Imperia la sola provincia in cui gli artigiani aumentano

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Era previsto che la nuova ondata di questa pandemia mondiale avrebbe causato la chiusura di non poche imprese, molte delle quali, naturalmente, sarebbero state le piccole aziende artigiane. In Liguria la profezia si è avverata soltanto in parte, però.

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A quanto pare, le province di Savona e Imperia hanno un trend positivo, al contrario di tutte le altre, in particolare Genova, che chiude in negativo la stagione autunnale. Un dato sorprendente, quanto utile per non affossare  ulteriormente il morale delle piccole e medie imprese italiane che costituiscono quasi la totalità del tessuto economico e produttivo nazionale.

La nuova ondata di Covid-19, si sapeva già, avrebbe provocato un collasso dell’economia e il mercato dell’artigianato è stato quello che ha subito più degli altri (forse a pari merito con le ditte di ristorazione e intrattenimento) le conseguenze di questa crisi sanitaria ed economica su scala mondiale. 

I numeri parlano chiaro: da inizio gennaio a fine giugno in Italia hanno chiuso circa 4.446 imprese, delle quali 1.593 solo in Liguria. In pratica un terzo del totale, per un territorio già messo in ginocchio dalla quasi scomparsa del turismo straniero.

Eppure a Imperia le cose sembrano andare diversamente e invece di chiudere le aziende continuano a stare aperte, o addirittura se ne aprono di nuove (pochi esempi, ma significativi).

Questo trend controcorrente può dipendere da molteplici fattori, primo tra tutti l’abitudine dei cittadini a comprare soltanto prodotti interni.

Senza alcun dubbio questa forma di orgoglioso patriottismo territoriale in capo ai consumatori è stata una scelta vincente, che ha favorito l’economia locale tenendo in piedi tutto ciò che c’era da salvare e aiutando centinaia di famiglie, le quali a quest’ora avrebbero nuotato in cattive acque. 

Imperia è una delle città italiane che offre più esempi svariati di artigianato: dalla falegnameria, alla carpenteria, alla pelletteria, la sartoria e l’erboristeria alla vecchia maniera. Senza parlare dell’indotto per la lavorazione dei suoi prodotti DOP e IGP in ambito  agroalimentare, come il celebre olio di oliva.

In particolare, il fondatore del sito Sundt.it dichiara: “Uno dei principali settori economici per questa provincia è anche quello dell’agricoltura che, con il suo quasi 30% del suolo agricolo regionale e la coltivazione di erbe officinali ed aromatiche, sta reggendo meglio di altri la crisi. Infatti, l’approvvigionamento di basilico, lavanda, rosmarino e altre delle circa 200 erbe coltivate nella Riviera hanno visto crescere la domanda in periodo di pandemia per le loro proprietà benefiche e curative: prodotti freschi per l’alimentazione, ma anche la produzione di integratori e medicinali, cosmetici e per la liquoristica”.

A rinvigorire il panorama di queste nicchie di mercato in espansione, c’è il settore dei prodotti da agricoltura biologica che già da qualche anno registra aumenti annuali a doppia cifra per la crescente attenzione alla propria salute alimentare.

Venire a conoscenza di questi dati che vanno in controtendenza rispetto al periodo disastroso che stiamo vivendo dal punto di vista economico fa piacere, considerando che in generale purtroppo si stima che negli ultimi anni, Covid 19 a parte, nel nostro Paese hanno chiuso circa 80 mila aziende nel settore artigiano.

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