Imperia, sanità: storie di pazienti delusi. “Liste di attesa una disgrazia. Cittadini prime vittime” / Video

Attualità Imperia

Le storie raccontante spaziano da lungaggini nei tempi di attesa passando da incomprensioni sui farmaci, fino a difficoltà nell’ottenere informazioni chiare.

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Nell’ambito della battaglia contro la realizzazione dell’ospedale unico a Taggia e sulle difficoltà della sanità ligure, segnatamente quella imperiese, l’associazione Cittadinanza Attiva ha deciso, tramite il nostro giornale, di dare voce a cinque persone che negli ultimi anni hanno vissuto problemi e disagi nel sistema sanitario locale.

Le storie raccontante spaziano da lungaggini nei tempi di attesa passando da incomprensioni sui farmaci, fino a difficoltà nell’ottenere informazioni chiare.

Imperia, sanità: storie di pazienti delusi, ecco le testimonianze

Luigi Guasco

“Ero stato operato all’anca destra, poi sentivo dolore alla sinistra. Il mio medico mi ha detto di fare infiltrazioni di acido ianuronico. Per fare questo ho telefonato al numero verde dell’Ospedale a un altro Ospedale dove c’era un centro per la terapia del dolore. Io sono andato li, mi vede il Primario e mi dice: ‘Ho fatto vedere le lastre, secondo me non può fare nulla. La protesi è messa male, perché va leggermente di lato, e l’anca sinistra è da operare. Quindi bisogna togliere la protesi all’anca destra, rifarla e metterne una all’anca sinistra’. Ma è possibile? Io mi sono sentito quasi male. ‘Stia tranquillo’, mi ha detto il medico, è in buone mani. E mi ha dato il numero di telefono di un medico di Albenga, dove c’era un centro ortopedico di eccellenza, dicendomi di andare direttamente li, senza provare l’acido ianuronico. Io sono uscito fuori e volevo quasi buttarmi sotto il treno. Togliere una protesi già impiantata e mettere un’altra, ero davvero preoccupato. Ho scritto una mail al medico chirurgo che mia aveva operato. Lui mi ha scritto testuali parole ‘che mi citino davanti a un Tribunale. Si faccia mettere per iscritto quello che hanno detto perché questi sono degli schifosi che lavorano per la sanità privata’. Mi sono fidato di quello che mi ha detto lui. Nessuno mi ha operato, l’anca destra funziona ancora. Alla sinistra ho fatto le infiltrazioni. Dopo sei anni funziona tutto benissimo”.

Ornella Ballesio

“Il servizio del cosiddetto back office non funziona. Dovrebbe essere un servizio dedicato alle richieste che hanno una certa priorità e non riescono ad essere evase nei tempi stabiliti. Viene fornito un numero di telefono quando si chiama il Cup. Dovrebbero chiamarti entro dieci giorni, in realtà assolutamente non richiamano. Io avevo una richiesta per una richiesta neurologica, con priorità 30 giorni. Ho chiamato il Cup, ho dato questo numero di back office. Non sono stata richiamata per 15 giorni, dopodiché ho sollecitato io e dopo una settimana finalmente qualcosa si è mosso e ho avuto un appuntamento, ma dopo 60 giorni. Non 30. Per un’altra ricetta non sono mai stata ancora richiamata ancora oggi.

Segnalo anche un caso più grave di una mia amica, un paziente oncologico, che dopo un ciclo di terapia avrebbe dovuto eseguire una Tac di controllo per verificare lo stato del suo tumore, ma non è riuscita a ottenerla nei tempi questa Tac, nonostante il back office, quindi ha dovuto provvedere privatamente la costo di 300 euro”.

Graziella Rossotti

“Io avevo un appuntamento con il dermatologo che mi è stato sospeso durante il Covid. Poi mi hanno chiamato chiedendomi se ero disponibile per fare la visita due giorni dopo. Io ero fuori Imperia e non potevo essere disponibile. Io ho chiesto se me la potevano spostare e me l’avrebbero spostata a metà luglio, quando ero finalmente in vacanza. Ho chiesto se era possibile spostarla a dopo il 15 agosto e mi hanno detto di no. A questo punto sono andata per una visita privata da un dermatologo e ho speso 125 euro per questa visita. Poi ho scoperto che era una cosa curabile con un farmaco che costava 110 euro. Quindi ho speso 235 euro. Questo è un farmaco che viene dato gratuitamente se una persona va a farsi visitare da uno specialista dell’Asl”.

