“RIMANGO A IMPERIA PERCHÈ…”. CON LE SUE MANI CREA TAVOLE DA WINDSURF “CUSTOM MADE”. DANILO LANTERI:”IN POCHISSIMI IN ITALIA FANNO QUESTO LAVORO E…”/LA STORIA

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Con le sue mani è capace di creare una tavola da windsurf unica e fatta su misura.

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Con le sue mani è capace di creare una tavola da windsurf unica e fatta su misura. È il lavoro di Danilo Lanteri, 62enne di Arma di Taggia, ma imperiese per molti anni, che dal 1981 ha aperto la sua azienda “Danilo Lanteri Boards&Fins”. 

In tutta Italia ci sono pochissime persone che fanno il suo stesso lavoro. Danilo costruisce tavole e pinne da windsurf rigorosamente “custom made” o, come preferisce dire lui, “taylor made”. Danilo, infatti, è come un sarto (“taylor” appunto), ma, al posto di creare un abito prendendo le misure del cliente, realizza tavole da windsurf artigianalmente con estrema cura per i dettagli e per le esigenze di chi con quella tavola solcherà le onde.

Un lavoro artigianale e artistico che va in controtendenza rispetto ai ritmi del mercato mondiale attuale, che punta a produrre in grandissime quantità oggetti standardizzati. La scelta di Danilo rientra quindi nel filone di tutti quegli imperiesi che hanno deciso di investire sul proprio talento e sul proprio territorio. Ultimamente, inoltre, Danilo ha deciso di impegnarsi anche in politica, candidandosi nella lista civica a Taggia.

COME PUÒ ESSERE CHIAMATO IL TUO LAVORO COSÌ DI NICCHIA?

“Posso essere definito uno “shaper” ossia “quello che dà la forma”. In tutta Italia ci saranno 4 o 5 aziende come la mia (oltre a chi lo fa per diletto personale), è un’attività molto rara. Proprio per questo ho clienti da tutta la nazione (e anche da fuori). L’ultima tavola l’ho realizzata per una ragazza di Roma, una ballerina molto minuta e leggera che aveva bisogno di una tavola fatta apposta per lei, dato che sul mercato sono tutte troppo grandi e pesanti. Inoltre, per dare un tocco in più, l’ho decorata con una sagoma di ballerina, rendendola ancora più unica”.

COME SI REALIZZA UNA TAVOLA DA WINDSURF?

Compro blocchi di polistirolo molto grandi, lunghi circa 3 metri. Inizialmente hanno la forma un parallelepipedo e poi piano piano do loro la forma (shape). Con un filo caldo si taglia l’eccesso, poi con la cartavetro inizio a lavorare più finemente, fino a ottenere la sagoma che ho in testa. Dopodiché  faccio il rivestimento con vetroresina, uno spessore di materiale leggero di compositi avanzati (con una tecnica detta “sandwich”), e infine passo alla decorazione. È un oggetto che deve essere funzionale, idrodinamico e deve cambiare a seconda delle peculiarità di chi lo userà e della specialità per cui verrà usato. In totale ci metto circa 20 giorni per realizzare una tavola”.

QUALI SONO LE DIVERSE SPECIALITÀ DI WINDSURF?

“C’è lo “slalom”, che è una gara di velocità, il “freestyle”, una gara a punteggio in cui l’atleta esprime in acqua piatta manovre complesse, e infine il “wave”, la specialità più scenografica, per la quale sono necessarie onde molto grandi, per fare salti anche di 15 metri. Per quest’ultima specialità quindi bisognerebbe andare alle Hawaii, in Australia, in Brasile o alle Canarie. Per le altre invece è più semplice trovare un posto dove praticarle”.

IMPERIA È UN LUOGO ADATTO PER PRATICARE QUESTO SPORT?

“Più che adatto. La Marina è uno “spot” (un punto ideale per la pratica, ndr) rinomatissimo e molto frequentato. Questo perché c’è una condizione di vento forte nelle giornate favorevoli, specialmente quando c’è il Maestrale, e inoltre il fondale favorisce la formazione di onde fino ai 4 metri”.

QUANDO È ARRIVATO IL WINDSURF IN ITALIA HAI SUBITO COLTO L’OCCASIONE AL VOLO.

“Sì. Inizialmente mi ero iscritto a Medicina, dopo il Liceo Vieusseux. Poi però ho lasciato e ho iniziato a lavorare in un cantiere nautico. La mia idea però era di fare qualcosa di mio. Nel 78-79 è esploso il windsurf in Italia e così ho trasformato la mia capacità di manovrare la resina dalle navi alle tavole. In pratica ho visto nascere il windsurf”.

COME MAI HAI SCELTO DI RIMANERE A IMPERIA?

“Per una serie di cause. Forse per un po’ di mancanza di coraggio. Come succede oggi, anche in quegli anni si sognava di andare fuori, ma forse era meno facile realizzare questo sogno. Oggi ci sono più strumenti per poterlo fare e potersi organizzare, anche se in ogni caso non vuol dire che sia più semplice. Nel mio piccolo però sono molto soddisfatto della mia scelta. Sono conosciuto a livello italiano nell’ambiente del windsurf, ho esposto le mie tavole in tutta la nazione. Ogni anno ho uno stand al Windfestival di Diano Marina (uno dei più importanti del settore). Da 3 anni, inoltre, ho deciso di aggiungere alla produzione le pinne per le tavole e questo mi ha fatto fare una grande svolta nell’attività. Tre campioni italiani gareggiano in coppa del mondo PWA con le mie pinne”.

IL TUO LAVORO È UN ARTIGIANATO DI ALTA QUALITÀ. È DIFFICILE SOPRAVVIVERE NEL MERCATO GLOBALIZZATO DI OGGI?

“Si e no. Ovviamente essere un artigiano comporta avere un mercato molto più ristretto dei grandi colossi, ma io non sono in concorrenza con loro. Il mio è un lavoro sartoriale e, in quanto tale, gran parte del mio compito è capire la persona che mi chiede una tavola. Infatti, è una componente essenziale del mio mestiere conoscere il mio cliente, crearmi una “banca dati” in testa con tutte le informazioni su di lui. Si instaura un rapporto psicologico, cercando di carpire tutte le caratteristiche importanti al fine di realizzare la tavola perfetta per quella precisa persona. È un divertimento per me curare ogni più piccolo dettaglio e vedere poi la reazione di chi riceva la sua tavola. Da una parte ci sono le industrie che producono migliaia di pezzi in serie, dall’altra ci sono io che produco una tavola su ordinazione”.

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