Imperia: omicidio Rocchetta Nervina, in aula il drammatico racconto del nipote dell’imputato. “In quella camera ho visto l’inferno” / L’udienza

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“Sono entrato, era tutto buio. Ho chiesto ‘Zio, dove sei?’. Lui mi ha risposto ‘Siamo qua in camera’. Quando sono entrato ho visto l’inferno”. Queste le drammatiche parole del nipote di Fulvio Sartori, l’81enne a processo per omicidio volontario per aver ucciso, lo scorso 19 aprile, la moglie Tina Boero a Rocchetta Nervina. L’81enne è accusato anche di animalicidio per l’uccisione della cagnolina Luna.

Oggi, in Tribunale a Imperia, nel corso della nuova udienza davanti alla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Laura Russo (PM Antonella Politi), sono sfilati undici testimoni. Tra questi un appuntato dei Carabinieri di Ventimiglia, il primo ad arrivare sulla scena del delitto, e diversi familiari, nipoti della vittima e dell’imputato.

Dietro richiesta del Pubblico Ministero Antonella Politi, sono state anche ascoltate in aula le telefonata che Sartori fece al 112 e ai Carabinieri dopo aver ucciso la moglie.

Imperia: omicidio Rocchetta Nervina, in aula i testimoni

Appuntato Carabinieri

“Quando siamo arrivati sul posto ho incontrato un volontario della Croce Azzurra che ha riferito che suo zio aveva ucciso la moglie. Abbiamo trovato la porta aperta e siamo entrati nella camera da letto, trovando il signor Sartori nel letto e al suo fianco la moglie decapitata. Sartori aveva le coperte fino al collo. Tutta la stanza era piena di sangue. Quando Sartori si è alzato dal letto aveva ferite al collo e sul braccio. Voleva ammazzarsi, ma non ci è riuscito. Sul letto c’erano armi, due coltelli e un martello, tipo mazzetta. Sartori appariva abbastanza scioccato, alternava attimi di lucidità, in cui capiva cosa aveva fatto, a momenti di confusione. Pianto? No, non ha pianto, ma rispondeva comunque alle domande quando lo abbiamo fatto spostare in cucina e sedere su una poltrona”.

Nipote dell’imputato

Mi è suonato il cellulare nel cuore della notte. Ho risposto ed era mio figlio Stefano, soccorritore. Mi ha detto ‘Papà, lo zio ha ammazzato la zia’. Ho preso il cellulare e ho provato a chiamare mio zio. Non ha risposto, ma poi mi ha richiamato. ‘Ho ammazzato la zia, non ce la facevo più’ mi ha detto. Aveva un tono disperato. Gli ho detto ‘Stai tranquillo che arrivo subito’. Sono andato da mia mamma a prendere le chiavi di casa degli zii. Una volta arrivato ho salito le scale e ho trovato la porta di ingresso socchiusa. Ho spinto la porta e dietro c’era un porta ombrelli. Ho dovuto spingere per entrare. Sono salito al piano superiore, dove c’è l’ingresso dell’appartamento. Sono entrato, era tutto buio. Ho chiesto ‘Zio, dove sei?’. Lui mi ha risposto ‘Siamo qua in camera’. Quando sono entrato ho visto l’inferno. Viste le condizioni di mia zia, per la quale non c’era più nulla da fare, mi sono preoccupato di mio zio. ‘Cosa hai combinato?’. Mi ha risposto ‘Non lo so, non ce la facevo più’. Ho toccato anche il cane, per vedere se fosse ancora vivo.

Mio zio aveva dei tagli ai polsi. Ho chiesto ai Carabinieri, che nel frattempo erano arrivati, se potevo far alzare lo zio. Mi hanno detto se prima potevo togliere i coltelli dal letto visto che avevo indosso i guanti di lattice. Li ho tolti e li deposti nel lavandino. Uno era liscio e l’altro seghettato. Poi ho fatto alzare mio zio dal letto e gli ho fatto togliere i vestiti insanguinati.

Mio zio si è vestito e si è messo sulla poltrona. Era rassegnato. Mi ha detto che era colpa del coniglio, che la zia non lo voleva mangiare e si era arrabbiata. ‘Poi non so cosa è successo nella mia testa’ mi ha detto. E ancora ha aggiunto ‘La zia dormiva, si è resa conto, ma è stato un attimo. Io speravo che ci trovavate tutti e tre morti questa mattina’. Poi ha raccontato che c’erano  stati anche dei problemi con la televisione, che avevano litigato e che la situazione si era risolta con l’intervento dell’antennista.

Il giorno prima i miei zii erano venuti a casa mia per vedere il mio nipotino. Sembravano allegri, come sempre. Ricordo ancora che mia zia mi aveva detto ‘ma bisogna fare la terza dose? Ah spero di morire prima’.

La cagnolina, Luna, era come la loro figlia. Uscivano sempre con la cagnolina. Conducevano una vita serena, più di 50 anni di matrimonio. Mia zia era una di quelle persone che di ogni cosa faceva un dramma, si piangeva sempre addosso, anche per i problemi di salute. Condanno il gesto di mio zio, ma lo ritengo paradossalmente un gesto d’amore. Probabilmente avrà pensato, ce ne andiamo tutti e tre senza dar fastidio agli altri”.

Medico legale

“Il colpo con il batticarne non ha fatto perdere i sensi alla vittima. La vittima una lama l’ha impugnata, perché ha dei segni sulle mani. Dunque ha provato a difendersi. La morte è sopraggiunta in un minuto, perchè è stato reciso tutto. Si è proprio interrotta la linea della vita. Dall’autopsia non è emersa alcuna patologia di rilievo, ma una condizione normale per una donna di quella età”.

Medico di base

“Conoscevo Sartori, anche politicamente, da molti anni. Io sono stato Sindaco di Isolabona, lui vicesindaco a Rocchetta Nervina. Poi sono diventati miei pazienti tutti e due. Li avevo visitati 20 giorni prima del fatto. Al mattino, dopo che era successa la disgrazia, mi ha chiamato una cara amica e mi ha detto che la signora Boero era stata uccisa. Io ho subito pensato che fosse stato qualcuno di esterno. Mai avrei immaginato che potesse essere Fulvio, il marito. Erano due bravissime persone, con problematiche di salute irrilevanti.

La moglie era una donna ansiosa, con un carattere spigoloso. Non tollerava psicologicamente nessuna terapia. Era depressa, ipocondriaca non le andava mai bene niente. Lui era diverso, mite, tranquillo, giustificava ogni comportamento con la moglie. La cagnolina? Per loro era come un figlio”.

Sorella della vittima

“Nessuno si aspettava una cosa del genere. Domenica dopo la messa siamo andati a vedere il nipotino. Erano normali quel giorno. Che io sappia non c’erano problemi tra di loro. Lui l’ha sempre viziata. Io stesso gli dicevo: ‘ma non dargliele sempre tutte vinte’. Lui viveva per lei, mentre lei si lamentava sempre, per dolori alle gambe, alla testa.

Lei non voleva andare in un ricovero. Io gli avevo proposto di prendersi una donna per avere un aiuto in casa. Ma lui mi aveva detto che non era ancora il momento. Quando lei diceva che stava male si occupava lui delle cose di casa. Dicevo a mia sorella di non lasciarsi andare, di reagire a questi malanni che sembravano in realtà non esserci”.

Secondo nipote dell’imputato

“Era al servizio totale di questa donna. Ultimamente mi sembrava un po’ stanco e gli chiedevo perché non si prendevano una donna. Mia zia si lamentava sempre, sin dal mattino. Aveva sempre problemi di salute”.