Imperia: fallimento Gold, condannato Biagio Parlatore. “Assolto da frode carosello, sono sereno”/La sentenza

Giudiziaria Imperia

Oltre a Parlatore (3 anni e 9 mesi), sono stati condannati Giona Caporossi (4 anni), Vincenzo Antonio Gioia (4 anni) e Bruno Caretta (4 anni).

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Tre anni e nove mesi di carcere per bancarotta fraudolenta. Questa la sentenza pronunciata questa mattina, giovedì 19 dicembre, dal collegio composto dai giudici Bossi, Trevia, Russo, al termine del processo relativo al fallimento Gold, nei confronti dell’imprenditore Biagio Parlatore.

Imperia: processo Gold, quattro condanne e un’assoluzione

Oltre a Parlatore, sono stati condannati Giona Caporossi (4 anni), Vincenzo Antonio Gioia (4 anni) e Bruno Caretta (4 anni). Assolto invece, perché “il fatto non costituisce reato”, Lorenzo De Lorenzi.

Parlatore, a processo concluso, ha espresso soddisfazione, tramite il proprio legale, Alessandra Mandolesi, in quanto assolto dall’accusa più pesante, una frode carosello da 29 milioni di euro.

I quattro imputati sono stati condannati anche al risarcimento danni alla parte civile, il Fallimento Gold Italia.

Il collegio ha stabilito una provvisionale pari a 11.193,86 euro per Parlatore, 500 mila euro per Caporossi e Gioia, 14 mila euro per Caretta.

Avvocato Alessandra Mandolesi (Studio Isolabella), legale Parlatore

“È un tassello molto importante. Le contestazioni erano fondate in buona parte su un gravissimo fatto, l’accusa era di aver evaso il fisco per diverse decine di milioni di euro. Un’accusa che abbiamo valutato a lungo e profondamente nel corso del processo. Il Giudice ha assolto da questo capo di imputazione perchè il fatto non sussiste, a prova piena. Non in ragione della carenza di prove, ma riconoscendo la piena insussistenza del fatto.

Per quello che riguarda altri tipi di contestazione, diciamo che su un’accusa complessiva di circa 1 milione di euro di distrazioni, Parlatore è stato assolto per il 99%. La condanna a 3 anni e 9 mesi si riferisce alla bancarotta per due capi di imputazione, che sono, da un punto di vista quantitativo, di circa 11 mila euro complessivamente.

Siamo molto sereni, faremo appello su questi due capi di imputazione, che sono il frutto di una poca chiarezza nella gestione di queste somme di denaro, molto esigue rispetto a quelli che sono i fatti di bancarotta, ma siamo molto sereni sul fatto che potremo chiarire anche questi ultimi fatti con la corte d’Appello.

Per gli altri imputati, le accuse erano, anche da un punto di vista quantitativo della distrazione, molto più elevate.

La bancarotta Digital è fondata su una presunta frode carosello, che per altro è già stata esclusa proprio nel merito dal Giudice tributario , ma il Giudice penale di Milano in primo grado, ha ugualmente condannato Parlatore, ritenendo che fosse fondata in buona parte sul fatto, sul presupposto, che ci fosse la frode carosello anche nella società Gold, che era precedente alla società Digital. Avendo finalmente chiarito che non c’è questa frode carosello, di base direi che abbiamo delle ottime speranze, quantomeno di convincere il Giudice di Appello di Milano che effettivamente anche l’altra frode carosello non sussiste o, nel caso che sussista, riguarda altri soggetti e non Biagio Parlatore.

Non ha evaso le imposte che gli vengono contestate anche in quella sede, per ora solo penalmente, perchè dal punto di vista tributario sono già state escluse”.

Biagio Parlatore

“Le condanne non rendono mai soddisfatto nessuno, ci manca ancora. Sono soddisfatto solo perchè finalmente è venuto fuori che io non ho fatto delle frodi carosello, dell’evasione o qualsiasi altro tipo di reato fiscale che mi è stato contestato, che per un imprenditore è una accusa molto grave.

Il Giudice ha detto che non l’ho fatto, lo ha escluso categoricamente, così come era già stato escluso dall’Agenzia delle Entrate, sia per la Gold e addirittura in Commissione Tributaria per la Digital. Non ho fatto nessuna evasione. Per me è molto importante. Le contestazioni riguardano 11 mila euro di danni su una azienda che aveva milioni di capitale sociale, fatturava decine di milioni di euro.

Continuo ad essere sereno che in appello queste due piccole contestazioni le chiariremo ulteriormente. Parliamo di 11 mila euro su 12 milioni di fallimento. Mi sento sereno, esattamente come ero sereno dal punto di vista fiscale per quanto riguardava la frode carosello, perchè mi era stata esclusa già dal fisco. Quando entri in un Tribunale non sei mai sereno, però fiducioso si, perchè il fisco si era già espresso in tal senso”.

La storia

La GOLD Italia Spa, azienda di componenti per computer e televisori, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Imperia alla fine del 2009. Fondata a fine degli anni ’80 da Parlatore, poi venduta al Gruppo Radiomarelli, avrebbe lasciato oltre 5 milioni di euro di debiti. Gli uomini della Guardia di Finanza di Imperia che indagarono sulla società evidenziarono la presenza di fatture fittizie.

A dare il colpo di grazia alla società, in difficoltà economica dopo la vendita della stessa al Gruppo Radiomarelli, fu Guido Tallone, proprietario del capannone di via Nazionale nel quale la Gold Italia Spa stipava il materiale elettronico proveniente dalla Cina, che con un’istanza di fallimento per il mancato pagamento del canone di locazione, per oltre 100 mila euro, ottenne il sequestro preventivo della merce che era custodita al suo interno. 

Parlatore ha sempre dichiarato la sua innocenza, asserendo che i problemi economici della società sarebbero scaturisti solo dopo la vendita della stessa al gruppo Radiomarelli.

 

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