Coronavirus: ore 18, Imperia si spegne. Chiudono bar e ristoranti. “È una tragedia, ci tagliano le gambe” / Foto e video

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Un’atmosfera desolante quella di stasera a Imperia che ricorda, purtroppo, i drammatici momenti del lockdown dei primi giorni di marzo, quando il Coronavirus prese il sopravvento in Italia per la prima volta.

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Serrande chiuse, vie che si svuotano, luci che si spengono e silenzio che cala. Un’atmosfera desolante quella di stasera a Imperia che ricorda, purtroppo, i drammatici momenti del lockdown dei primi giorni di marzo, quando il Coronavirus prese il sopravvento in Italia per la prima volta.

A più di 7 mesi di distanza, visti i numeri in vertiginoso aumento delle ultime settimane, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato un nuovo DPCM che prevede, a partire da oggi, la chiusura alle 18 degli esercizi commerciali, dai bar ai ristoranti, dalle gelaterie ai negozi.

Una misura adottata in tutta Italia per contrastare la diffusione del Coronavirus, che sta mettendo in difficoltà la sanità, ma che rappresenta l’ennesimo duro colpo per i commercianti e i lavoratori, che si trovano ad affrontare un nuovo stop. 

Gustò

“Per noi è una tragedia. Non sappiamo come dobbiamo regolarci per il futuro, non ci sono certezze. Ci sono delle discrepanze, i servizi pubblici sono pieni, le scuole sono aperte e a noi ci fanno chiudere. 

Ci sono le associazioni di categoriea che si stanno attivando. Forse bisognava prepararsi prima, prepararsi con le strutture.

La movida? I controlli ci sono stati, i ragazzi erano distanti. Fare aperitivo è un modo per socializzare. Se ci sono i distanziamenti e tutte le regole non vedo perché non si possa fare. Non so se ci sarà uno stop definitivo. Forse era preferibile chiudere tutti un mese e poi vedere i risuolati.

Cosa chiediamo allo Stato? Che si renda conto che il settore terziario sta morendo. Non possiamo reggere in un anno due lockdown. Quest’estate abbiamo recuperato le spese passata, ma adesso questa chiusura non era così aspettata. Ora diventa tutto più complicato”.

Orto

“Non abbiamo nemmeno aperto perché siamo un’attività serale. Aprivamo alle 18, quindi siamo tagliati fuori. Ci organizzeremo con delle consegne a domicilio, ci reinventiamo.

Se serve questa chiusura? Dovrebbero esserci dei criteri scientifici dietro le scelte, invece dietro questa scelta non c’è una logica, crea dei gravi danni economici”.

Bar 11

Nel mio ruolo ho sempre cercato e combattuto per far rispettare le regole. Le persone a volte non capiscono che non sono io che emano le regole, ma devo farle rispettare. Certamente durante la movida, di sera, è aggregante, però sta poi alle persone rispettare le regole. Io qua ho cercato di farle rispettare.

Ho seguito il discorso di Conte, ma dubito che ci saranno tutti questi soldi per fronteggiare le perdite. È drammatico quello che stiamo vivendo. Quanti colleghi hanno già chiuso? Tantissimi”.

Caffè La Svolta

“La gente avrebbe voglia di continuare a uscire. È dura per tutti i commerciati, i baristi, cercheremo di fare il massimo per resistere. Ci sono anche tante altre situazioni che potrebbero essere pericolosi, come i trasporti pubblici. Non c’era un affollamento in giro da essere pericoloso. Erano tutti responsabili. Magari nelle grandi città è più difficile controllare la movida rispetto a qui da noi”.

Bar Piccardo

“Come caffetteria per noi non cambia molto perché non abbiamo mai avuto grandi assembramenti per l’aperitivo. Siccome siamo pasticceria possiamo continuare a vendere da asporto. Vediamo se la gente viene e prendiamo quello che viene.

Sicuramente gli assembramenti che si vedevano in televisione bene non facevano. Nel nostro lavoro abbiamo sempre cercato di far rispettare le regole, il nostro dovere lo abbiamo fatto.

Speriamo che risolvano la situazione presto perché è dura andare avanti. Gli introiti sono sempre meno, ma le spese ci sono sempre”.

Il punto Giusto

“Non va bene così. È tagliarci le gambe a noi, pizzerie, ristoranti. Per quanto andrà avanti? Inoltre il blocco delle 18, ha delle conseguenze anche già da prima delle 18, c’è meno gente, si lavora poco. Si fa fatica.

Una grande città come Milano è diversa dalla nostra realtà. Si è fatta di tutta l’erba un fascio e così ci si rimette tutti.

La cosa più giusta era tenere aperto con le norme che ci hanno chiesto. Premiamo chi l’ha fatto e andiamo a vedere chi non l’ha fatto. Dopo la chiusura di marzo un’altra chiusura è dura. E dopo? La percezione più difficile da accettare è che non si vede una fine. Dopo il primo stop il lavoro non è mai tornato come prima”.

Successivamente, nel corso della nostra lunga diretta, i nostri inviati hanno anche intervistato alcuni cittadini, la maggioranza dei quali ha espresso dissenso per la decisione del Governo di chiudere i locali alle ore 18. Non sono mancate però anche critiche verso il comportamento a volte poco rispettoso delle regole da parte dei giovani nei momenti della movida serale.

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