Home, Politica — 27 marzo 2018 alle 10:00

IMPERIA. RESA DEI CONTI IN CONFERENZA CAPIGRUPPO. GROSSO (IBC):”DICHIARAZIONI DEL SINDACO NON VERITIERE E FUORVIANTI. VOTARE LA PRATICA ENTRO DUE GIORNI…”

Così Gian Franco Grosso, capogruppo di Imperia Bene Comune, in merito alla tesissima conferenza capigruppo in Comune che avrebbe dovuto stabilire la data del prossimo consiglio comunale

di Redazione

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“La campagna elettorale è iniziata. Ora cominciano le balle elettorali. Il punto di vista del Sindaco Capacci sulle decisioni assunte dalla conferenza capigruppo ieri è assolutamente non veritiero e fuorviante per i cittadini - Così Gian Franco Grosso, capogruppo di Imperia Bene Comune, in merito alla tesissima conferenza capigruppo in Comune che avrebbe dovuto stabilire la data del prossimo consiglio comunale. 

Dunque facciamo chiarezza:
1) il bilancio del comune deve per legge essere approvato in consiglio entro il 31 marzo. L’ordine del giorno proposto ieri riguardava l’approvazione delle tariffe propedeutiche al bilancio e non il bilancio. Questo significa che anche se avessimo fatto il consiglio il 29 il bilancio non si sarebbe discusso se non a pochi giorni dalla scadenza del mandato elettorale, circa 20 aprile. Quindi ampiamente fuori dai termini di legge;

2) l’Assessore al bilancio ci ha comunicato ieri che le tariffe sarebbero rimaste tutte invariate rispetto al 2017 e che se la Tasi non fosse stata confermata entro il 31 marzo si sarebbe abbassata rispetto al 2017 e ciò avrebbe comportato una diminuzione delle entrate di 15.000 € sul bilancio. Dunque la mancata approvazione entro il 31 non comporta un aumento delle tasse, come detto dal Sindaco, ma semmai una diminuzione irrisoria di 15.000 € sulla tasi;

3) La tariffa dei rifiuti proposta rimarrà identica anche per il 2018 e questo significa rinunciare al porta a porta in città per migliorare la qualità della raccolta e il potenziamento della differenziata. Questo significa continuare a smaltire tutto in discarica, non migliorare la prospettiva ambientale della città, compiere un atto politicamente scorretto verso tutto il consiglio comunale che aveva dato indirizzo alla giunta di entrare in una società pubblica con l’obiettivo di fare il porta a porta spinto. Questo significa anche un’altra ordinanza sindacale di proroga contrattuale a Tecknoservice, gravemente illegittima e lesiva della normativa sugli appalti;

4) Da pochi giorni pesa sul Comune una relazione gravissima della Corte dei Conti che di fatto evidenzia come il Bilancio approvato dalla Maggioranza Destra – PD nel 2015 fosse sostanzialmente in disequilibrio. Ciò per la problematica mai risolta di Rivieracqua e di Amat, verso cui vantiamo 7 milioni di euro di crediti per mancato trasferimento del canone di depurazione pagato in questi anni dai cittadini di Imperia. In pratica i cittadini pagano, Amat incassa e i soldi non ce li dà perché grava in situazione finanziaria non buona. Peccato che in Amat c’è ancora un privato (IREN) che detiene il 48% delle azioni e che quindi sfrutta il 48% di quei 7 milioni non trasferiti al comune a suo vantaggio e sulle spalle della città. Se fossimo entrati in Riveracqua e avessimo liquidato Amat, come per ben tre anni ha detto Imperia Bene Comune, ora la situazione finanziaria del Comune non sarebbe così grave;

5) In questa relazione la Corte dei Conti induce il Comune di Imperia ad approvare per il futuro solo bilanci tecnici, che prevedano solo spese obbligatorie e indispensabili ad evitare maggiori danni all’ente. Questo significa di fatto il dissesto finanziario. In pratica dopo 5 anni di Amministrazione Capacci siamo al dissesto, perché le criticità finanziarie lasciate dal centrodestra 5 anni fa non sono state ancora risolte.

Alla luce di tutto quanto sopra spiegato l’Amministrazione aveva la pretesa di convocare ieri il consiglio comunale sulle tariffe del bilancio per giovedì, in meno di due giorni, con le commissioni consiliari da convocare per l’esame delle pratiche. Beh, certo che per chi vota le pratiche da 5 anni senza nemmeno guardarle, magari facendo danni incommensurabili ai cittadini, due giorni potevano bastare.

Chi invece le pratiche le studia, se le guarda, le vuole capire e magari anche emendare per evitare di votare schifezze che danneggino la città, due giorni parevano un insulto all’intelligenza e al senso del dovere”.