamente o politicamente, c’è chi si dichiara fermo oppositore di Scajola e poi elemosina incarichi ai piedi dell’ex Ministro.
Io, noi, vogliamo vivere in una città dove dirigenti, funzionari, Polizia Municipale, consiglieri, assessori, commercianti, cittadini hanno il coraggio delle proprie idee. In caso contrario, resteremo nel Medioevo.
P.s. In ultimo invitiamo il Sindaco Scajola a una riflessione. Forse, prima di dare lezioni di moralità e rispetto delle istituzioni, sarebbe meglio attendere l’eventuale assoluzione in Appello dalla condanna a due anni di carcere per aver favorito la latitanza di un condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Glielo diciamo noi, visto il silenzio che lo circonda.
Mattia Mangraviti

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