Imperia: “io e mio figlio disabile offesi in consiglio comunale”. La denuncia di Michela Aloigi. “Accusati di strumentalizzazione, vergognatevi”

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“Io chiedo, a voi che vi siete permessi di offendere me e mio figlio, a voi persone contraddistinte da pochezza d’animo e non solo, se accanto a me seduto ci fosse stato mio figlio di 30 anni privo di disabilità avreste parlato ugualmente di strumentalizzazione?”.E’ un fiume in piena Michela Aloigi, madre di Matteo, tetraplegico, e presidente dell’associazione La Giraffa a Rotelle, a cui non sono andate giù le accuse di strumentalizzazione mosse mercoledì sera, in consiglio, da alcuni consiglieri comunali di maggioranza.

Michela era presente in aula per assistere alla discussione sull’esclusione dei ragazzi disabili dai servizi accessori, in particolare il pranzo assistito.

Imperia: Michela, l’amarezza per le accuse in consiglio comunale

“Matteo vive la sua vita, la maggior parte delle sue esperienze tramite me, con me , essendo impossibilitato dalle molte disabilità che ha – ha scritto Michela sul proprio profilo Facebook – 
Tutta la sua vita (quasi 30 anni) e gran parte della mia è stata vissuta insieme poiché voglio viva e non sopravviva rinchiuso tra 4 mura, fa parte di questa società come ogni altro cittadino. Mettici poi che avendo 8 ore settimanali su 168 settimanali di aiuto domiciliare, anche quando vorrebbe rimanere a casa non posso certo lasciarlo solo.

La nostra vita ha valore perché possiamo essere di aiuto a tante persone con l’associazione La Giraffa a Rotelle, di cui sono presidente, mettere a disposizione le competenze, le esperienze di vita e il senso di giustizia che abbiamo è il modo per ringraziare la vita che ancora ci tiene insieme. Quasi sempre porto Matteo con me quando ci occupiamo dell’associazione.

Per l’ennesima volta anche ieri al Consiglio Comunale di Imperia la presenza di Matteo viene vista come ‘strumentalizzazione‘.

Io chiedo, a voi che vi siete permessi di offendere me e mio figlio, a voi persone contraddistinte da pochezza d’animo e non solo, se accanto a me seduto ci fosse stato mio figlio di 30 anni privo di disabilità avreste parlato ugualmente di strumentalizzazione? Avreste sottolineato che ‘portare persone con problematiche e fare politica su questo fa riflettere?’

Certo che no! Perché chi parla di strumentalizzazione non riesce a vedere accanto a me una persona, un essere umano, un cittadino come gli altri, ma solo un corpo disabile che crea pena e disagio.
Vergognatevi!

Il problema è completamente vostro, limitati da ciò che gli occhi vi fanno vedere senza guardare la persona che invece è davanti a voi.

Quanta strada avete ancora da fare per essere come mio figlio e capire i giusti valori della vita”.