25 aprile: l’ultimo partigiano di Imperia, la storia di Gio Batta Bracco detto “Ciuffo”. “Libertà e pace sono fondamentali. Spero che i miei nipoti non vivano mai la guerra” / Foto e video

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“La libertà e la pace sono le cose più importanti per vivere bene. Spero che i miei nipoti non debbano vivere la guerra come l’ho vissuta io”. Queste le parole di Gio Batta Bracco, partigiano imperiese di quasi 98 anni che fece parte della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale.

Dopo la recente scomparsa di Vincenzo “Tatu” Ansaldo, suo grande amico d’infanzia, Bracco è l’ultimo partigiano della città di Imperia.

ImperiaPost, in occasione della celebrazione della Festa della Liberazione, lo ha incontrato per raccogliere la sua importantissima memoria storica in prima persona, una testimonianza che sta diventando rara in tutta Italia.

25 aprile: l’ultimo partigiano di Imperia, la storia di Gio Batta Bracco detto “Ciuffo”

“Quando è scoppiata la guerra avevo 20 anni. Io non ho combattuto la guerra, sono stato nei partigiani. Perchè mi chiamavano ‘Ciuffo’? Perchè da giovane avevo i capelli lunghi e il capobanda ha subito pensato a questo nome.

Ricordo che salimmo al passo della Mezzaluna a turno facevamo le sentinelle per aspettare i lanci degli inglesi che buttavano giù armi e viveri. Da lì scendemmo poi a Vessalico con Giorgio Lavagna, come ha scritto lo stesso Lavagna nel suo libro, e da Vessalico a Upega. Ci sono stati momenti di paura. Alle volte in montagna arrivavano le Brigate Nere e noi scappavamo. Due miei compagni morirono.

Del 25 aprile mi ricordo che i partigiani arrivarono in corteo in piazza Roma. Io tornai a casa a Borgo Cappuccini, dove mi aspettava mia madre Luigina che era preoccupata per me. Poi, più avanti, arrivarono gli americani.

Nella vita ho fatto l’imbianchino, ho avuto anche una ditta insieme a Filippo e Leonardo, entrambi Bracco come me, anche se non eravamo parenti. Mia moglie si chiamava Mariarosa Mulino.

Recentemente è mancato il partigiano Vincenzo Ansaldo e mi è dispiaciuto molto perchè siamo stati sempre amici. Eravamo amici di famiglia, siamo andati a scuola insieme, abitavamo nella medesima scala. Siamo sempre rimasti uniti. Fino a pochi anni fa ci vedevamo tutti i giorni a borgo Foce e parlavamo dei tempi della guerra. 

In Prefettura mi hanno consegnato la medaglia per i partigiani e il fazzoletto garibaldino.

Sono bisnonno e mi auguro che i miei nipoti non debbano mai vedere la guerra come quella che ho visto io. La libertà e la pace sono le cose più importanti per vivere bene. La memoria è importante”.