Morte Silvia Crosetto: “Uccisa dal toro? Prove insufficienti, solo congetture”. Ecco perché è stato assolto l’allevatore di Chiusanico

Entroterra Giudiziaria Imperia

“Tale ricostruzione dei fatti non può che tradursi in una congettura, che non trova riscontro nè sul piano probatorio, nè sul piano fattuale”. Ecco perché il Gup Laura Russo ha assolto dall’accusa di omicidio colposo un 55enne allevatore di Chiusanico al termine del processo per la morte di Silvia Crosetto. Lo si evince dalle motivazioni depositate nei giorni scorsi.

L’insegnante, 44 anni, di Moncalieri, perse la vita il 14 luglio del 2018 all’altezza del Passo del Ginestro, a Cesio. Secondo l’accusa (Pm Enrico Cinnella Della Porta) la donna sarebbe morta dopo una brutta caduta a seguito della collisione con un toro lasciato colpevolmente incustodito dall’allevatore, difeso dagli avvocati Carlo Fossati e Serena Pilati del foro di Imperia.

Imperia: morte Silvia Crosetto, ecco perché è stato assolto l’unico imputato

“Il Pubblico Ministero – scrive il giudice – sulla base delle testimonianze che riportano la presenza di un toro in libertà nella zona vicina al luogo dell’incidente, ha ipotizzato che la donna, vedendo l’animale in mezzo alla strada, fosse scesa dall’auto e si fosse adoperata per allontanarlo dalla strada accompagnandolo sulle alture circostanti. A quel punto l’animale si sarebbe rivolto contro di lei, la quale spaventata avrebbe perso l’equilibrio. 

Tale ricostruzione dei fatti non può che tradursi in una congettura, che non trova riscontro nè sul piano probatorio, nè sul piano fattuale”.

“Dai dati raccolti – si legge ancora nel dispositivo – si evince che l’unico elemento certo è il decesso da trauma cranico, ma non è possibile ricostruire con certezza come questo sia stato causato. Non sono stati rinvenuti sul corpo della donna segni compatibili con la collusione con un toro, e non sono state nemmeno trovate vetture presumibilmente coinvolte in un incidente stradale. Dall’altra parte, il luogo dove è stato rinvenuto il cadavere non è coperto da telecamere, così come il tratto di strada circostante”.

“Nel caso di specie – conclude il giudice – nonostante il principio del libero convincimento del giudice, è impossibile formulare con certezza un’accusa di colpevolezza, in quanto i dati raccolti permettono al più di esporre mere possibilità insuscettibili di verifica, alle quali non può essere attribuito altro valore che quello della congettura. La scarsezza di elementi raccolti, infatti, non permette di conferire a tali dati valore di prova nemmeno applicando il criterio di verosimiglianza e le massime di esperienza.  E’ insufficiente la prova a carico dell’imputato con riferimento al reato di omicidio colposo per non aver custodito il bue con le dovute accortezze, provocando così la morte di Silvia Crosetto. Conseguentemente l’imputato deve essere mandato assolto da tale imputazione perché il fatto non sussiste”.