Elezioni Regionali 2015, Home — 21 maggio 2015 alle 02:03

REGIONALI 2015. TOTI A IMPERIA SPARA A ZERO: “LA LIGURIA HA PARAMETRI DA CALABRIA. GLI ULTIMI DIECI ANNI BUTTATI NEL CESSO”/FOTO E VIDEO

Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Liguria non ha risparmiato critiche alle ultime amministrazioni di centrosinistra durante l’incontro con i dipendenti dell’Agnesi. Sul pastificio: “

di Redazione

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“Io credo che la Liguria abbia parametri da Calabria. Questi dieci anni sono stati buttati nel cesso. La Liguria è stata mal governata“. Parole di Giovanni Toti, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Liguria, che nel corso della sua visita a Imperia, per incontrare i dipendenti dell’Agnesi, ha sparato a zero sulle passate amministrazioni regionali. Per quanto concerne l’Agnesi, Toti ha individuato nel legame con il turismo agroalimentare la strada giusta per salvare il pastificio. 

L’INCONTRO CON I DIPENDENTI AGNESI

LAZZARINI, DIPENDENTI AGNESI, CISL RSU

L’impegno che chiediamo al candidato presidente è che prenda precisi impegni circa il futuro di questa fabbrica. La Pasta Agnesi nasce a Imperia, per cui spostarla in Piemonte non avrebbe nessun senso, oltre al fatto che si perderebbe del lavoro. Si potrebbe coniugare l’Agnesi con il turismo, ad esempio con l’apertura di un ristorante panoramico con degustazione di prodotti non solo di questa azienda, ma delle aziende locali”.

GIOVANNI TOTI

Venendo qui con Marco (Scajola, ndr) e Maria Grazia Calabria pensavamo che tutti quanti siamo cresciuti con la pubblicità “Silenzio, parla Agnesi”. Ha fatto un pezzo di storia non solo della Liguria, ma dell’Italia, del costume e dell’alimentazione. Se la Liguria deve avere un modello di sviluppo e puntare sul turismo, il turismo non è solo chi viene a fare il bagno al mare. Lo sviluppo più in voga in questo momento è il turismo agroalimentare, la degustazione, la vendita in loco. L’Agnesi è un’eccellenza del territorio che non può non essere valorizzata. Se noi dicessimo che vogliamo rilanciare le eccellenze agroalimentari in quanto traino per il turismo e poi facessimo chiudere l’Agnesi sarebbe una cosa folle. L’Agnesi non deve chiudere perché ci sono centinaia di posti di lavoro in gioco, ma anche perché sarebbe come darsi una martellata sulle palle, scusate il francesismo, rispetto al modello di sviluppo che io intendo portare in questa regione”.

La Regione ha i poteri che ha. Quello che fatto sino ad ora è largamente insufficiente. Un marchio come l’Agnesi non se ne può andare in Piemonte perché sarebbe un’enorme perdita di valore per la regione. Sono molte le strade che possiamo intraprendere. Io spero si possa intraprendere una strada con l’amministrazione comunale di Imperia e con l’imprenditore che c’è adesso, dandogli le ragioni e le motivazioni per restare a Imperia e continuare a investire. Noi possiamo offrirgli fiscalità di vantaggio, possiamo offrirgli possibilità urbanistiche, ad esempio se c’è la necessità di creare edilizia residenziale per creare utile per l’imprenditore così che quest’ultimo possa lasciare a Imperia il marchio”.

“Se poi il gruppo Colussi vuole necessariamente chiudere questo stabilimento, posso dire che possiamo ragionare anche sul trovare una cordata di imprenditori locali, qualcuno che abbia il sostegno della finanziaria regionale, che lo rilevi e lo valorizzi in questa realtà. Abbiamo salvato l’Ilva finanziandola con soldi pubblici a Taranto, possiamo pensare a interventi di questo tipo anche a Imperia. Per noi è prioritario che Agnesi non scompaia dalla Liguria. Non abbiamo tanti marchi così famosi. Se toccherà a noi, convocheremo immediatamente un tavolo a livello regionale e non ministeriale, perché tutto quello che finisce a Roma finisce in un calderone dove al massimo si negozia qualche ammortizzatore sociale. Qui c’è da fare un discorso di valorizzazione del marchio, un piano industriale di integrazione con gli altri prodotti del territorio”.

