IMPERIA. 50ENNE A PROCESSO PER VIOLENZA SESSUALE. “SI È SPOGLIATO E MI HA SBATTUTO AL MURO”, IN AULA IL DRAMMATICO RACCONTO DI UNA 28ENNE/L’UDIENZA

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La difesa ha risposto affermando che l’imputato, avendo difficoltà a muovere le mani, tanto da essere invalido, non potrebbe essere stato in grado di agire in questo modo.

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Ha preso il via questa mattina in Tribunale a Imperia il processo che vede sul banco degli imputati un 50enne, accusato di violenza sessuale, difeso dall’avv. Di Giovanni, davanti al collegio composto dai giudici Aschero, Russo e Lungaro e al PM Antonella Politi. Vittima una donna di 28 anni, rappresentata dall’avv. Mario Leone. La 28enne è originaria dell’est Europa e lavorava presso l’abitazione del 50enne e della sua convivente come donna delle pulizie.

I fatti risalgono al 2013, quando la donna prestava servizio presso la casa della compagna dell’imputato. Nel dettaglio, la 28enne ha raccontato ai giudici che più volte l’uomo, mentre lei lavorava, indossava soltanto gli slip. Nonostante le richieste di coprirsi da parte della giovane, il 50enne continuava a presentarsi seminudo.

“Girava per casa in mutande e mi faceva spesso complimenti spinti – ha raccontato la vittima ai giudiciMi diceva che si masturbava in bagno pensando a me e che voleva che il suo sogno si realizzasse. Poi ha iniziato a afferrarmi i fianchi con le mani e mi piegava appoggiandomi i genitali contro il fondoschiena. Un giorno è entrato in bagno e quando è uscito era completamente nudo e mi diceva che voleva fare sesso orale. Dopodichè, mi ha preso le mani e mi ha sbattuto sul muro e mi baciava sul collo. Voleva che lo toccassi. Infine mi ha gettata sul tavolo, mi teneva stretto il braccio destro e provava a sfilarmi i pantaloni, palpeggiandomi il seno e le parti intime, e appoggiandomi i suoi genitali in erezione. Io gli ho tirato una ginocchiata e sono scappata. Ho detto alla sua compagna che non sarei più andata a lavorare, spiegandole il motivo, e l’ho denunciato ai Carabinieri”.

La difesa ha provato a smontare l’accusa affermando che le due donne potrebbero essersi messe d’accordo per cacciarlo di casa, dato che è in corso anche una causa di lavoro. L’imputato ha dichiarato che la ricostruzione è falsa e che, avendo difficoltà a muovere le mani, tanto da essere invalido, non potrebbe essere stato in grado di agire in questo modo. Per questo motivo, la difesa ha chiesto una perizia sulla funzionalità della mano. 

Il processo è stato rinviato a maggio.

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