Home, Politica — 15 febbraio 2014 alle 16:51

RICCARDO GIORDANO (PD) RISPONDE A RANISE (FI): “Una terra che ha avuto l’opportunità storica di esprimere un Ministro allo Sviluppo Economico, non può trovarsi ancora oggi a fare i conti con la linea ferroviaria di Cavour e l’Aurelia dei Romani”.

Il capogruppo del Partito Democratico in Provincia, Riccardo Giordano, risponde al coordinatore cittadino di Forza Italia Antonello Ranise. “Ritorno al passato? No grazie, abbiamo già avuto. Ho letto – scrive Giordano -  il comunicato di Antonello Ranise, che reputo persona intelligente ed equilibrata, e sono sinceramente rimasto sbigottito dal suo contenuto, sia per le analisi in esso riportate che per gli […]

di Redazione
Riccardo Giordano

Riccardo Giordano

Il capogruppo del Partito Democratico in Provincia, Riccardo Giordano, risponde al coordinatore cittadino di Forza Italia Antonello Ranise.

“Ritorno al passato? No grazie, abbiamo già avuto. Ho letto – scrive Giordano -  il comunicato di Antonello Ranise, che reputo persona intelligente ed equilibrata, e sono sinceramente rimasto sbigottito dal suo contenuto, sia per le analisi in esso riportate che per gli auspici invocati dall’autore.

Se è vero come è vero che raccogliamo oggi quello che è stato seminato ieri , mi pare evidente che ogni riferimento al periodo che ha rappresentato l’acme dell’epoca scajoliana debba contenere una profonda autocritica. Proprio perché allora i tempi erano diversi e si poteva disporre di ben altre risorse rispetto alle attuali si dovevano creare le condizioni per promuovere crescita e lavoro nel ponente ligure.

Crescita e lavoro che non solo non si sono sviluppati ma che oggi arretrano ad una velocità maggiore rispetto a quella delle altre province liguri. La ragione sta proprio nelle scelte sulle priorità di intervento che in quegli anni l’ex ministro ha in qualche modo indicato e avvallato, e che si possono sintetizzare con:

-uno scarso interesse e una scarsa capacità di incidere sullo sviluppo delle infrastrutture ferro-viarie; dal raddoppio della ferrovia all’aurelia bis( che infatti sono ancora ferme) ma che rappresentano l’unica vera opportunità per combattere l’isolamento, oltre che fisico,anche economico, del ponente ligure. Insomma, una terra che, per indubbie capacità politiche dell’interessato, ha avuto l’opportunità storica di esprimere il Ministro dell’Interno, il Ministro per l’Attuazione del Programma ed il Ministro per lo Sviluppo Economico, non può trovarsi ancora oggi a fare i conti con la linea ferroviaria di Cavour e l’Aurelia dei Romani. Pensiamo cosa è stato fatto in altri territori e cosa ha saputo fare chi a livello governativo ha ricoperto incarichi non così importanti. E l’incapacità di cogliere l’importanza delle infrastrutture viarie ai fini dello sviluppo del territorio è stata manifestata anche in occasione delle scelte sull’utilizzo del sedime che oggi fortunatamente ospita la pista ciclabile.

L’idea dell’allora Ministro, forse su suggerimento dell’attuale amministratore delegato di Riviera Trasporti, era quella di utilizzare il tratto per il transito di un filobus di cristallo. Fù Claudio Burlando, e la sua giunta, a portare avanti e a realizzare la straordinaria idea della pista ciclabile, e non altri!!! Lo stesso valga per le scelte sulle infrastrutture aeroportuali, con l’ostinata e inutile difesa della stazione di Albenga a scapito di quello che doveva essere invece un deciso sostegno all’aeroporto internazionale di Nizza . Il territorio del ponente ligure dista dall’aeroporto di Nizza molto meno di quanto Milano disti dalla Malpensa o Roma da Fiumicino, e Nizza è il secondo aeroporto di Francia oltre ad essere tra i più importanti aeroporti d’Europa. Ma una visione provinciale e di retroguardia (per usare un eufemismo) ci ha obbligato a spendere molte risorse economiche per qualcosa che non potrà mai rappresentare un’occasione di sostegno al movimento turistico del ponente ligure;

-l’assurda e miope idea che bastasse intervenire sulla costa e lasciare l’entroterra al proprio destino. L’equazione “sviluppo economico uguale turismo sulla costa “ è stata profondamente sbagliata e ci ha fatto perdere anni preziosi su quel percorso di valorizzazione dell’entroterra e dei prodotti dell’agro-alimentare che devono essere visti come volano economico e come presidio di un territorio fragile ma dalle grandi potenzialità. Non è un caso che siano stati proprio gli amministratori dei Comuni dell’entroterra a sentirsi traditi da quello che era stato il loro principale punto di riferimento ed oggi guardino con favore a chi ha dimostrato nei fatti vicinanza politica e amministrativa ai problemi e alle istanze delle aree interne. L’ossessione verso un modello di turismo datato e convenzionale ha ritardato la nascita di una strategia di sviluppo armonico del ponente ligure. Peraltro, gli stessi operatori del turismo sulla costa sono stati messi in condizione di grande difficoltà da una scellerata utilizzazione del territorio a fini urbanistici, utilizzazione che è stata ed è figlia di una precisa e chiara volontà politica.

-uno smodato interesse, questo sì, per la città di Imperia ma un sostanziale disinteresse per gli altri grandi centri della provincia. E’ mancata una visione di apertura verso un’intera area e hanno prevalso logiche di campanile. Con l’aggravante che, anche dove si è intervenuto facendo arrivare ingenti risorse pubbliche e, ahinoi, private, si è pensato più al contenitore che al contenuto, più al fare tanto che al fare bene, più all’investimento che alla corretta gestione. L’Italia è tristemente malata di questo morbo e gli effetti di questa contaminazione sono le tristemente note “cattedrali nel deserto”.

Potrei continuare ad indicare decine di altri poco brillanti risultati figli di quell’epoca e di quel modo di intendere la politica, ma ciò che mi preme far notare a Ranise è che, al di là della lealtà che egli esprime, al di là dell’appartenenza, al di là delle singole valutazioni sui soggetti, nel nostro Paese si è definitivamente chiusa una fase politica e se ne è aperta un’altra.

Non c’è dunque motivo né ragione per invocare questo tipo di ritorno al passato, qualunque sia la sponda politica da cui si guarda la questione”.