Liguria: mafia, l’allarme della DIA. “Si è integrata in regione. Furti di armi nell’imperiese, tre arresti in due mesi”

Attualità Imperia

Nel corso della relazione, una sezione, lunga 48 pagine, analizza la situazione in Liguria, divisa per le quattro province.

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“La compenetrazione dell’imprenditoria ma osa nell’economia legale locale dimostra come le mafie si siano trasformate, in Liguria, da “soggetto che si è infiltrato” a “soggetto che si è integrato” perfettamente nel sistema economico del territorio”. È ciò che emerge dall‘ultima relazione della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) relativa al secondo semestre del 2019.

Nel corso della relazione, una sezione, lunga 48 pagine, analizza la situazione in Liguria, divisa per le quattro province.

Nel semestre in esame l’azione della DIA si è mossa su due direttrici: “una volta all’aggressione ai patrimoni illeciti e all’individuazione e all’arresto di latitanti; l’altra fortemente proiettata al monitoraggio delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, finalizzato all’emissione, da parte delle Prefetture, di interdittive antimafia”.

Nel complesso, come si evince dalla relazione “in Liguria siano in corso le procedure per la gestione di 253 immobili confiscati, mentre altri 117 sono già stati destinati. Sono, altresì, in atto le procedure per la gestione di 20 aziende, mentre 8 sono state già destinate. Immobili con relative pertinenze (box, autorimesse posto auto), terreni e imprese edili, alcune strutture ricettive, attività commerciali e immobiliari, rappresentano solo alcune delle tipologie di beni sottratti alle ma e in Liguria, concentrati, seguendo un ordine quantitativo decrescente, nelle province di Genova, Savona, La Spezia e Imperia”.

Per quanto riguarda l’imperiese, in particolare, dalla relazione emergono gli arresti di tre soggetti, avvenuti tra il 21 ottobre e il 29 novembre 2019. Tra i primi due, a Triora, arrestati per il furto di “un armadio blindato che custodiva numerose armi e munizioni, sottratto da un’abitazione di Triora (IM)”, c’era il “figlio di un pluripregiudicato di Rizziconi (RC), ritenuto collegato al locale di Ventimiglia, estradato nel 2004 dalla Francia (ove stava scontando una pena per narcotraffico), in quanto destinatario di provvedimenti cautelari per omicidio doloso, per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e reati in materia di armi”.

Il terzo, invece, è stato arrestato a Dolceacqua, e si trattava di “un soggetto originario di Montebello Jonico (RC), residente in Francia, con un passato di collaboratore di giustizia, sorpreso in possesso di numerose armi illegalmente detenute”.

Liguria

‘Ndrangheta, mafia siciliana e camorra

“La presenza in Liguria di proiezioni mafiose, principalmente della ‘ndrangheta e, in misura più marginale, anche della mafia siciliana e della camorra, rappresenta un dato investigativo da anni ormai acquisito, che si inquadra nel più ampio fenomeno che interessa le aree economicamente più avanzate del nord del Paese. La criminalità organizzata è, infatti, sempre più interessata al tessuto economico-imprenditoriale della Regione, agli importanti scali portuali e alla particolare collocazione geografica, crocevia tra la Versilia, la Costa Azzurra, le regioni del nord Italia ed il nord Europa.

Come accertato dalle diverse inchieste che si sono succedute nel tempo, la ‘ndrangheta si è affermata sul territorio attraverso una struttura criminale denominata Liguria, alla quale sono state ricondotte tre unità periferiche, c.d. locali (dotati di autonomia strategico-operativa seppure strettamente collegati al Crimine reggino), presenti a Genova e Ventimiglia (IM) – riconosciuti giudiziariamente in via definitiva – cui si aggiunge quello di Lavagna, di cui si argomenterà più avanti.

[…]

Da soggetto infiltrato a soggetto integrato

La compenetrazione dell’imprenditoria ma osa nell’economia legale locale dimostra come le mafie si siano trasformate, in Liguria, da “soggetto che si è infiltrato” a “soggetto che si è integrato” perfettamente nel sistema economico del territorio.

