19 Aprile 2026 15:42

Imperia: il consigliere Sardi (AVS) contro acquisizione marchio Vele d’Epoca e presidente Isah Pugi. “Per Maggioranza conflitto di interessi è concetto sconosciuto”

In breve: Le parole del consigliere Sardi

Lucio Sardi, consigliere comunale di Alleanza Verdi Sinistra, interviene con una nota a commento dell’acquisizione da parte del Comune di Imperia del marchio “Vele d’Epoca di Imperia” da Assonautica e del recente caso che ha visto protagonista il Presidente della Fondazione Isah Stefano Pugi.

Le parole del consigliere Sardi

Scrive Lucio Sardi: “Nella discussione in Consiglio Comunale sulla pratica di acquisizione del marchio delle vele d’epoca è emerso chiaramente come per gli esponenti della maggioranza il conflitto di interessi sia un concetto sconosciuto.

La presenza nella giunta comunale che ha predisposto il bando per l’assegnazione per i prossimi anni delle concessioni delle spiagge, dell’assessore Oneglio che è socio (come la sorella eletta in consiglio comunale) di una società già titolare e nuovamente assegnataria di una concessione demaniale marittima, è stato il primo episodio.

Che l’assessore Oneglio abbia ovviamente evitato di partecipare alle deliberazioni inerenti il bando del rinnovo delle concessioni balneari, è un dato che non può però cancellare l’inopportunità di una simile situazione.

In “soccorso” all’immagine dell’assessore è venuto il fatto che ben più inopportuna è stata la condotta di una amministrazione che, andando contro ai rilievi mossi sul bando di gara da parte dell’autorità sulla concorrenza, ha addirittura indotto l’antitrust a presentare un ricorso al Tar per dichiararne l’illegittimità.

La giunta Scajola infatti, secondo l’antitrust, ha predisposto un bando con tempi e con procedure tali da non consentire condizioni di reale concorrenza, condizione a cui è corrisposta la riconferma di quasi tutti i precedenti assegnatari delle concessioni balneari, per una durata peraltro spesso oggettivamente molto lunga.

Perché se l’opportunità è considerata un dettaglio, per Scajola lo sono anche meno i principi della concorrenza e il rispetto delle indicazioni dell’autorità che la tutela. Principi che, considerando che parliamo del diritto all’uso di un bene pubblico e prezioso, dovrebbero essere tenuti in conto per impedire che esso diventi, nei fatti, di proprietà di privati che ne dispongono per decenni.

Se Oneglio ha dovuto rispettare l’obbligo di astensione dalle decisioni di giunta comunale che lo coinvolgevano come imprenditore, l‘assessora Roggero ha deciso invece di varcare ogni regola anche formale di opportunità e decoro istituzionale.

Nonostante il fatto che, come risulta anche dalla dichiarazione sulla trasparenza pubblicata sul sito del comune, l’assessora Roggerosia a oggi dipendente in aspettativa non retribuita di Assonautica, la stessa non ha ritenuto di astenersi dal votare in Giunta e presentare in consiglio la pratica con cui il comune ha acquistato, dalla stessa associazione, il marchio “vele d’epoca di Imperia” per ben 150 mila euro.

Una operazione partita su iniziativa di Assonautica, che ha proposto di cedere al Comune un marchio privo di valore commerciale e utilizzabile solo a Imperia (“Vele d’epoca di Imperia” è difficile che qualcuno le immagini a Varazze o a Caprauna). In cui il prezzo di cessione del marchio è stato determinato esclusivamente sulla base della perizia predisposta da un tecnico incaricato da Assonautica e la cui entusiastica presentazione della proposta di deliberazione in Consiglio, è stata assegnata a un assessore dipendente di Assonautica. Peccato che i soldi per realizzare tale “capolavoro” invece siano quelli dei cittadini imperiesi.

Forse la scelta di comprare il marchio era talmente sfacciata che alla fine l’assessora ha pensato, sbagliando, che era difficile peggiorare la situazione.

Ma il vero maestro nel trovare soluzione ai conflitti di interesse o all’opportunità politica, mettendoseli letteralmente sotto i piedi, è il presidente dell’Isah Stefano Pugi.

Parliamo di uno dei “bravi medici”, termine che ha usato Scajola in una intervista a Report, che Il sindaco apprezza e non vuole cambiare, un soggetto che, con le sue opere,è riuscito a surclassareanche la famosa Avalon (ormai allontanata sia dal progetto del bio digestore che da quello della Sairo) per i “brillanti” risultati ottenuti.