“Se riconosciamo al marchio Agnesi un valore strategico, possiamo ragionare anche sugli sgravi Irap, sull’aiuto delle società controllate Filse nella valorizzazione del marchio all’estero, possiamo farci garanti di un credito agevolato. Ci sono molte cose che il pubblico può fare, fermo restando che il motore dell’economia deve rimanere privato. L’impegno di mantenere l’Agnesi a Imperia è un impegno che prende con voi lavoratori, ma è un impegno che prendo con me stesso”.

DIPENDENTI AGNESI

“Il suo schieramento politico a livello locale ha sempre più spinto per il turismo che per l’industria”.

GIOVANNI TOTI

“Per essere molto chiari, gli errori in questa regione li hanno fatti tutti, destra, sinistra, sindacati e mondo dell’imprenditoria. Qui nessuno è esente da colpe. Non farei lo stesso ragionamento se fossimo davanti a un’acciaieria o a un’altra fabbrica non compatibile con il mio modello di sviluppo per questo territorio. Io non credo che salveremo, a parte Fincantieri e qualche eccellenza nel settore di tecnologia di difesa, ad esempio l’Ilva di Genova. Perché a Taranto è un caso sociale, se chiude l’Ilva si ferma mezza città. A Genova stiamo parlando di 800 persone in cassa integrazione, ci sono aree enormi a ridosso del porto, io credo che li dovremo agire in modo completamente diverso, riconvertendo l’area e darla in concessione a vettori internazionali, portando un pò di concorrenza”.

Se non serviva un’inversione di tendenza brusca in questa regione non ci avrei neanche messo la faccia in questa campagna elettorale. Io credo che la Liguria abbia parametri da Calabria essendo una realtà che dovrebbe invece avere tutti i parametri positivi, in quanto attaccata alla Lombardia, una delle aree industriali più forti d’Europa, dai porti della Liguria passa l’80% delle merci sdoganate in Italia, ha 300 km di spiagge, è attaccata alla Costa Azzura che è in vertiginosa ascesa economica e demografica. Io credo che la Liguria sia stata mal governata, ha il 45% di disoccupazione totale, un costante saldo negativo d’impresa e, al contrario, parametri di pubblica amministrazione sballati verso l’alto, con il costo della Sanità che è il settimo d’Italia, ma con servizi scadenti. La Liguria ha le accise sulla benzina tra le più care d’Italia e un dissesto idrogeologico che ogni autunno fa tremare questa regione. La Liguria ha i nodi ferroviari e stradali più incasinati d’Italia. Questi sono stati dieci anni buttati nel cesso”.

Un Sindaco può concedere una variante urbanistica, ma con i limiti del patto di stabilità non ha nemmeno i soldi per tappare le buche, figuriamoci sedersi a un tavolo con un grande imprenditore”.

Noi abbiamo un esperimento politico importante in questa regione. Abbiamo messo insieme tutte le forze del centrodestra. Io ci ho messo la faccia in questa sfida e vorrei eviterà di perderla. Non solo vorrei vincere queste elezioni, ma fra cinque anni poter andare in giro per la Liguria e essere applaudito. Sul caso Agnesi credo che la prima cosa che dovrebbe fare la nuova amministrazione regionale è convocare un tavolo di ricognizione del problema, imprese, sindacati, amministrazioni locali e Regione. E dire, signori, visto che l’Agnesi è un marchio conosciuto e non lo vogliamo perderlo, non vogliamo che il marchio finisca in Piemonte ne che la fabbrica chiuda, troviamo il modo di tenerla aperta. Se sono d’accordo lavoratori, Regione e Comune, qualunque imprenditore arriva a Imperia viaggia sul velluto”.

“Io non mi sento di rassicurarvi, anzi. Vi posso però dire che le proveremo tutte, perché sino ad oggi le strade sono state battute con scarsa determinazione. Noi ci mettiamo la testa, perché pensiamo che l’Agnesi sia un patrimonio da salvare. Dobbiamo mettere l’imprenditore nelle condizioni di poter mantenere qui lo stabilimento, se ne ha la volontà, se non ne ha la volontà si leva dalle scatole e troviamo qualcun altro che ha volontà di portare avanti il modello di sviluppo che intendiamo perseguire per questa regione”.