Coronavirus: Fase 2, il “celodurismo” politico manda in corto circuito l’Italia/L’editoriale

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“Siamo stati i primi a…” è diventato lo slogan per eccellenza, tra Sindaci sceriffi e Governatori showman. La contagiosità del virus viene plasmata di continuo.

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‘Mascherine? Obbligatorie sempre. No, non sempre, solo negli esercizi commerciali. Ma no, anche ai mercati. Ma come? Ma non sono chiusi i mercati? Ma va, sono aperti. Sono i ristoranti che sono chiusi. Però c’è il take away. No, dal 4 maggio. Ma cosa dici, dal 27 aprile. Che stress, mi è venuto mal di testa. Vado a correre. No, non si può. Ma come no, si che si può. No, solo dal 4 maggio. Però puoi andare a pescare. No, non si può. Come no? No. Potessi almeno fare due passi con mia moglie. Ma si, puoi. Ma cosa dici, no. Informati prima di parlare. Guarda l’ordinanza di Toti. Sei indietro, è già online quella di Conte. Principiante, ho appena stampato quella di Scajola’.

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. Povera Italia. Povera Liguria. Povera Imperia. Vittime di un cortocircuito istituzionale frutto di un celodurismo politico dilagante. Non si decide solo nell’interesse dei cittadini, come dovrebbe essere, ma piuttosto si decide anche nell’interesse dei cittadini. Perché un occhio è sempre rivolto al rivale politico, al consenso. E non si discute, in questa sede, la bontà o meno dei provvedimenti, quanto la tempistica, le giustificazioni, molto spesso l’incoerenza

“Siamo stati i primi a…” è diventato lo slogan per eccellenza, tra Sindaci sceriffi e Governatori showman. La contagiosità del virus viene plasmata di continuo, adattata alle singole esigenze. Ognuno legge i bollettini in modo diverso. L’aspetto terribile di questa malattia non è solo la mortalità, quanto il suo essere poliedrica. Per alcuni è solo una forte influenza, per altri muoiono solo gli anziani, per altri ancora è un incubo senza fine. Il che permette, e in Italia ne siamo maestri, interpretazioni delle più variegate.

E allora ecco che Scajola riapre i mercati (con tanto di servizio in Tv, guarda caso su Mediaset), ma impedisce di andare a correre da soli, Toti consente il take away, ma non riapre ufficialmente i mercati.

Imperia resta ‘fedele’ al Governo, non adotta l’ordinanza del Governatore della Liguria e non allenta le restrizioni. Risultato? A Imperia non si può fare jogging. A Diano Marina, due passi più in là, si.  Nel frattempo morti e contagi sono sempre tanti, troppi.

Lo specchio di un’Italia che corre a velocità diverse, da Comune a Comune, da Regione a Regione, da Nord a Sud. Ognuno per la propria strada, ognuno seguendo i propri interessi. E non solo quello collettivo.

Al vertice del cortocircuito il Premier Giuseppe Conte, incapace, per mancanza di una leadership politica forte, di dettare una linea comune nel Paese. Alla base gli italiani. Soli, come sempre. Stufi di un’Italia senza spina dorsale, senza classe politica, senza anima. Tenuta in piedi, nell’emergenza, da medici e infermieri, costretti a indossare il costume da super eroi per sorreggere una sanità traballante, provata negli anni da tagli sanguinosi. 

C’è chi inneggia, sull’onda della frustrazione, alla rivolta sociale, al fascismo, all’anarchia. Un malcontento che ribolle nelle viscere di un Paese funestato da ansie e paure. La strada verso la rinascita sembra ancora lunga. Non toglieteci l’unica cosa che ci resta, la speranza. 

Mattia Mangraviti

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