Si è già avuto modo di evidenziare, nelle precedenti Relazioni, la spiccata capacità delle cosche calabresi di entrare in connessione con esponenti della cd. area grigia imprenditori, professionisti, funzionari pubblici ed amministratori locali – che ha favorito l’acquisizione di un patrimonio relazionale indispensabile per realizzare i progetti criminosi. Emblematico, in tal senso, il ricorso di taluni imprenditori, contigui ad ambienti ma osi, a pratiche collusive o corruttive verso amministratori pubblici per l’acquisizione indebita di appalti, sub-appalti, forniture, licenze edilizie, concessioni demaniali ed altri benefici. Pratiche cui si è affiancato, in alcuni casi, il ricorso ad atti intimidatori finalizzati a superare le resistenze ai tentativi di condizionamento delle amministrazioni locali.

Le indagini degli ultimi anni hanno spesso messo in luce la capacità collusiva della criminalità organizzata con le amministrazioni locali e il sistematico tentativo di condizionarne l’attività decisionale, ricorrendo di norma a pratiche corruttive.

Arresto di latitanti e monitoraggio delle infiltrazioni mafiosi negli appalti pubblici

Nel semestre in esame l’azione della DIA si è mossa su due direttrici, una volta all’aggressione ai patrimoni illeciti e all’individuazione e all’arresto di latitanti; l’altra fortemente proiettata al monitoraggio delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, finalizzato all’emissione, da parte delle Prefetture, di interdittive antimafia.

In tale contesto, alcuni elementi di valutazione estremamente significativi pervengono dalla lettura dei dati pubblicati dall’ “Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”. Essi indicano come, allo stato attuale, in Liguria siano in corso le procedure per la gestione di 253 immobili confiscati, mentre altri 117 sono già stati destinati. Sono, altresì, in atto le procedure per la gestione di 20 aziende, mentre 8 sono state già destinate. Immobili con relative pertinenze (box, autorimesse posto auto), terreni e imprese edili, alcune strutture ricettive, attività commerciali e immobiliari, rappresentano solo alcune delle tipologie di beni sottratti alle ma e in Liguria, concentrati, seguendo un ordine quantitativo decrescente, nelle province di Genova, Savona, La Spezia e Imperia”.

Provincia di Imperia

“Anche nella provincia di Imperia si sono manifestate le dinamiche tipiche dei contesti mafiosi, in considerazione della presenza, sul territorio, delle proiezioni extraregionali delle cosche reggine SANTAITI-GIOFFRÈ, GALLICO, PIROMALLI, MAZZAFERRO, ALVARO e PELLE, componenti del locale di Ventimiglia, struttura di coordinamento tra le varie famiglie per la spartizione e la condivisione degli affari illeciti.

Il radicamento di numerose famiglie calabresi nella provincia di Imperia è ulteriormente comprovato da manifestazioni e riti tipici delle zone d’origine, tra le quali la celebrazione della “Madonna della Montagna”, che si svolge il 7 settembre a Ventimiglia Alta, contemporaneamente a quella tenuta presso il Santuario di Polsi a San Luca d’Aspromonte.

Tra Taggia e Sanremo si sono registrate presenze riconducibili alle cosche di Palmi e Gioia Tauro, che curerebbero relazioni con esponenti attivi oltreconfine. Tali rapporti sarebbero intrattenuti attraverso una “struttura” dislocata a Ventimiglia – denominata Camera di passaggio – chiamata a garantire la continuità operativa e strategica tra i locali nazionali e le analoghe proiezioni estere.

