Coronavirus: come affrontare l’isolamento in casa, parla la psicologa Claretta Femia. “Importante la ritualità, ecco chi è più a rischio” / L’intervista

Coronavirus Cultura e manifestazioni

Ecco i suggerimenti della psicologa Claretta Femia per affrontare il lungo isolamento in casa.

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“L’isolamento, se all’inizio può essere gestito in modo tollerabile, con il passare del tempo può diventare delicato da affrontare. Per i soggetti più a rischio può causare depressione o portare a traumi profondi”. Lo afferma la psicologa psicoterapeuta Claretta Femia, consigliere dell’Ordine degli Psicologi ligure.

A tu per tu con la psicologa psicoterapeuta Claretta Femia

Per approfondire il tema delle conseguenze psicologiche dell’isolamento forzato, imposto dalle misure di contenimento del Coronavirus in tutta Italia, la Redazione di ImperiaPost ha posto diverse domande alla dottoressa Femia, con l’obiettivo di comprendere meglio cosa può comportare questa condizione e avere consigli per affrontarla in modo sano.

Ecco cosa ha risposto.

Quali iniziative promuove l’Ordine degli psicologi?

“Come psicologi dell’Ordine Ligure ci siamo attivati creando, in collaborazione con Cisom, Croce Rossa, Emdr e Sipem, un servizio gratuito di ascolto psicologico telefonico rivolto a tutta la popolazione, attivo 7/7 giorni nelle fasce orarie 9-12; 14-17; 20-22 (Numero telefonico: 320 6708717). È servizio attivo da diverse settimane e abbiamo ricevuto moltissime telefonate. Le paure e le ansie sono molte. Si sono attivate anche le Asl, con sportelli telefonici e consulti psicologico via Skype.

Quand’è che la paura diventa nociva?

La paura di fronte a un’epidemia è risposta naturale e spontanea a un pericolo reale. Può essere utile per fare attenzione ai rischi e per la prevenzione, ma diventa negativa se c’è un’ansia che supera la capacità di gestione cognitiva degli eventi, se ci porta a sopraffare la razionalità. Può trasformarsi in fobia, panico, ossessione.

Se ci rendiamo conto che la paura si trasforma in qualcosa di simile, la prima cosa da fare è smettere di ricercare continuamente nuove informazioni di quello che sta accadendo, anche perché le fake news sono tante. È importante basarsi su fonti affidabili, ma anche far riposare la mente, cercare spazi di sollievo, limitare l’accesso all’informazione a un solo momento della giornata.

Importante è dedicarsi ad attività piacevoli, anche se purtroppo in casa le possibilità sono limitate. Se anche le attività non funzionano, i psicologi sono a disposizione. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologici ha istituito un motore di ricerca nazionale all’interno del quale si trova una rete di psicologi per il servizio online, che si chiama “Psicologi contro la paura” (Clicca qui).

Quali sono gli effetti dell’isolamento prolungato, invece?

Gli effetti psicologici possono essere diversi a seconda dell’età e della condizione in cui ci si trova.

L’isolamento, se all’inizio può essere gestito in modo tollerabile, in alcuni soggetti più a rischio può diventare delicato da affrontare.

In generale, la ritualità è preziosa per tuti, dai bambini agli adulti. Alzarsi, vestirsi, prepararsi, prendersi cura di sé, uscire, incontrare altre persone, rispettare degli orari, sono tutti passaggi importanti e se vengono meno ci possono essere delle conseguenze. Si può andare incontro a sintomi depressivi. In soggetti che hanno già tenenze depressive, questo può essere ancora più pericoloso.

Quali sono i soggetti più a rischio?

  • Bambini

Mentre l’isolamento per gli adulti può essere più facilmente gestito, grazie ad esempio all’utilizzo della tecnologia, mantenendo attiva la propria rete sociale, lo stesso non si può dire per i bambini.

