Imperia: spaccio di droga, sequestrati due bar e un gommista. In manette un 43enne e un 52enne/foto e video

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L’indagine dai carabinieri ha però fatto emergere come il Taverna e Masottina fossero di fatto i titolari delle tre attività poste sotto sequestro in data odierna.

Due arresti, due misure di presentazione alla polizia giudiziaria e tre attività commerciali poste sotto sequestro. È questo il bilancio dell’operazione “Andalusia 2” compiuta, questa mattina, dal nucleo investigativo provinciale dei Carabinieri che hanno dato esecuzione all’ordinanza firmata dal Giudice per le indagini preliminari Paolo Luppi nei confronti di Giacomo Masottina, 43 anni, Sergio Taverna, 52 anni, il figlio Manuel Taverna, di 22 anni e Omar Peruzzi, 38 anni, gommista. I primi due sono stati ristretti nel carcere di Imperia, Masottina era già detenuto per traffico di sostanze stupefacenti, mentre gli altri due, considerati i prestanomi, sono stati sottoposti alla misura dell’obbligo di firma.

L’indagine è collegata allo spaccio di stupefacenti che ha portato all’arresto, l’anno scorso, di Masottina e Taverna S., e al reimpiego dei soldi di provenienza illecita. I carabinieri, sotto la guida dal Procuratore capo Alberto Lari, hanno posto sotto sequestro il Bar Garibaldi in piazza Dante a Imperia, il “Punto Gomme” sul lungomare Vespucci a Imperia e il Bar 84 in via Romana a Ceriale. Inoltre è stato sequestrato un conto corrente bancario del valore stimato di 210.000€.

In un caso, uno degli indagati si era fatto assumere come dipendente all’interno del bar per giustificare, in caso di controllo, la sua presenza. L’indagine dai carabinieri ha però fatto emergere come il Taverna e Masottina fossero di fatto i titolari delle tre attività poste sotto sequestro in data odierna. Il giudice ha nominato un amministratore giudiziario per le tre attività commerciali che non chiuderanno e che verseranno i loro introiti nelle casse dello Stato. I quattro sono accusati a vario titolo di trasferimento fraudolento di valori mediante intestazione fittizia di beni.  

Ten. Col. Pier Enrico Burri

“Questa indagine è stata denominata “Andalusia 2” perché è il prosieguo dell’indagine Andalusia che si è svolta fino agli ultimi mesi dello scorso anno ed era dedicata al traffico degli stupefacenti. L’indagine di oggi la definisco un punto in più, prezioso, per le indagini tradizionali, perché alla tradizionale indagine sugli stupefacenti è seguito un approfondimento patrimoniale, in modo tale da verificare quale fine potessero fare i proventi dell’attività illecita. L’intuito del nucleo investigativo è stato premiato, tanto che il Gip del Tribunale di Imperia ha riconosciuto la sussistenza di reati per cui abbiamo proceduto con il sequestro di tre attività economiche”.

Alberto Lari

“Abbiamo un risultato molto significativo, perché siamo riusciti a dimostrare che i guadagni delle attività con gli stupefacenti  venivano reinvestiti in attività che sono anche significativi all’interno del tessuto commerciale della città. È stato sequestrato un bar in pieno centro, in piazza Dante, un’officina sul Lungomare che collega Oneglia a Porto Maurizio e un bar nella zona mare di Ceriale. Sono stati sequestrati anche dei conti correnti.

È stato dimostrato che le attività illecite rendono. È bene aggredire anche il patrimonio, perché se si vuol mettere fine a questo traffico bisogna operare su entrambi i settori, non basta procedere con gli arresti.

È stato quasi un anno di indagine patrimoniale. Per quanto riguarda le attività commerciali, è stata applicata la nuova normativa, per cui è stato nominato un amministratore giudiziario, proprio per evitare l’effetto negativo che spesso si creava. Intervenendo lo Stato, si sequestrava il bene e il bene diventava inattivo e questo faceva gioco alla criminalità nel dire ‘lo Stato fa più danni che vantaggi’. Così invece c’è un amministratore giudiziario incaricato di proseguire l’attività, gli incassi verranno incamerati dallo Stato invece che venire reimpiegati nei traffici di droga”.

La conferenza

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