Home, Imperia — 20 novembre 2013 alle 16:01

CASO SERIS – LA RABBIA DI UNA MAMMA: “Ho tre figli e ho accettato qualsiasi cosa in questi anni per non perdere il lavoro e ora mi sento trattata come un numero non come una persona”

“La cosa brutta è la presa in giro. Ci aspettavamo almeno una riunione straordinaria per sapere cosa ci stava succedendo. Dopo una vita che siamo qui a lavorare, abbiamo accettato tutto, riduzioni di orari, cambi turno…qualsiasi cosa e ora siamo in pena per il nostro lavoro“. Dalle parole di  Gabriella Rinaldi, una lavoratrice Seris, traspare tutta la rabbia per la […]

di Selena Marvaldi

seris

La cosa brutta è la presa in giro. Ci aspettavamo almeno una riunione straordinaria per sapere cosa ci stava succedendo. Dopo una vita che siamo qui a lavorare, abbiamo accettato tutto, riduzioni di orari, cambi turno…qualsiasi cosa e ora siamo in pena per il nostro lavoro“. Dalle parole di  Gabriella Rinaldi, una lavoratrice Seris, traspare tutta la rabbia per la decisione presa dall’amministrazione comunale di privatizzare il servizio di refezione scolastica.

Si è parlato tanto di questo caso, ma, a furia di discuterne si rischia di riversare tutto il problema su un piano prettamente politico, dimenticandosi che dentro a quell’azienda ci sono persone che da anni lavorano in quel settore e che, a loro volta, hanno dei figli, una famiglia e una storia. A oggi sono un centinaio i dipendenti della Seris e, molti di loro sono donne, fra cui madri single che si aggrappano a questo lavoro seppur con uno stipendio medio di circa 300 euro al mese.

“Bisogna che l’amministrazione si ricordi che sono persone che lavorano qui da anni, io parlo da mamma preoccupata con tre figli, ma parlo anche a nome di tutti i colleghi - continua Gabriella Rinaldi – Un paio di anni fa ci avevano fatto firmare la rinuncia all’articolo 18 promettendoci una continuità sul lavoro, ora invece rischiamo di restare a casa. Io vado a lavorare anche malata per non creare disagio, ma loro a noi…altro che disagio. Ci stanno trattando come numeri, non come persone“.

Imperiapost ha raggiunto telefonicamente anche Claudio Durelli, rappresentate dei lavoratori della Seris e, anche nelle sue parole traspare tutta la forza e il dispiacere di sentirsi “abbandonati”.

Abbiamo scoperto tutto tramite i giornali - racconta Claudio Durellinon ci ha parlato direttamente nè la società, ne il Comune ed è innegabile, siamo demoralizzati. Abbiamo buttato anima e corpo in questo lavoro, alcuni lavorano qui dal 1990 e siamo sempre stati in una condizione di precariato, prima per il Comune e poi per la Seris. Oggi non sappiamo niente del nostro futuro e siamo preoccupati“.

Abbiamo delle famiglie e contiamo su questo stipendio – prosegue Durelli - Il punto è che danni le varie amministrazioni parlano di privatizzare il serivizio di ristorazione, io devo prendere atto da quello che ha detto il Sindaco in questi giorni e cioè  che si cercherà di tutelare il più possibile i lavoratori anche se, essendo quasi tutti a contratto a tempo determinato, di tutele ce ne sono poche.”Io ho sempre detto ‘attenzione alle campagne elettorali’  perchè si promettono mari e monti, ma nei fatti ci sono difficoltà diverse e svariate – spiega Durelli - le mie colleghe mi hanno riportato  di aver ricevuto delle promesse da parte dei politici durante la campagna elettorale e ora invece ci troviamo a non sapere che ne sarà di noi domani. Chiediamo alla ditta che subentrerà che ci assuma, al fine di mantenere il nostro posto di lavoro, sappiamo le difficoltà inerenti ai nostri contratti e sebbene l’amministrazione nel bando abbia inserito delle clausole di salvaguardia bisognerà vedere come si concretizzeranno: chi vincerà la gara, come avranno intenzione di strutturare il servizio…noi non sappiamo niente, siamo in balia degli eventi. Vorremmo che l’amministrazione ci convocasse per spiegare le motivazioni e le ragioni che hanno portato a questa decisione anche per controllare che non ci sia nessun’altra strada percorribile“.

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