Cosa si può fare? È importante non sovraesporli a informazioni eccessive, non tenendo accesa la televisione tutto il giorno collegata ai telegiornali. Altrettanto fondamentale è spiegare cosa sta accadendo. I bambini hanno bisogno di verità. Il non detto, le ansie non verbalizzate, rischiano di alimentare paure e ansie angosciose. Bisogna spiegare semplicemente e con parole chiave, per dare un senso all’isolamento che coinvolge anche loro e stare attenti quando ci rivolgono delle domande. Dobbiamo mostrarci accoglienti e non sminuire le loro paure, rassicurandoli che là fuori ci sono persone competenti al lavoro per risolvere il problema.

Altro aspetto importante è mantenere una ritualità quotidiana, fondamentale per avere la prevedibilità degli eventi, cosa che rappresenta sicurezza. Anche se non si va più a scuola, si può riorganizzare la giornata in un altro modo. Ad esempio si può decidere che ci si alza, si fa colazione poi ci si dedica al disegno e poi alla ginnastica. Anche per i genitori che lavorano da casa, è prezioso riservare un momento della giornata completamente dedicato a loro, essendo i loro unici compagni di gioco. È  indicato il gioco simbolico per dar loro la possibilità di tirar fuori le emozioni che stanno vivendo, e tutte le attività montessoriane. Farsi aiutare nelle attività quotidiane, come  cucinare, stendere, che fanno sentire i bimbi utili e parte integrante del nucleo familiare. È importante far capire che questo “tempo sospeso” ha avuto un inizio, ma avrà anche una fine, il mondo continuerà ad esistere.

  • Coppie

Se la coppia era già a rischio, questa convivenza “forzata” non può che acuire la situazione problematica. Abbiamo avuto casi, però, in cui alcune coppie si sono rafforzate in questa condizione. In ogni caso, in tutte le coppie è importante ritagliarsi spazi individuali. È prezioso a prescindere dal termometro di benessere della coppia.

  • Famiglie in difficoltà economica o casi di violenza domestica

C’è anche il grande problema delle famiglie in difficoltà socioeconomica, che si trovano a non poter uscire restando magari in molti soggetti chiusi in appartamenti piccolissimi. Senza poter lavorare, quindi senza stipendio, c’è chi non riesce più a fare la spesa. 

Ci sono i casi di violenza domestica, che potrebbero intensificarsi, con la diminuzione delle possibilità di chiedere aiuto. C’è il rischio di trauma profondo, che può segnare profondamente. È importante far sapere alla popolazione che esistono supporti telefonici dedicati al maltrattamento e all’abuso. Sul sito dell’Ordine ci sono i link dedicati utili alla popolazione.

  • Future mamme o neomamme

Un’altra fascia da tenere attenzionata sono le future o neomamme. L’isolamento sociale può essere uno dei fattori di depressione post partum. Trovarsi in casa con un neonato, da sole, senza aiuti è una situazione difficile da gestire. È quindi importante la presenza e il supporto del partner, tenersi in contatto con altre neomamme, anche con telefonate,. Tenere vivo il contatto sociale per non isolarci.

Chi sta per diventare mamma può sentirsi in preda alla paura, ma i reparti ospedalieri si sono attrezzati benissimo, anche con la tecnologia.

  • Anziani

Gli anziani essendo tra le fasce più a rischio nell’ambito della diffusione del Coronavirus, sono coloro che subiscono forse il maggiore isolamento per non rischiare che vengano contagiati. Essendo, inoltre, meno avvezzi alla tecnologia, fanno più fatica a tollerare l’isolamento.

È importante poter agire dal punto di vista psicologico su tutte le fasce d’età, supportato la popolazione in diversi modi, per poter ridurre le conseguenze negative. Grandissima attenzione è necessaria anche per le persone con disabilità, facendo in modo che non rimangano prive delle loro terapie e dei contatti con le loro persone di riferimento.

Cosa succederà dopo che sarà terminata l’emergenza?

Bisognerà ricostruire, un po’ come dopo le guerre, anche a livello psicologico e a livello emotivo, e vale per tutti.

Una situazione complessa può diventare una chance. Nel momento in cui si vive, è difficile da affrontare, ma quando iniziamo a stare meglio, realizziamo che ci ha lasciato elementi preziosi, che non vanno sprecati”.

Ecco i suggerimenti degli psicologi per stare a casa senza stress

 

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