Martina Rossi: parla il legale della famiglia. “La Spagna chieda scusa, non si derubricano così gli omicidi. Gioia per questi due genitori”

Giudiziaria Imperia

Così l’avvocato Luca Fanfani dopo la sentenza di condanna a tre anni di carcere, per tentata violenza sessuale, di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni.

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“La gioia è per questi due genitori”. C0sì l’avvocato Luca Fanfani dopo la sentenza di condanna, in Cassazione, a tre anni di carcere, per tentata violenza sessuale, di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni per la morte di Martina Rossi.

I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto inammissibili i ricorsi della difesa dei due imputati, confermando la condanna pronunciata dall’Appello Bis. Secondo l’accusa, ormai verità processuale, Martina Rossi cadde dal sesto piano dell’Hotel Sant’Ana di Palma de Maiorca nel tentativo di sfuggire a uno stupro da parte di Vanneschi e Albertoni. 

Martina Rossi: parla il legale della famiglia

“La gioia, prima ancora che giuridica, per le ragioni che abbiamo sempre sostenuto, mi riferisco in particolare la professor Marzarduri e all’avvocato Savi, è per questi due genitori. Perché se non avessero combattuto loro dieci anni, durissimi e grevi, oltremodo, gratuitamente, sicuramente il risultato non sarebbe venuto. Loro sono i primi, che dal primo giorno hanno escluso categoricamente la panzana, perché a questo punto possiamo dire panzana, del suicidio, credendo a ciò che oggi è verità, indiscutibile, che non potrà mai essere ribaltata. Ovvero che Martina è morta tragicamente, in conseguenza di una tentata violenza sessuale, talmente pesante, talmente aggressiva, da portare una ragazza di 20 anni a un gesto estremo. Perché io vi invito a focalizzare quello che è, per qualsiasi persona, anche per uno scalatore, pensare di scavalcare al sesto piano, da un terrazzino all’altro. E se succede questo significa che dentro ti hanno fatto una roba orribile, anche oltre rispetto a quella che è la verità processuale.

Ma siamo felici della verità processuale che comunque mette un punto fermo, definitivo, dopo 10 lunghi anni. Questa vicenda si chiude con l’unica verità, con cui si sarebbe dovuta concludere anche in Spagna. La Spagna ha delle responsabilità pesantissime. Questo è un processo che non avremmo dovuto fare, recuperare in Italia. La bravura del collega Savi è stata quella di crederci, fin da subito, e non era scontato, unitamente all’ostinazione dei genitori che hanno sempre saputo, in cuor loro, che non poteva essere avvenuto un suicidio.

Ma le colpe di una Spagna che nel pomeriggio lascia che la stanza venga riaffittata, roba inconcepibile anche per un semplice reato bagatellare. Io l’ho sempre detto, anche se può sembrare fuori luogo per un avvocato, domani l’ambasciatore telefoni velocemente a questi genitori cui è stato detto che una figlia precipitata in mutande, in slip, di era suicidata, dal sesto piano. Una ragazza nel fiore della gioventù e vogliosa di vivere. Non si derubricano così gli omicidi, cara Spagna e caro ambasciatore”.

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