Home, Politica — 11 novembre 2013 alle 08:40

LA POSIZIONE DEL SINDACO CAPACCI SULLA VICENDA PORTUALE – “Il concordato eviterebbe un fermo dei lavori pluridecennale… saranno coinvolti tutti i gruppi consiliari per prendere una decisione”

Lo scorso Consiglio Comunale, convocato dalla Minoranza, avente per oggetto la società Porto di Imperia SpA ed il Porto in generale, senza nessuna delibera di Consiglio da approvare, ha generato, come era prevedibile, un po’ di confusione nei Cittadini Imperiesi che hanno il diritto di conoscere i fatti ed i problemi della Città nella quale vivono. Vorrei cercare di fare, […]

di Selena Marvaldi

capacci

Lo scorso Consiglio Comunale, convocato dalla Minoranza, avente per oggetto la società Porto di Imperia SpA ed il Porto in generale, senza nessuna delibera di Consiglio da approvare, ha generato, come era prevedibile, un po’ di confusione nei Cittadini Imperiesi che hanno il diritto di conoscere i fatti ed i problemi della Città nella quale vivono.
Vorrei cercare di fare, per quanto mi è possibile, un po’ di chiarezza sulla vicenda cominciando innanzitutto dal motivare il mio lungo intervento nel quale ho dato lettura della situazione attuale del Porto dal punto di vista costruttivo (elencando tutte le opere realizzate e da realizzare), dal punto di vista Legale (elencando l’innumerevole elenco delle cause pendenti nelle quali il Comune di Imperia è coinvolto a vario titolo) e infine dando lettura della proposta concordataria elaborata dalla Porto di Imperia SpA ed ritenuta ammissibile dal Tribunale di Imperia, sezione Fallimentare.

In un ora e 10 minuti ho voluto trasmettere ai Cittadini la complessità della vicenda ereditata che ora ci troviamo a  dover gestire limitandomi a leggere quelli che ho ritenuto essere i punti salienti, l’ ho fatto perché, credo, nessuno avesse idea della complessità della vicenda.
L’ Amministrazione Comunale deve decidere se accettare a titolo gratuito da Acquamare Srl il 33% delle azioni della Porto di Imperia SpA portando quindi la quota di capitale al 66% circa e riportando la società sotto controllo pubblico.

Questo passaggio è uno dei pilastri sui quali si basa la proposta concordataria della Porto di Imperia SpA, gli altri sono la restituzione a Porto di Imperia SpA di tutti i diritti di superficie da parte di Acquamare Srl (posti barca e immobili)  e l’accordo transattivo con le banche creditrici di Acquamare Srl per il quale è previsto che i proventi derivanti dalla vendita di  una parte di posti barca provenienti dalla titolarità di Acquamare srl vadano a saldare in parte il debito di quest’ ultima con le banche e il 34% dei debiti verso i fornitori.

L’ accordo transattivo con le banche cancellerebbe l’ ipoteca iscritta su tutto il porto (opere presenti prima dell’ inizio dei lavori quali moli, banchine, etc e future). Questo è il punto nodale della vicenda. Il Tribunale di Imperia ha sancito che l’ ipoteca è validamente costituita e che in caso di fallimento della Porto di Imperia Spa potrebbe essere valido il diritto di sequela (facoltà attribuita al titolare di un diritto reale, quale l’ ipoteca, di far valere il proprio diritto anche se il bene che ne è oggetto è in possesso di altri).

E’ chiaro quindi che, in caso di fallimento, il bacino portuale rimarrebbe gravato da ipoteca e che chiunque volesse in futuro richiedere una Concessione Demaniale Marittima per il porto dovrebbe per prima cosa rimborsare alle Banche l’ intero debito di Acquamare Srl pari a 130 milioni di euro circa (per terminare il Porto occorrono altri 60 milioni di euro circa) il tutto potrebbe avvenire tra circa 20 anni (tempo necessario affinché tutte le cause che sarebbero attivate dai titolari di posti barca, dalla Porto di Imperia in fallimento, dalla Acquamare Srl etc. etc. arrivino a sentenza definitiva).
La proposta concordataria, che sicuramente non è la panacea di tutti i mali, ma il minore di tutti i mali, eviterebbe un fermo dei lavori pluridecennale, un elenco sterminato di cause civili per risarcimento dei danni.

Ritengo  che questo aspetto debba essere tenuto in alta considerazione visto che in passato il Sig. Caltagirone impugnando il fallimento di Italcasse venne risarcito con 250 milioni di euro.
Questo è lo scenario che abbiamo davanti, dobbiamo decidere se accettare la proposta concordataria accettando il 33% di Acquamare Srl o accompagnare la Porto di Imperia SpA al fallimento non accettandolo.
Durante il Consiglio Comunale ho chiaramente specificato che al momento la decisione non è possibile in quanto l’ accordo transattivo con le Banche non è ancora giunto alla finalizzazione e quindi non è chiaro il numero di posti barca il cui ricavato sarà destinato alle Banche e come la Porto di Imperia SpA finanzierà le opere da completare. Ho anche chiaramente specificato che l’ Amministrazione è a favore del Concordato, fatta salva la verifica di cui sopra, perché ritiene che riportare sotto il controllo pubblico la società e terminare i lavori del porto costituisca motivo di interesse pubblico.
La decisione dell’ Amministrazione è il frutto di un lungo e profondo ragionamento avvenuto durante riunioni con l’ intero Gruppo Consiliare di maggioranza che non ha evidenziato spaccature.

La proposta del capogruppo del PD Giorgio Montanari pervenuta nel corso del Consiglio Comunale e fatta propria anche dal capogruppo del Laboratorio per Imperia Diego Parodi di auspicare che anche l’altro socio privato (Imperia Sviluppo SpA) esca dalla compagine sociale potrebbe essere di estremo interesse, tuttavia con le tempistiche dovute : prima si dovrà valutare se la Porto di Imperia Spa sarà in grado di agire in autonomia finanziaria una volta completato il porto e solo in caso di certezza sul punto si potrebbe valutare l’ opportunità tramite un confronto con il socio privato, in quanto nel caso in cui una società al 100% pubblica (ovvero in house) dovesse trovarsi in stato di insolvenza potrebbe determinare responsabilità diretta per i debiti da parte dell’ ente Comune di Imperia, mentre nella situazione prospettata dalla Proposta Concordataria (67% circa al Comune, 33% circa a Imperia Sviluppo) anche in seguito a recentissima sentenza della Corte di Cassazione ciò non si verificherebbe e gli eventuali debiti rimarrebbero nel confine della società Porto di Imperia SpA.

Essendo la vicenda della Porto di Imperia SpA, un momento di svolta epocale per la nostra città ritengo opportuno coinvolgere ciascun Capogruppo della Minoranza in merito alla decisione da prendere (concordato o fallimento).