Ricordiamo che, per portare a Scajola un po’ di voti utili a garantirsi la riconferma al vertice di Isah, Pugi è stato protagonista per ben due volte della sceneggiata della candidatura farlocca al consiglio comunale, usando senza ritegno il suo ruolo di presidente, come dimostrarono le lettere di richiesta di voto alle famiglie degli utenti dell’ente. Una volta risultato eletto infatti, per “spirito di servizio”, rinunciò a entrare in consiglio comunale per riaccomodarsi sulla più appetibile poltrona di presidente di Isah.

Parliamo di un in-competente amministratore (mancandogli professionalità tecniche o mediche) che, con la sua “maestria” nella conduzione dell’Istituto, ne ha fortemente compromesso la qualità dei servizi, che, prima del suo arrivo, era garantita con una oculata conduzione che metteva al centro i bisogni degli utenti e la valorizzazione della professionalità dei propri operatori sanitari.

Sotto la guida di Pugi ricordiamo infatti l’episodio delle dimissioni di massa di tutto il personale in occasione della privatizzazione dell’ente con la trasformazione in Fondazione.

Privatizzazione che gli consentì di auto votarsi l’attribuzione di una indennità di carica che, prima della trasformazione in fondazione (scelta che ha creato uno scontro interno durissimo e determinato l’esodo di gran parte del personale più qualificato e esperto) gli era stata negata in quanto vietata dallo statuto.

Non meno vergognose furono le dichiarazioni di Pugi in occasione dei maltrattamenti, da parte di alcuni operatori sanitari sugli utenti ospitati nella struttura Villa Galeazza emersi a seguito di una indagine della procura.

Per tentare di allontanare da sé la responsabilità di aver causato la pressoché totale esternalizzazione del personale (diventato così sempre meno professionale e mal retribuito) e, pertanto, di aver di fatto creato le condizioni che hanno agevolato il verificarsi di quegli inaccettabili episodi, Pugi affermò incredibilmente che Isah aveva “dato in gestione” la struttura della Villa Galeazza alla cooperativa che aveva in organico il personale indagato per i maltrattamenti documentati da filmati.

Una affermazione tanto falsa quanto grave e che ha dato evidenza, a pensare bene, dell’inadeguatezza, e a pensare male, della spregiudicatezza del personaggio.

Ma l’ultima “perla” (almeno si spera) di Pugi rientra nello stile della sua costante attività per trasformare Isah in un sempre più solido sistema di gestione del potere e (considerato che nessuna smentita è giunta sulla ricostruzione giornalistica della questione dell’emolumento richiesto e poi scomparso) fonte di guadagno personale.

Per risolvere l’impiccio di dover gestire il personale addetto alle mansioni di assistenza attraverso gare e contratti stipulati con cooperative, Pugi ha portato al consiglio di amministrazione di Isah il progetto di creare una società, con la fondazione Isah come unico socio, a cui poter così affidare l’incarico di assumere il personale di assistenza da impiegare nelle proprie strutture.

Per dimostrare che anche per lui l’interesse (il suo) non deve trovare ostacoli o conflitti, si è proposto come amministratore unico della nuova società, per potersi così garantire un ruolo di potere (e potenzialmente di consenso elettorale) nel gestire l’offerta di un bel pacchetto di posti di lavoro.

La ciliegina sulla m….a di questa operazione, secondo la notizia non smentita uscita su La Stampa, sarebbe però che Pugi avrebbe fatto comparire nel verbale della delibera del consiglio di amministrazione di Isah,la decisione di attribuzione a se stesso, per il ruolo di amministratore della nuova società, di un compenso da nababbo (si parla di quattromila euro netti al mese). Un compenso del quale però non si sarebbe parlato nel consiglio di Isah che ha discusso del progetto e che si sarebbe sommato ai duemila cinquecento euro previsti da presidente della fondazione.

Una tale follia da aver mandato in fibrillazione i componenti del consiglio di amministrazione di Isah e che, secondo la ricostruzione giornalistica, una volta giunta alle orecchie del sindaco, avrebbe parecchio alterato e allertato Scajola (tanto da imporre a Pugi una retromarcia sul compenso), per il rischio di sputtanamento che il primo cittadino temeva dopo aver rinnovato nel dicembre scorso il suo fedele portatore di voti ai vertici di Isah, nonostante la gestione pessima della vicenda dei maltrattamenti.

Peccato che, come per Avalon sui progetti PNRR, anche in questo caso il “fiuto” del sindaco nello scegliere i “migliori” a cui affidare gli incarichi si sia dimostrato decisamente scarso. Forse un tardivo ripensamento di Scajola con l’invito a Pugi, come avvenuto con Avalon, di lasciare il campo a soggetti meno interessati e decisamente più preparati, potrebbe finalmente restituire serenità alle famiglie degli utenti e ai lavoratori di Isah”.

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