Morte Martina Rossi: attiviste in piazza anche a Roma. “La violenza non si prescrive. Siamo qui per tutte le donne”/ Foto e video

Cultura e manifestazioni

Anche a Imperia, ieri, le attiviste di Non Una di Meno Ponente Ligure hanno manifestato con striscioni e cartelloni in piazza Dante.

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“Questa vicenda è l’ennesima dimostrazione di un problema italiano, che è quello della violenza istituzionale, della vittimizzazione delle donne che subiscono violenza nei tribunali“.

Queste le parole delle attiviste di Non Una di Meno Roma che, questa mattina, hanno deciso di riunirsi in piazza Cavour, di fronte alla Suprema Corte di Cassazione, insieme ad altre attiviste di UDI (Unione donne Italiane), del Gruppo “Vogliamo verità e giustizia per Martina Rossi ” e Rifondazione Comunista, per manifestare la propria vicinanza a Bruno Rossi e Franca Murialdo, genitori di Martina Rossi, la studentessa imperiese morta dopo essere precipitata dal senso piano dell’Hotel Sant’Ana di Palma de Maiorca il 3 agosto 2011 mentre era in vacanza con le amiche, nel giorno in cui si attende l’ultima pronuncia dei Giudici.

A processo, imputati con l’accusa di tentata violenza sessuale, ci sono due giovani aretini, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Secondo il quadro indiziario Martina Rossi sarebbe morta tentando di sfuggire a un tentativo di stupro. In appello bis sono stati condannati a tre anni di carcere. Un secondo reato, morte come conseguenza di altro reato, è già andato prescritto.

Il lungo iter giudiziario legato alla morte di Martina, durato 10 anni, ha toccato la sensibilità di moltissime persone in tutta Italia, rendendo la studentessa imperiese uno dei simboli della lotta alla violenza sulle donne.

Anche a Imperia, ieri, le attiviste di Non Una di Meno Ponente Ligure hanno manifestato con striscioni e cartelloni in piazza Dante.

Morte Martina Rossi: manifestazione delle attiviste in piazza di fronte alla Cassazione

“Siamo qui perchè questa vicenda ci tocca particolarmente. È l’ennesima dimostrazione di un problema italiano, che è quello della violenza istituzionale, della vittimizzazione delle donne che subiscono violenza nei tribunali.

Siamo qui perchè oggi si decide in maniera definitiva della storia di Martina Rossi. Ma anche di tutte quelle donne che denunciano e incontrano enormi ostacoli ad avere giustizia, fare si che la loro storia abbia un riconoscimento.

Che la violenza venga riconosciuta come problema strutturale di questo Paese. Speriamo veramente che questa vicenda non si chiuda con un nulla di fatto.

È stata una vicenda lunghissima, è durata 10 anni e questo ha dell’incredibile. È il motivo per cui ci mobilitiamo da anni contro un problema comune. Denunciamo questo problema“.

La vittima diventa quasi il carnefice di quel che è successo. Si cerca di invertire le parti. La violenza non si può prescrivere?

La violenza non si prescrive, non si cancella. Questo è il vero problema. Non è la certezza della pena, il giustizialismo a tutti costi. Il problema è che una ragazza di 20 anni non può morire, senza che se ne sappia il motivo vero.

Questa cosa normalizza la violenza e colpevolizza le donne. Questa è una cosa che accade con una frequenza incredibile ed è anche un deterrente a denunciare, a difendersi e affermare la giustizia e la verità su questi fatti. Per questo motivo siamo qui oggi.

Bruno e Franca sono due genitori meravigliosi, stanno combattendo sino all’ultimo istante e noi vogliamo stra con loro. Il loro coraggio ci da forza.

È un fatto emblematico che vogliamo raccogliere e riportare nelle piazze. Rendere più forte e più potente la loro voce”.

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