Imperia: disabili, isolamento senza fine. Lo sfogo di Michela Aloigi. “Il lockdown ci aveva reso tutti uguali, ora più invisibili di prima”

Attualità Imperia

Lo sfogo di Michela Aloigi per la condizione delle famiglie con persone con disabilità.

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Vorrei tornare al mese di marzo quando vi sentivate come me e io ero meno sola in questa società priva di umanità“. Sono le parole piene di ammarezza di Michela Aloigi, mamma di Matteo, 27enne con disabilità, in riferimento alla condizione che stanno vivendo le famiglie più deboli in questo periodo post lockdown.

A causa dell’epidemia Coronavirus, infatti, le fasce più in difficoltà sono state quelle più colpite, specialmente per via della chiusura dei centri specializzati e di riabilitazione. Ora che l’emergenza si sta sgonfiando, Michela, presidente dell’associazione imperiese La Giraffa a Rotelle, ha sottolineato, come dal suo punto di vista, i disabili siano stati lasciati indietro e dimenticati ancora una volta.

Imperia: l’isolamento dei disabili, lo sfogo di Michela Aloigi

Vorrei tornare indietro, al mese di marzo quando tutti eravamo uguali, tutti ci sentivamo ed eravamo soli, incertezze su tutto, ma la speranza di quel “tutto andrà bene” ci univa. Speravamo che il tempo scorresse veloce per cominciare a tornare a vivere.

Ora, per noi con familiari con disabilità, oltre a vivere un perenne lockdown è finita anche la speranza.

Ho perso quel poco che ero riuscita con gran fatica a conquistare. I centri riabilitativi chissà mai quando potranno ripartire a pieno ritmo, che ne sarà del mio lavoro, quando potrò tornare ad essere anche per mezza giornata sola, Michela, e non sempre e solo la mamma di Matteo, nessun aiuto economico è arrivato.

Bombardata da tanti “no” con cui devo combattere.

Tutto questo è estremamente faticoso e quasi privo di risultati. Avevo veramente pensato ( 51 anni e ancora credo alle favole) che ci potesse essere un po’ più di umanità dopo che ognuno di noi ha provato la paura e l’isolamento.

Ho pensato che finalmente le istituzioni visto il momento così duro potessero aiutarci senza dover sempre chiedere, chiedere, chiedere fino ad urlare…Ho creduto che forse non saremmo stati sempre “gli ultimi”, e invece siamo caduti ancora più in basso , non si limitano a dire “no” hanno smesso addirittura di parlarci.

Vorrei tornare al mese di marzo quando vi sentivate come me e io ero meno sola in questa società priva di umanità”.

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