Imperia: Asl, altri 60 sanitari no vax a rischio sospensione. Per la ricollocazione solo 2 posti disponibili, preoccupazione tra i sindacati

Coronavirus Cronaca Imperia

Lo ha comunicato l’azienda ai sindacati, sottolineando che per la ricollocazione sono disponibili solo due posti.

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Sono sessanta i sanitari no vax a rischio sospensione nell’Asl 1 Imperiese. Lo ha comunicato ieri, 14 settembre, l’azienda sanitaria durante un incontro convocato con i sindacati.

Imperia: Asl, altri 60 sanitari a rischio sospensione tra medici, infermieri e OSS

Nel dettaglio, si tratta di medici, infermieri e OSS, che una volta ricevuta la lettera di avvio del procedimento di sospensione dall’azienda, avranno 5 giorni di tempo per presentare le loro controdeduzioni. Nel caso in cui presentino certificato medico di esenzione dal vaccino o attestino l’avvenuta vaccinazione o prenotazione del vaccino, il procedimento verrà annullato, in caso di mancata risposta o di risposta negativa alla vaccinazione, scatterà l’immediata sospensione. 

I 60 sanitari si aggiungono ai 17 già sospesi, per un totale di 77. Un numero rilevante che rischia di mandare in tilt il sistema sanitario locale. Anche perché l’azienda ha comunicato ai sindacati che i posti per un’eventuale ricollocazione dei dipendenti Asl non vaccinati in mansioni che non prevedano contatti con il pubblico sono soltanto due.

“E’ un numero oggettivamente troppo ridotto – spiega a ImperiaPost Nico Zanchi, sindacalista Cisl – e per questo motivo abbiamo chiesto chiarimenti all’azienda. In particolare abbiamo chiesto che venga data precedenza ai sanitari che non sono vaccinati per problemi di salute e non per volontà. All’azienda abbiamo anche chiesto, se verranno confermati i soli due posti, come si comporterà con chi è impossibilitato a vaccinarsi. Ci è stato risposto che non verranno sospesi. Ma se i posti disponibili sono solo due, gli eventuali sanitari in eccedenza che fine faranno?

Io sono vaccinato e sono un sostenitore convinto del vaccino. D’altro canto, però, ci vuole un’organizzazione il più possibile efficace in modo tale da evitare che a rimetterci possa essere l’intero sistema sanitario”.

“I posti disponibili sono solo due – aggiunte Tiziano Tomatis, sindacalista Cgil – L’azienda non tiene conto dei posti in ambito amministrativo con un’interpretazione del decreto del Governo che non condividiamo. Secondo l’Asl, laddove un dipendente risulti inidoneo alla professione non può essere inserito in un contesto dove c’è altro personale. Da qui l’impossibilità di prendere in considerazione il settore amministrativo. Di fatto per la ricollocazione l’azienda prende in considerazione mansioni che non prevedano alcun contatto, ne con personale, ne con utenza. 

Come sindacati abbiamo chiesto un’estensione dell’interpretazione. A nostro modo di vedere il decreto invita, laddove possibile, a trovare una ricollocazione al personale prima della sospensione e vista la carenza di personale nel settore amministrativa sembrava che quest’ultima potesse rappresentare una soluzione ottimale. Ma l’azienda ha risposto negativamente, non sembra esserci margine di discussione”.

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