Cronaca, Home — 28 maggio 2015 alle 13:34

IMPERIA. PROCESSO SCAJOLA. “MINASSO PERSONA INAFFIDABILE. COME LO CONOBBI? MI VENNE A CHIEDERE…”/L’UDIENZA

Scajola: `Tra me e Minasso non c’è mai stato un rapporto. Non abbiamo mai pranzato insieme”…

di Mattia Mangraviti

collage scajola

Imperia – Con la deposizione dell’On. Claudio Scajola, termina la terza udienza del processo che lo vede accusato di ricettazione a seguito del ritrovamento nel suo ufficio di viale Matteotti dell”informativa dei Carabinieri che indicavano l’On. Eugenio Minasso come assuntore di sostanze stupefacenti.

Ecco la deposizione di Scajola. 

IL RAPPORTO CON MINASSO.

“Il mio rapporto con Minasso? Partiamo dalle elezioni politiche del 2006. Alleanza Nazionale era molto litigiosa al suo interno. In Liguria vi era una rissa fortissima. L’allora leader Gianfranco Fini dovette seguire con attenzione la vicenda. In Liguria venne convocato un congresso per eleggerei la segreteria del partito. Quel congresso andò su tutti i giornali. Fu rissoso. In quel congresso Minasso venne eletto segretario del partito. In quel clima di tensione si arrivo alla formazione delle liste. Io speso una parola in favore di Minasso perché lui stesso venne a chiedermi una mano. Mi disse che eravamo entrambi rappresentanti della provincia di Imperia e che visto che io ero quasi sempre fuori Regione per i miei impegni da Ministro, lui avrebbe potuto essere per me un valido aiuto sul territorio. Così iniziò il nostro rapporto e venne eletto deputato”.

“Tra me e Minasso non c’è mai stato un rapporto. Non abbiamo mai pranzato insieme. Io ho una visione politica moderata, all’insegna dell’equilibrio, del buon senso, dell’attenzione al territorio e al confronto. Minasso invece ha una visione ballerina della politica. Non è una persona affidabile”.

IL QUADRO POLITICO.

“Nel 2010 mi dimisi da Ministro. Mi chiusi in casa e cercai di capire. Non avevo nessun avviso di garanzia. L’inchiesta sulla Casa al Colosseo era nata da una lettera anonima. L’inchiesta di Perugia si chiuse dopo un anno senza che io fossi indagato. Ci fu però il processo a Roma, dove venni assolto con formula piena. Siamo nel gennaio del 2013. Le elezioni politiche sono in programma il 28 gennaio del 2013 e il Parlamento ha cessato di esistere nei 60 giorni precedenti”. “Faccio un passo indietro. Nel dicembre del 2011, quando eravamo ancora lontano dalle elezioni politiche, il centrodestra inizia ad avere un trend perdente. Da quel momento inizia a mia insaputa un’opera di denigrazione nei miei confronti da parte di quelli che credevo fossero miei amici e di cui mi accorgerò solo più in là nel tempo. Capii perché il direttivo regionale non venne mai convocato in quell’anno, perché c’era chi aveva paura di confrontarsi. Si era arrivati al punto del mors tua vita mea. Ci fu una raccolta firme per la convocazione del congresso, ma l’iniziativa non ebbe successo. La convocazione alla fine avvenne perché a Roma, per un procedimento di carattere statutario, venne chiesto a tutti i congressi regionali di riunirsi”. “Nell’anno senza riunioni del Congresso, il trand del centrodestra era in discesa. Non c’erano però una corrente scajolana e una minassiana. In Liguria erano tutti su posizioni vicine. Scandroglio lo nominai io come segretario regionale del Pdl. Ci voleva un vice e per statuto doveva essere di An e andò Minasso. Con Grillo il mio rapporto è sempre stato storicamente difficile. Se riusciamo a far fuori Scajola che non ha più consenso, se riusciamo a fare questa operazione prendiamo il loro posto. Questa era la vera filosofia di chi era contro di me. Quella era la vera filosofia di quelli che erano contro di me”.

IL CONGRESSO REGIONALE DEL PDL.

