26 Febbraio 2024 11:35

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26 Febbraio 2024 11:35

Diano Marina: “Non avrò mai giustizia”, in biblioteca il libro di Franco Moggia. “Nelle carceri ci vogliono professionalità e umanizzazione. Serve un approfondito studio degli atti prima di condannare” /Foto e Video

In breve: Il libro offre anche uno sguardo sulle condizioni di chi, per espiare il proprio debito nei confronti della giustizia, si rapporta con il sistema penitenziario italiano.

Si è svolta questo pomeriggio, 5 dicembre, in biblioteca a Diano Marina, la presentazione del libro di Franco Moggia. 

Non avrò mai giustizia, Bancaltraz e oltre…”. Il volume tocca la tematica della detenzione e della vita in carcere e analizza lo spaccato della società che si riflette nella quotidianità in regime di carcerazione. Offre anche uno sguardo sulle condizioni di chi, per espiare il proprio debito nei confronti della giustizia, si rapporta con il sistema penitenziario italiano.

“Non avrò mai giustizia” : l’intervista all’autore Franco Moggia

Troviamo una critica in qualche modo alla giustizia odierna. Perché molte persone che sono andate in carcere, fra cui le personaggio che Io descrivo, sono andate da Innocenti. 

Non non è stato fatto un vero studio degli atti, ma soprattutto si è andato un po’ alla carlona. Nel senso che tramite testimoni questo personaggio è andato in galera.

 Del resto è di oggi un esempio eclatante per quel che riguarda la giustizia; per esempio nella provincia di Nuoro una persona condannata a 32 anni, innocente, che è uscita. Chi era il suo accusatore? un anonimo che di notte dice di aver visto la persona che non era lei.

Ecco queste sono le cose che io critico, cioè la giustizia che deve essere capillare negli atti prima di condannare le persone. Soprattutto rovinargli la vita come quest’uomo che, a 58 anni, esce dal carcere.

Ma in realtà la sua vita è rovinata. Mentre invece per quanto riguarda le carceri io ribadisco che ci vuole umanità.

Tant’è vero che tutti questi episodi che io descrivo, che sono lettere dirette col personaggio, perché io ho conosciuto questi due personaggi, lettere vere cioè di vissuto proprio nel carcere, dove ci sono cose buone e cose brutte. Agenti buoni e agenti cattivi, anche una situazione anomala da un punto di vista organizzativo.

Le carceri noi siamo abituati a vederle dai telegiornali, dai giornali, ma in realtà queste che Io descrivo sono cose realmente accadute e vere.

Mi dice un un Giudice che io conosco molto bene, che il mio libro è crudo ma che rispetta praticamente la realtà dei fatti.

Che cosa si può fare, secondo lei, per risolvere le criticità del sistema Penitenziario?

Prima di tutto secondo me umanizzazione in toto, in tutti i settori del Penitenziario e poi creare delle possibilità ai detenuti di imparare un lavoro, di imparare, di studiare, dei corsi di formazione professionale all’interno delle Carceri.

Quello che si insegna oggi per esempio, è fare disegnini, cose che non hanno utilità. Quando escono si trovano praticamente spaesati e soprattutto senza nessun titolo.

Ci vuole professionalità e soprattutto umanizzazione. Io punto molto sull’umanizzazione. Abbiamo una recidiva in quasi tutti i carceri del 70%, mentre il 3% lo troviamo solamente in piccole realtà soprattutto gestite da sacerdoti.”

A cura di Alessandro Moschi

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