IMPERIA. CLAUDIO SCAJOLA ACCUSATO DI “ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE SEGRETA COLLEGATA ALL’NDRANGHETA”. L’EX MINISTRO:”NON NE SO NULLA, SOLO UN GIOCO POLITICO”/ I DETTAGLI

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Reggio Calabria. Nuovi guai giudiziari per l’ex Ministro imperiese Claudio Scajola. A raccontare del nuovo filone dell’inchiesta madre che lo ha portato ad essere imputato, insieme ad altri, a nel capoluogo calabrese con l’accusa di “procurata inosservanza della pena” nell’ambito della latitanza dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena è il quotidiano romano “Il Tempo”. Si tratta di un’accusa pesantissima ovvero di far parte di «un’associazione per delinquere segreta collegata all’associazione di tipo mafioso e armata denonimata ’ndrangheta da rapporto di interrelazione biunivoca al fine di estendere le potenzialità operative del sodalizio in campo nazionale e internazionale».

Assieme a Scajola, che in un’intervista a “Il Tempo” ha dichiarato di non sapere nulla di questa nuova inchiesta  (“è solo un gioco politico“), risulterebbero coinvolti anche la sua ex segretaria Roberta Sacco, l’ex parlamentare Amedeo Matacenea, la moglie Chiara Rizzo, Maria Grazia Fiordelisi, segretaria di Matacena, Martino Antonio Politi, considerato il factotum di Matacena , Vincenzo Speziali, latitante in Libano e due new entry: Domenico Sperandeo, agente dell’Aise ora in pensione affiliato alla Massoneria (la loggia è quella “Grande Oriente d’Italia”), e Franco Ciotoli, assistente capo della Polizia di Stato in servizio presso la presidenza del Consiglio dei Ministri.

Secondo i Pubblici Ministeri della Procura distrettuale antimafia Cafiero De Raho e Giuseppe Lombardo di Reggio Calabria gli accusati hanno posto in essere, consentito o comunque agevolato condotte delittuose dirette ad agevolare l’attività di interferenza di Speziali su funzioni sovrane (quali la potestà di concedere l’estradizione, in capo alle rappresentanze politiche della Repubblica del Libano), finalizzate a proteggere la perdurante latitanza di Matacena», in modo da “mantenere inalterata la piena operatività di Matacena e della galassia imprenditoriale a lui riferibile, costituita da molteplici società usate per schermare la vera natura delle relazioni politiche, istituzionali e imprenditoriali da lui garantite a livello regionale, nazionale e internazionale”.

Nelle carte della nuova inchiesta emerge anche il tentativo di un alto prelato di vendere 400 kg d’oro “frutto dei doni dei fedeli alla chiesa”.

Proprio in questi giorni Scajola è tornato sulle pagine dei giornali nazionali per la sua vicinanza a Stefano Parisi, nella giornata di ieri l’ex ministro imperiese ha partecipato alla convention per la rinascita del partito di Berlusconi.