“Per fortuna un mio ammiratore, sostenitore di Melgrati, ha registrato tutto il congresso. È un documento fondamentale, perché così posso dimostrare quello che dico. Questo dischetto è uscito poche settimane fa. Sono state dette tante falsità. Se i giornalisti non c’erano, perché l’incontro era a porte chiuse, come hanno fatto a registrare? Il fatto é che in quel contesto di tensione, ci stava che qualcuno segnalasse ai giornalisti uno Scajola che aveva perso la testa. Purtroppo i giornali lo scrissero. Per fortuna ora è uscito miracolosamente questo dischetto. In quella riunione io iniziai parlando del professor Eva che era stato appena condannato a sei anni per non aver previsto il terremoto a L’Aquila. Dissi che non si deve fare politica speculando sulle disgrazie altrui e aggiunsi che visti i miei incarichi, avevo avuto la possibilità accedere a molte informazioni, ma che mai le avevo usate. Tutto qui, nessuna minaccia”.

L’INFORMATIVA.

“Scritti anonimi ricevuti quando ero Ministro? Si, ne ho ricevuti a migliaia. Io ho un raccoglitore diviso così. Le tre belle e le tre brutte. Le lettere anonime che riguardavano la mia sicurezza le trasmettevo al Questore, le altre le buttavo”. “L’informativa fu ritrovata nella perquisizione del 18 aprile 2013. Quando tornai in ufficio la mia segretaria Roberta mi disse cosa era stato sequestrato e c’era anche questa informativa che io ricevetti nel mio ufficio di Imperia, nella buca delle lettere, dove c’era anche la posta di Stato, la posta dei corrieri e la posta a mano (segnalazioni e raccomandazioni). Di questa informativa si era spesso parlato. Già nel 2006 in occasione del congresso An giravano queste voci. Roberta mi disse che secondo lei l’informativa era arrivata dopo il periodo di affanno natalizio, quando io cerco di rispondere a tutti. In allora anche io ricordai che se avessi avuto in mano questa informativa, nella foga del mio intervento al congresso regionale, come avevo fatto cenno alle vicende di Grillo (badate bene, era tutte cose già uscite sui giornali, se no non mi sarei mai permesso), può darsi che mi sarebbe scappato qualcosa in riferimento anche a questa informativa. Non dissi a nessuno dell’informativa perché era una cosa risaputa, scontata. Non mi sembrava meritasse rilievo, così come ora. Per questo non ho comunicato nulla a Carabinieri e Polizia”. “L’informativa trovata sulla mia scrivania? Io non lascerei mai un foglio sul mio tavolo. Io ho letto tante pagine di indagini e in tanti casi le indagini successive hanno detto che la mia era la verità. Io nego fosse in bella vista sulla mia scrivania l’informativa. Non c’ero, ma lo ritengo impossibile. Perché non l’ho stracciata? L’avessi ritenuta importante l’avrei tenuta e archiviata”.

LE PERQUISIZIONI.

“Io tengo in ufficio tutte le carte personali. Ad esempio, l’inchiesta sul porto di Imperia era molto voluminosa. Lessi tutte le carte, anche l’informativa che l’ispettore Bracco fece solo su di me. Chi catalogava e metteva tutto a posto era la mia segretaria, Roberta. La mia posizione sul porto di Imperia, ero accusato di associazione a delinquere, venne archiviata nel gennaio del 2012. In quel periodo ero ancora parlamentare. Pochi giorni dopo, in un’informativa dell’Ispettore Bracco alla Procura si fecero considerazioni su eventuali reati di carattere edilizio. La polizia giudiziaria andò dal mia avvocato Mangia e chiese di poter fare un’ispezione a casa mia. Io non pensai neanche per un attimo di avvalermi di miei diritti di parlamentare. ‘Venite pure domani’ dissi. Quello fu il primo accesso in casa mia. Dopo di che, in data 18 aprile, a due giorni dalla caduta delle mie prerogative parlamentari, arrivò un’ordine di perquisizione da parte della Magistratura. Nel frattempo io rinunciai alla candidatura spontaneamente. In totale subii sette perquisizioni. Dalla perquisizione del 17 aprile si sono aperti vari procedimenti. Per uno di questi, relativo alla presenza di documenti coperti da segreti di Stato trovati a casa mia, la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione”.