3 Marzo 2024 15:46

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3 Marzo 2024 15:46

Coronavirus, Imperia: parrucchieri ed estetiste in difficoltà, l’appello di una commerciante. “Non lasciateli soli”

In breve: L'appello alla Politica di una commerciante imperiese.

“Qualcuno fra di voi può prendersi a cuore questa causa e chiarire le idee ad entrambe le categorie?”. È questo l’appello di Layla Maranta, commerciante imperiese nel settore dell’estetica, rivolto ai politici locali per portare l’attenzione sulle difficoltà che stanno attraversando i parrucchieri e le estetiste a causa dell’emergenza Coronavirus.

Come il resto dell’economia, anche questo settore è stato pesantemente colpito. Le attività sono chiuse da settimane (alcuni esercenti hanno deciso di chiudere ancora prima del Dpcm del Presidente Conte) e la riapertura, oltre a essere ancora lontana, presenta molti interrogativi e dubbi.

Coronavirus: parrucchieri ed estetiste, l’appello di una commerciante imperiese alla Politica

“Cerco un politico famoso o meno, beh se conta qualcosa meglio, che si prenda a cuore la categoria dei Parrucchieri e delle Estetiste.

Lavoro per loro, anzi no, lavoro con loro, da circa 5 anni. Ho iniziato come dipendente e da ottobre 2019 sono titolare di un negozio che fornisce loro materiale.

Sarà che l’imprenditrice io no la so fare, almeno non quella d’assalto, che pensa solo al proprio guadagno. E forse falliró, al di là di questo storico momento, per le mie scelte. Però mi si stringe il cuore, perché nessuno dai vertici se ne prende cura.

Fra di loro ci saranno di certo i più e i meno agiati, ma poco importa, perché saranno gli ultimi ad aprire, nonostante ogni norma legata all’igiene, la conoscessero e la applicassero, già da subito, pre Covid.

Alcuni di loro, per il bene della comunità, hanno anche deciso di chiudere anticipatamente, senza che nessuno glielo avesse chiesto. Hanno responsabilmente deciso di non cedere alla cliente, che li chiamava disperata e supplicante un colore, una piega, per salvaguardare la propria salute e quella della cliente stessa.

Hanno cercato di riempire i vuoti e la noia delle persone a casa con video tutorial, dando consigli e istruzioni. Dovranno accettare di avere meno clienti, nel rispetto della distanza a seconda della metratura del loro negozio.

E questo non solo gli farà avere meno introito, ma probabilmente meno dipendenti a cui, per il suddetto motivo, dovranno a malincuore rinunciare, creando altra disoccupazione.

Certo speriamo tutti che la cosa si risolva e che non sarà così drastica, ma nel frattempo sono massacrati da milioni di offerte che sottintendono quello, che obbligatoriamente dovrebbero avere, se vogliono poter riaprire. E nessuno conferma e nessuno, per loro, smentisce.

E si ritrovano così ad investire denaro che non hanno o che sperano di ammortizzare, in una serie di accessori e attrezzature, senza nessuna certezza, se non il sottinteso, che se da più parti tali offerte arrivano, allora forse i fornitori ne sanno più di loro. 

Certo mi farò dei nemici, dovrei tacere, vendere loro ciò che chiedono e coprire la coscienza col guadagno. Chiedo scusa, non ne sono capace.

Vorrei che investissero i loro risparmi, i loro sacrifici in beni CERTI. Vorrei che qualcuno non li lasciasse in balia del solo mercato o li mettesse in condizione di comprare tutto, in fretta e subito, nella paura che arrivi il decreto che permetta loro di aprire e li trovi impreparati.

Non si gioca a mio parere così, così non vale. E se poi dai vertici decidete che la nostra Greta è il nostro “world plastic free” hanno ancora un peso, che faremo di tutto questo plexiglas? Solo per fare un esempio.

Escono ogni giorno articoli, ipotesi. E allora tutti a comprare copriscarpe. Non lo so, sarò stupida, ingenua, ma non mi pare che a nessun’altra categoria sia chiesto tanto investimento, dopo tanta perdita, senza dare certezza alcuna.

Anche gli enti contattati sono ad oggi vaghi. Chiedo ancora: qualcuno fra di voi può prendersi a cuore questa causa e chiarire le idee ad entrambe le categorie? Così da avere la libera scelta su tutte le cose fantastiche proposte e non l’angoscia di restare fermo, e non poter lavorare perché senza la possibilità economica.

Sono partire Iva, le cui 600 euro, che forse riuscirete a dare, non coprono nemmeno un terzo, del fantastico sistema di igienizzazione del momento. 

Chiedo solo risposte per loro. Sono vostri cittadini, contribuenti, quelli a cui sorridete in campagna elettorale. Mettetegliela anche adesso quella mano sulla spalla, virtualmente e aiutateli ad avere risposte così che, nel rispetto dei tempi giusti, per il ritorno alla professione, abbiano modo e tempo di organizzarsi, applicando giuste scelte e giusti acquisti”.

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