2 Marzo 2024 20:44

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2 Marzo 2024 20:44

“Cashback” fra dubbi e opportunità. Il commercialista imperiese Antonio Parolini: “Possono tracciare i nostri acquisti giorno per giorno. Necessario eliminare le commissioni per piccole spese” / L’approfondimento Video

In breve: Il "Cashback", vale a dire la possibilità di vedersi riaccreditare in conto corrente, dallo Stato, una parte delle somme pagate con bancomat e carte di credito, ora entra nel vivo. Dopo la prova natalizia infatti questa iniziativa, decisa dal Governo, è diventata fissa

Il “Cashback”, vale a dire la possibilità di vedersi riaccreditare in conto corrente, dallo Stato, una parte delle somme pagate con bancomat e carte di credito, ora entra nel vivo. Dopo la prova natalizia infatti questa iniziativa, decisa dal Governo, è diventata fissa. Ma non mancano dubbi e perplessità sul suo funzionamento. ImperaPost Tv ha cercato di dirimere i dubbi con l’aiuto di un professionista: il commercialista imperiese Antonio Parolini.

Il commercialista imperiese Antonio Parolini risponde ai quesiti relativi al “cashback”, vale a dire alla possibilità di aver riaccreditate parte delle spese sostenute con carte e bancomat

Spiega Parolini: “Dopo la prova del periodo natalizio, esaurita il 31 dicembre e per la quale si stanno ancora attendendo gli accrediti da parte degli avanti diritto, ora nei prossimi semestri il cosiddetto cashback sarà strutturale. Il che vuol dire che ogni semestre verrà fatto il conteggio di quanto accumulato attraverso i pagamenti con sistemi elettronici e lo Stato farà poi il bonifico direttamente sul conto corrente dei partecipanti aventi diritto“.  

Non si rischia di finire in un “grande fratello” del Fisco e trovarsi la Finanza sulla porta di casa?

Risponde Antonio Parolini: “Sicuramente con questo sistema raccolgono dati che prima non avevano e possono tracciare i nostri acquisti giorno per giorno. Io, però, mi auguro che la lotta all’evasione passi attraverso l’eliminazione dell’uso del contante e una tassazione più equa di imprese e lavoratori, ma non attraverso questo sistema.” 

Già, ma come se la cavano i commercianti di fronte al rischio che le commissioni per i pagamenti elettronici siano più alte del costo del bene ceduto?

Ancora Parolini: “Questo è il vero problema. Le commissioni sono il vero problema. Lo Stato doveva imporre e per ora non lo ha fatto, di togliere le commissioni bancarie per il pagamento elettronico sotto una certa cifra, tipo dieci euro. Oggi un barista rischia di trovarsi un euro di commissione su un euro di caffè. Non ha senso. O si risolve questo problema o questa iniziativa naufragherà”. 

 

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