Cronaca, Home, Imperia — 3 gennaio 2018 alle 07:24

IMPERIA. “SENZA LAVORO DA UN ANNO, DOVRÒ DIRE ADDIO AI MIEI CANI, DESY E MASHA”. IL DRAMMA DI FABIO, EX OPERAIO AGNESI:”DIMENTICATI DA TUTTI”/LA STORIA

È passato più di un anno dalla chiusura dello storico pastificio Agnesi, avvenuta il 16 dicembre 2016. L’episodio ha segnato una giornata nera per la storia di Imperia, dato la perdita del lavoro per circa 100 dipendenti.

di Gaia Ammirati

AGNRAIN

È passato più di un anno dalla chiusura dello storico pastificio Agnesi, avvenuta il 16 dicembre 2016. L’episodio ha segnato una giornata nera per la storia di Imperia, data la fine di un’azienda con 200 anni di storia e la perdita del lavoro per circa 100 dipendenti.

Tra di loro c’è anche Fabio Raineri, il quale più volte ha denunciato la precarietà della sua condizione e della maggior parte di coloro che non sono stati ricollocati, sottolineando la mancanza di aiuti concreti dalle istituzioni. 

La situazione è talmente grave che Raineri ha affermato che si troverà presto costretto a portare i suoi due cani in un canile, a causa delle difficoltà economiche.

“In un anno non è cambiato nulla - afferma con amarezza Fabio Raineri -  le ho provate tutte, ormai al Centro per l’Impiego sono di casa. Non mi perdo un annuncio di lavoro.

Io ho 26 anni di contributi, 51 anni di età e mi rimangono ben 20 anni di lavoro da fare, non posso certo non lavorare. Non posso neanche dar fondo ai miei risparmi e alla liquidazione per troppo a lungo, altrimenti tra pochi anni sarò al verde. Ho un mutuo da pagare e un figlio da mantenere. A malincuore, sarò presto costretto a portare al canile i miei due cani, Desy e Masha, perché sono una grande spesa che non posso più permettermi. Così come le caprette e le galline.

Nonostante tutti i miei sforzi, l’unica cosa che ho ottenuto quest’anno è stata la simulazione di un colloquio con alcune aziende del territorio, che ha portato poi a un colloquio vero e proprio. Ora sto aspettando una risposta.

In un anno intero, però, quella è stata l’unica occasione che ho avuto - continua – mi sono sentito dire che ‘Il lavoro c’è solo per chi lo cerca davvero’. Questo non è vero, perché io ho fatto l’impossibile senza trovarlo. Ho seguito tutti i corsi previsti, anche quelli su come rapportarsi con i superiori, nonostante la mia età e la mia esperienza, nella speranza che potesse essere utile.

Dei 40 operai rimasti senza lavoro dopo le ricollocazioniaggiungeben pochi hanno trovato un impiego e nessuno per più di pochi mesi. Sul museo della pasta non si è saputo più niente, non ci speriamo più. Dal Comune non sono arrivate notizie. Siamo caduti in un limbo, sembra che nessuno si ricordi di noi.

Sono pronto a rimettermi in gioco in qualsiasi momentoconcludenon dimenticatevi di noi”.

 
 
 
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