Imperia: condanna per insulti social, parla Dulbecco. “Mia battaglia personale, Facebook non può essere senza regole. Rispetto per idee altrui”

Giudiziaria Imperia

Giribaldi è stato condannato al pagamento di 500 euro di multa, 500 euro di risarcimento, oltre al pagamento delle spese legali per un importo pari a 2.500 euro, con sospensione condizionale della pen

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“Quello che voglio è il rispetto delle idee. Bisogna usare i social ed esprimere le proprie idee senza insultare ed offendere nessuno”. Lo ha affermato Angelo Dulbecco, commentando la condanna, arrivata questa mattina in Tribunale a Imperia, di Gionata Giribaldi, il 34enne accusato di diffamazione per aver creato la pagina Facebook “Dulbe che fa cose”, con l’obiettivo di ironizzare sull’ex consigliere comunale, oggi coordinatore regionale dei giovani di Forza Italia.

Giribaldi è stato condannato al pagamento di 500 euro di multa, 500 euro di risarcimento, oltre al pagamento delle spese legali per un importo pari a 2.500 euro, con sospensione condizionale della pena. Assolto invece dall’accusa di sostituzione di persona perché “il fatto non sussiste”.

34enne condannato per pagina ironica: parla Angelo Dulbecco

È soddisfatto della sentenza?

“Non so se si possa parlare di soddisfazione. Sicuramente c’è la soddisfazione di veder riconosciuta la propria ragione dopo un percorso lungo.

Questa è una battaglia che faccio non solo per me, ma in difesa di un principio che i social, internet in generale, non possono essere uno spazio dove non ci sono leggi e non ci sono regole.

È impensabile, oggi come oggi dove tutti abbiamo i nostri profili social e facciamo le nostre attività su internet, che non ci siano delle regole precise, non ci siano delle leggi. Dove qualcuno si possa alzare la mattina e pensare di insultare ed infamare una persona, magari senza neppure conoscerla e pensare di poterla fare franca.

Con questa sentenza ho voluto ristabilire questo principio. Combatterò sempre nel mio piccolo, affinchè questi spazi non siano spazi dove non c’è legge.

Io continuo la mia piccola battaglia, perchè voglio sperare di avere sempre più miei concittadini, razzi e persone, che dicano quello che pensano, esprimano il loro pensiero senza paura di essere attaccati da persone, così dette haters, che molto spesso si fanno prendere la mano e sfociano addirittura in reati penali.

Voglio che questa cosa cambi e nel ,mio piccolo continuerò questa battaglia. Oggi mi ritengo soddisfatto e vedremo in futuro”.

È soddisfatto anche se il tribunale non ha dato una carcerazione ma solo una pena pecuniaria?

“Non è che voglio mandare in galera nessuno. Non mi voglio vendicare di niente e di nessuno, io voglio essere differente nel mio atteggiamento. Quello che voglio è il rispetto delle idee.

Sono abituato a esprimere le mie idee, sono abituato a ricevere critiche anche pesanti, ma quando si passa il segno non sono più disposto ad accettare questa cosa.

Per me e per tutti gli utenti di questi social, io voglio portare avanti questa mia piccola lotta di civitlà”.

Vuole dire qualcosa all’imputato?

“Io non lo conosco e non lo ho mai conosciuto. Gli vorrei dire quello che vorrei dire a tutti. Usare i social ed esprimere le proprie idee senza insultare ed offendere nessuno.

Abbiamo visto i risultati, qualcuno dice che odiare ti costa. Forse davvero dobbiamo cominciare a portare avanti queste piccole battaglie. Rispetta le idee altrui e non offendere chi non la pensa come te e utilizza i social nel modo corretto. Questo penso sia l’utilizzo migliore che ne possiamo fare”.

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