Crisi Banca Carige: Scajola replica a Di Maio. “Agito sempre in maniera onesta. Commistione con la politica? Falsa”

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“Credo di aver sempre agito in maniera onesta, pulita e compente e la commistione con la politica mi sembra assolutamente falsa”.

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“Credo di aver sempre agito in maniera onesta, pulita e compente e la commistione con la politica mi sembra assolutamente falsa”. Lo ha dichiarato all’Agenzia Ansa Alessandro Scajola, ex vicepresidente della Banca Carige, fratello del Sindaco di Imperia, Claudio, e padre di Marco, assessore regionale, in merito alle dichiarazioni del vice premier Luigi Di Maio, questa mattina, in Parlamento, in relazione alla crisi dell’istituto di credito ligure. 

Il Ministro del Lavoro aveva citato Scajola tra coloro che riteneva responsabili del “fallimento” della Banca Carige.

Crisi Carige: Scajola replica a Di Maio

La nomina a vicepresidente e le presunte “commistioni con la politica”

Scajola, a processo per aggiotaggio e ostacola a Bankitalia nell’ambito di un secondo filone di indagine sulla Banca Carige, replica a Di Maio in merito alle presunte “commistioni con la politica”, specificando la genesi della sua nomina a vicepresidente.

Ci battemmo come provincia di Imperia per l’assegnazione di quattro posti del cda alla nostra provincia: tre nominati dalla amministrazione provinciale e uno dalla Camera di Commercio. La Camera di Commercio nominò il suo presidente che era Gianni Cozzi, successivamente eletto consigliere regionale. Visto che la Regione utilizzava la Carige come tesoreria e c’era una incompatibilità, Cozzi dovette dare le dimissioni e rinunciare alla sua presenza nel cda di Banca Carige. Come sempre c’era un gran movimento e il Consiglio camerale decise di effettuare una scelta tecnica, mettendoci il segretario generale della Camera di Commercio, nella mia persona”.

Le “operazioni temerarie”

Scajola replica a Di Maio anche in merito alle “operazione temerarie” di Banca Carige con particolare riferimento a mutui e finanziamenti,

“Il Consiglio dava mandato a uffici e dirigenti di procedere alle varie operazioni e nulla avveniva senza autorizzazione preventiva e successiva della Banca d’Italia. Tutto ciò che si faceva era regolarmente acconsentito e approvato dalla Banca d’Italia. Nessuna operazione azzardata”.

Per quel che riguarda il finanziamento da 35 milioni di euro alla società Acquamare del Gruppo Caltagirone per la costruzione del porto turistico di Imperia, Scajola aggiunge: “Il finanziamento venne dato a una associazione temporanea di banche, con a capo l’Unicredit che ci chiese di aderire. E noi abbiamo aderito, perché sarebbe stato assurdo non farlo. 

Ogni volta che si apriva un finanziamento, si chiedevano sempre garanzie ipotecarie. Il problema, forse, è nato con lo scossone all’economia, nel 2008, con gli immobili ipotecati che magari avevano perso parte del valore originario. Un fattore quest’ultimo che può avere creato ripercussioni su tutte le banche”.

 

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