IMPERIA. ACCUSATA DI ESSERSI INTASCATA I SOLDI DELL’ASSICURAZIONE DI INVALIDITÀ DEL FIGLIO, A PROCESSO 62ENNE. L’EX MARITO IN AULA: “HO INIZIATO AD AVERE SOSPETTI QUANDO…”/L’UDIENZA

Attualità Home

27785841_10213535527516493_759704296_o

Nuova udienza questa mattina in Tribunale a Imperia del processo che vede sul banco degli imputati A.L., 62enne (difesa dall’avvocato Renato Giannelli del Foro di Imperia), con l’accusa di peculato ai danni del figlio e dell’ex marito P.D. (difesi dall’avvocato Ambrogio Viale).

I fatti risalgono al 2000, quando il figlio della coppia rimase coinvolto in un grave incidente stradale a seguito del quale venne dichiarato interdetto dal Tribunale di Imperia in quanto ritenuto totalmente incapace di provvedere ai propri interessi. Come risarcimento assicurativo il ragazzo (oggi 40enne) ricevette la somma di 1.060.000 euro e, al fine di amministrare il patrimonio, venne nominata la 62enne tutore del figlio e V.P. (il padre) pro-tutore.

Secondo l’accusa, nel periodo compreso tra gli anni 2003 e 2010, la donna si sarebbe appropriata di 253.635 euro. Dell’ammanco se ne sarebbe accorto l’ex marito, che avrebbe quindi denunciato la 62enne per peculato.

Questa mattina in aula è stato sentito l’ex marito che, davanti al Pm Antonella Politi, ha spiegato che a insospettirlo in merito all’operato dell’ex moglie quale tutore, il trasferimento del figlio in una struttura protetta. “Non ne sapevo niente – ha spiegato ai giudici – e quando l’ho scoperto ho deciso di avviare delle verifiche a seguito delle quali ho trovato spese dichiarate a bilancio, ma non documentante e comunque anomale”. Tra le spese cui ha fatto riferimento l’ex marito, sebbene regolarmente autorizzate dal giudice, l’acquisto e la gestione di un appartamento a Ormea (“è stato utilizzato due, tre volte”) e di una vasca idromassaggio.

Successivamente è stato sentito il Maresciallo Antonio Marra, incaricato della verifica dell’operato del tutore: Abbiamo rimostrato una mala gestione per circa 250 mila euro, spesi senza l’autorizzazione del giudice. L’indagine ha interessato in particolare le spese non documentate. Il tutore aveva dichiarato spese per 1 milione di euro circa. Rispetto alle spese reali c’era però una differenza di circa 250 mila euro”.

In ultimo è stato sentito il commercialista Achille Fontana, incaricato di redigere una perizia sulla gestione del patrimonio, da parte del tutore, dal 2000 al 2010.

“Ho esaminato il rendiconto attraverso la documentazione prodotta dal tutore. Il figlio era stato vittima di un incidente ed era stato beneficiario di un risarcimento danni pari a 1 milione e 60 mila euro, 100 mila dei quali ai genitori, cui va aggiunta la pensione di invalidità pari a circa 20 mila euro all’anno.

Ho rilevato una grande confusione, anche documentale, e varie anomalie. Ho suddiviso la mia analisi dei conti in sei categorie, autorizzato, non autorizzato, documentato, non documentato, spese straordinario e non straordinarie. Il tutore, in particolare, non aveva legato al rendiconto la documentazione bancario di supporto. Certamente un’anomalia che ha reso la ricostruzione dei movimenti finanziari piuttosto difficoltosa. In totale ammontano a 253 mila le spese non documentate”.