Attualità, Home — 7 febbraio 2014 alle 19:25

PROCESSO PORTO. “STATI AVANZAMENTO LAVORI? MAI FATTI, LI TENEVA A OCCHIO CALTAGIRONE. NON C’ERA CONTABILITÀ” – Clamorosa rivelazione dell’ing. Maria Rosa Campitelli nel corso della deposizione

Nuova udienza, questa mattina, del processo per truffa aggravata ai danni dello Stato relativa al porto turistico di Imperia. Presenti in aula, tra gli imputati, solo Stefano Degl’Innocenti e Delia Merlonghi. Il primo testimone ad essere sentito è stato l’ing. Maria Rosaria Campitelli, dirigente tecnico della società Acquamare. Nel corso della sua deposizione l’ing. Campitelli ha spiegato che non esistevano […]

di Mattia Mangraviti

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Nuova udienza, questa mattina, del processo per truffa aggravata ai danni dello Stato relativa al porto turistico di Imperia. Presenti in aula, tra gli imputati, solo Stefano Degl’Innocenti e Delia Merlonghi. Il primo testimone ad essere sentito è stato l’ing. Maria Rosaria Campitelli, dirigente tecnico della società Acquamare. Nel corso della sua deposizione l’ing. Campitelli ha spiegato che non esistevano stati di avanzamento lavori o documenti contabili. Era l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, una volta arrivato in cantiere, a “tenere le percentuali a occhio; diceva, qui si è fatto il 20%, paghiamo questo“.

Sono stato assunta dall’Acquamarcia nel giugno del 2008. Fu Caltagirone ad assumermi. Il mio compito era quello di sovrintendere alle tempistiche per l’esecuzione dei lavori, in collaborazione con i direttori dei lavori e i responsabili della sicurezza. Ad oggi mi occupo delle stesse cose, ma in maniera differente, ad esempio sul fronte dei rinnovi dei permessi di costruire in scadenza, visto che l’Acquamarcia è in regime di concordato preventivo”.

“La mia attività sul porto di Imperia? Tutti i lunedì mattina mi recavo a Imperia, poiché veniva anche l’ing. Caltagirone. Insieme o separatamente facevamo un giro per il cantiere per verificare che le cose che aveva indicato fossero state realizzate dalle imprese. C’era poi un momento dedicato al confronto con progettisti e direttori dei lavori. I rapporti con Morasso e Castellini? Morasso era l’architetto che aveva progettato e diretto tutti i lavori del porto. Si era occupato delle progettazioni definitive e stava lavorando anche su quelle esecutive. Castellini, invece, era stato incaricato da Morasso di occuparsi delle opere a mare. Castellini stava quotidianamente in cantiere ed era un punto di riferimento per tutto il gruppo di lavoro”.

“Le opere a mare sono finite intorno al dicembre del 2009. Il collaudo della Commissione? Partecipai insieme a tutto il gruppo di lavoro…mi sono espressa male, non era un collaudo. Il collaudo è un’altra cosa. Il sopralluogo durò dalla mattina, verso le 10, fino alla tarda ora di pranzo. Fu una sorta di riunione itinerante, con i direttori dei lavori che rispondevano a tutte le domande. Valutazione della Commissione sulle opere a mare? Io trassi un risultato positivo, una buona sensazione del sopralluogo. L’esito? Venne rilasciato un atto autorizzativo proprio il giorno stesso del sopralluogo, poi la Capitaneria stipulò l’atto di messa in sicurezza che autorizzava le barche a entrare in porto“.

“Altri rapporti con la Commissione? Ulteriori sviluppi? Rapporti da parte mia no. So che fu inviata una lettera in cui la Commissione chiedeva i costi delle opere. In risposta furono inviati dei certificati di collaudo, di pagamento. Li scoppiò la Commissione, chiese il dettaglio di questi certificati di pagamento e delle fatture. Io mi ricordo che in grandissima fretta aiutai Gotti Lega che mi chiese di recuperare le fatture emesse a fronte delle opere a mare, attraverso una rappresentazione parametrica, unica cosa che si poteva fare in quel momento. Poi inviammo tutto alla Commissione, con una lettera del 26 giugno 2010 firmata da Gotti Lega. Perché non da Conti? Non lo so, non l’ho mai saputo. Credo semplici questioni interne”.

“Quando si fermarono i lavori? L’ultima cosa fatta ricordo fu la progettazione esecutiva delle fognature. Come lavori, l’ultima cosa fatta furono gli edifici sulla banchina di San Lazzaro. Tutto si interruppe poco prima dell’arresto di Caltagirone”.

“La variante? Io la trovai già fatta e consolidata. Per me il progetto era la variante. Ricordo il mese di approvazione, agosto. Riguardava le opere a terra”

“Incarichi all’interno della Peschiera Edilizia? Si, l’anno dopo del mio ingresso in Acquamarcia. Rivestii l’incarico di consigliere del cda con deleghe tecniche per il cantiere del porto di Imperia. Rapporti con il demanio? Per Peschiera e Acquamare non li gestiva nessuno, era una prerogativa della Porto di Imperia Spa. Se ne occupava Carlo Conti, con l’aiuto dei direttori dei lavori“.

“Gli stati di avanzamento lavori? Gli stati di avanzamento lavori con i dettagli delle lavorazioni non c’erano, perché non si facevano. Il dettaglio dei materiali in termini di qualità si vedeva momento per momento. Per le opere a mare Castellini, per le opere a terra Morasso. Caltagirone valutava fino a che punto si era arrivati con i lavori e poi pagava. Io ho avuto difficoltà nel dover parametrizzare le fatture sottoscritte da Acquamare e Porto di Imperia Spa. Non c’era nulla. Ne stati di avanzamento lavori, ne qualcosa di simile. Non c’era una contabilità. Era un rapporto one to one con Caltagirone. Lui chiedeva e noi facevamo”.

“Il rallentamento dei lavori fu successivo al rilascio dell’agibilità. Proteste dei fornitori per i mancati pagamenti? Si, ma nessuno ha mai incrociato le braccia”.

“L’avvocato Mauceri? Fu chiamato da Caltagirone perché era stata minacciata la decadenza della concessione demaniale. Mauceri era un avvocato amministrativista e per questo fu chiamato. Gli fornii io tutti i documenti su cui doveva lavorare. Mauceri mi chiese stati di avanzamento e documentazione contabile? No. Chi glieli avrebbe potuti fornire? Nessuno, non c’erano. Ci siamo mai posti questo problema? No”.

“Caltagirone diceva, qui si è fatto il 20%, paghiamo questo. Lavorava solo a opere private. Non si sono mai visti ne stati di avanzamento lavori ne documenti equipollenti. Quando entrai in azienda Caltagirone mi disse: ‘Noi facciamo solo opere private’. Caltagirone teneva le percentuali a occhio. Le fatture dei materiali erano a carico delle ditte subappaltatrici. In cantiere non erano presenti, neanche Peschiera le aveva, così come stati di avanzamento lavori e contabilità. La contabilità se la teneva l’ingegnere”.