Per quanto concerne le proiezioni in territorio francese, a Vallauris, sin dagli anni ’90, è presente il gruppo familiare MAGNOLI, originario di Rosarno (RC), legato da vincoli di parentela alle famiglie mafiose STANGANELLI e GIOVINAZZO, attivo anche nel narcotraffico per conto della cosca PIROMALLI-MOLÈ di Gioia Tauro (RC). In tale contesto, il 13 dicembre 2019, proprio a Vallauris, a seguito di attività investigativa condotta dalla DIA in un contesto di cooperazione internazionale con le Forze di polizia d’oltralpe, è stato arrestato un esponente della famiglia STANGANELLI, destinatario di un mandato d’arresto europeo del 2014, conseguente ad un’inchiesta che aveva colpito numerosi affiliati alle cosche MOLÈ e MANCUSO, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e reati in materia di armi.

Particolare significato riveste anche l’indagine, conclusa il 21 ottobre 2019, dai Carabinieri, con l’esecuzione di un provvedimento cautelare nei confronti di due soggetti responsabili del furto di un armadio blindato che custodiva numerose armi e munizioni, sottratto da un’abitazione di Triora (IM). Uno degli arrestati è figlio di un pluripregiudicato di Rizziconi (RC), ritenuto collegato al locale di Ventimiglia, estradato nel 2004 dalla Francia (ove stava scontando una pena per narcotraffico), in quanto destinatario di provvedimenti cautelari per omici- dio doloso, per associazione di tipo ma oso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e reati in materia di armi.

Nello stesso ambito criminale, il 29 novembre 2019, a Dolceacqua (IM), è stato arrestato anche un soggetto originario di Montebello Jonico (RC), residente in Francia, con un passato di collaboratore di giustizia, sorpreso in possesso di numerose armi illegalmente detenute. L’attività è scaturita da un’indagine, denominata “Ombre nere”, condotta dalla DDA di Caltanissetta in diverse province italiane (tra cui Genova e Imperia), nei confronti di soggetti inseriti in contesti di estrema destra, responsabili di costituzione e partecipazione ad associazione eversiva e istigazione a delinquere. Il soggetto arrestato a Dolceacqua era inserito, in passato, nella cosca IAMONTE di Melito di Porto Salvo (RC).

Nella zona di Bordighera è operativo il cd. sottogruppo di Bordighera, riconducibile alla famiglia BARILARO-PELLEGRINO, proiezione della cosca SANTAITI-GIOFFRÈ di Seminara (RC), i cui sodali ed elementi di vertice sono stati colpiti da pesanti condanne nell’ambito delle inchieste “La Svolta” e “Maglio 3”, entrambe pendenti presso la Corte di Cassazione. Il citato sottogruppo – nel cui alveo sono state ricondotte altre famiglie di Seminara di particolare spessore criminale, quali i DE MARTE, attivi a Diano Marina (IM)1343 – mantiene un’“autonoma” capacità operativa, fattore, questo determinante non solo per la costituzione di nuove strutture di ‘ndrangheta, ma anche per favorire l’insediamento di referenti di altre famiglie, che possono trovare copertura per i loro traffici e protezione per le latitanze.

Per quanto concerne le altre matrici mafiose, nella zona di Sanremo è da tempo nota la presenza del gruppo ALBERINO, attivo nella contraffazione e commercializzazione di prodotti con marchi falsificati, collegato alla famiglia TAGLIAMENTO, legata allo storico clan camorrista napoletano ZAZA, che da anni opera a Mentone (F) in svariati settori criminali e che collabora sia con la criminalità marsigliese, sia con esponenti della criminalità organizzata calabrese. Inoltre, la presenza in Francia del citato gruppo di camorra, potrebbe rappresentare anche un riferimento per dare supporto, sul territorio francese, alla latitanza di altri esponenti della criminalità orga- nizzata campana. Al riguardo, il 26 settembre 2019, la Polizia di Stato, a Ventimiglia (IM), ha tratto in arresto un latitante del clan LOMBARDI di Acerra (NA) proveniente dalla Francia. Questi era destinatario di un provvedimento cautelare emesso nel 2017 dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Ancona per traffico di stupefacenti ed altri gravi reati”.

Per la relazione sulla Liguria:

 

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