IMPERIA: A PROCESSO PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE, 56ENNE “NO BORDER” CONDANNATO A 4 MESI DI CARCERE/ LA SENTENZA

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In aula, questa mattina a Imperia, erano presenti oltre al suo legale, Laura Tartarini del foro di Genova, anche altri no border tenuti sotto stretto controllo dagli agenti di polizia e carabinieri.

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Quattro mesi di carcere (pena sospesa). È questa la pena inflitta dal giudice Daniela Gamba nei confronti di Gianni Balestra, 56 anni, no border, accusato di resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo era stato fermato, nell’ambito di una manifestazione, avvenuta il 4 ottobre del 2015,  in difesa dei migranti a seguito di alcune cariche della Polizia che fecero disperdere i dimostranti. Balestra, attivista di lungo corso, venne fermato mentre stava fuggendo dalla Polizia.

In aula, questa mattina a Imperia, erano presenti oltre al suo legale, Laura Tartarini del foro di Genova, anche altri no border tenuti sotto stretto controllo dagli agenti di polizia e carabinieri.

La scorsa udienza era stato ascoltato l’ispettore Alfredo Tiberi mentre questa mattina è stata la volta dell’attivista.

I fatti avvennero nell’ambito di una manifestazione, dopo 120 giorni di campo no border che era stato sgomberato dalla polizia 4 giorni prima. La manifestazione stava finendo e le forze dell’ordine si sono messe in assetto antisommossa con caschi e manganelli. Stavo parlando con il dott. Roggero che durante la manifestazione era stato dislocato all’interno del consolato francese in quanto obiettivo sensibile. Ho spinto Tiberi per dirgli di non caricare. Poi è partita la carica e io sono corso via.

La carica va avanti e io continuo a scappare ad un certo punto escono da una macchina tre persone e mi sbatacchiano in macchina. Ho un certificato medico che parla di ecchimosi. Erano tre persone in borghese, mi prendono e mi sbattono in macchina. La macchina è arrivata contromano e non era l’auto di polizia. Sono conosciuto dall’ispettore Tiberi, mi ha identificato due volte. Non si sono qualificati, e mi hanno portato in Questura, mi chiamano Giannino là dentro, ho frequentato abbastanza”.

L’ACCUSA

 

“Mentre camminavano l’ispettore Tiberi – ha detto il PM Monica Vercesi – ha ricevuto uno spintone da Balestra. Il motivo di non intervento immediato da parte di Tiberi è stato quello di evitare ulteriori tensioni. I poliziotti si sono identificati al momento del fermo e l’imputato si è divincolato con calci e pugni. Probabilmente aveva assunto bevande alcoliche. Una volta in commissariato la situazione si è tranquillizzata”.

LA DIFESA

“Balestra ha toccato Tiberi sulla spalla e tra i due c’è stata un’interlocuzione. L’identificazione successiva è un atto bizzarro perché già lo conosceva. Dopo circa un’ora di cariche di polizia c’è stato un intervento per chiedere conto a Balestra di quel richiamo. Manca l’elemento soggettivo. Nella descrizioni dei fatti, si tratta di una macchina senza insegne della polizia. L’ispettore Tiberi dice “non è un rapimento siamo della polizia”. Il mio assistito non ha capito subito che erano delle forze dell’ordine. Manca l’atto presupposto, l’elemento soggettivo e quello materiale del reato. Chiedo l’assoluzione per non aver commesso il fatto o per la particolare tenuità del fatto”.

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