Sabrina Grassa

“Noi andoresi ci avvaliamo sempre dell’ospedale di Imperia per la diagnostica, per le nascite dei nostri bimbi, perchè è il più vicino. Specialmente dopo che hanno chiuso l’ospedale di Albenga di Ostetricia, in molti abbiamo scelto di far nascere i nostri bambini a Imperia.

Sono qui a testimoniare oggi una cosa grave che mi è successa, per una ricetta di 10 giorni. Faccio capo all’Asl2 anche se penso sia un problema regionale.

Avevo una ricetta di 10 giorni, datata 18 settembre e ogni giorno, dal primo che ho chiamato, mi hanno detto che non hanno disponibilità. Io devo fare una visita entro 1o giorni e mi han risposto di richiamare il giorno dopo. Sono andata avanti fino a 3 giorni fa, siamo ad ottobre.

Alla fine una operatrice mi mette a conoscenza che esiste un numero per le priorità. Tutte le altre operatrici non me lo avevano dato. Pochissima trasparenza, se esiste il numero datelo.

Faccio questo numero e mi dicono che mi avrebbero chiamato entro 10 giorni. Vedo che comunque le cose vanno ancora un po’ per le lunghe e così ho fatto una lettera di reclamo all’UREP. Appena ho fatto la lettera la mattina alle 8 ricevo una telefonata, dalla segretaria che mi ha detto di chiedere a lei per risolvere.

Dopo neanche un’ora vengo chiamata e ottengo l’appuntamento”.

Giulia del Santo

“Io ho avuto un serio problema alla schiena, avevo forti dolori e il medico mi aveva prescritto una visita antalgica. L’appuntamento nonostante la richiesta di urgenza mi è stata data dopo una settimana più del tempo normale.

Dovevo fare una risonanza magnetica e ho avuto l’appuntamento dopo due mesi. Sono dovuta andare in ospedale per il dolore.

Alla fine ho cercato una soluzione alternativa e mi sono fatta fare una risonanza a pagamento, privatamente. Non è possibile, questa è stata la mia esperienza”.

Mauro Manuello – Cittadinanza Attiva

“Queste testimonianze sono una campionatura di persone che fanno panno parte dell’Associazione Cittadinanza Attiva e Tribunale per i Diritti dei Malati, che abbiamo convinto a denunciare.

Questo malessere dura da tantissimi anni, non è una cosa nata adesso. Noi faremo una sorta di censimento, perchè ci siamo resi conto che tocca quasi tutte le persone.

Prima o poi siamo passati tutti da questo disservizio, ovvero le liste di attesa. Tutto questo non è una disgrazia, una emergenza, è una cosa che si spiega benissimo.

Io ho dei dati che penso la gente non conosca. In 10 anni in Italia sono stati tagliati, sottratti, 37 miliardi alla sanità pubblica.

La sanità pubblica, di conseguenza, ha perso 43 mila operatori, fra dottori, infermieri e addetti. Tutto questo ha portato a questa situazione.

Ormai i cittadini sono i primi a essere vittime. Questa situazione di disagio la pagano anche medici e infermieri, che sono costretti ad operare in situazione di disagi, di turni lunghissimi, di doppi turni.

Io faccio un appello molto semplice e chiaro alle organizzazioni sindacali dei dottori, degli infermieri e anche ai sindacati dei lavoratori. Questo è un problema che riguarda tutti.

Riuniamoci, parliamone assieme e vediamo cosa fare. La soluzione non è mandare la gente dai privati, li si paga. Questo è pagare due volte, tutti noi paghiamo con le trattenute fiscali i contributi per la sanità pubblica.

Il momento che io ne ho bisogno si inceppa il meccanismo e devo andare dal privato. Non è giusto”.

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