Imperia: manifestazione davanti al Palasalute per dire “no” all’ospedale unico e ai tagli alla sanità. / foto e video

Imperia Politica

L’iniziativa è del comitato territoriale di Attac Imperia, Partito della Rifondazione Comunista e Società della Cura di Imperia

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Manifestazione questa mattina davanti al Palasalute di via Acquarone a Imperia, per dire “No alla costruzione di un ospedale unico – Si ad una sanità pubblica vicina ai cittadini”. L’iniziativa è del comitato territoriale di Attac Imperia, Partito della Rifondazione Comunista e Società della Cura di Imperia.

Alla manifestazione inoltre ha aderito anche Gian Piero Buscaglia del Gruppo radicale Adele Faccio e USICONS, Unione Sindacale Italiana Consumatori, che in particolare ha puntato l’attenzione sul fatto che “prima di pensare all’ospedale unico, è necessaria una vera Aurelia Bis e poi, semmai soltanto poi, si potrà riparlare di ospedale unico, che baricentrico non è, almeno finché non ci sono le strade“.

“L’ospedale unico non è una priorità per la provincia di Imperia. Necessario risolvere semmai problemi come la carenza di personale e potenziare la medicina territoriale”

Spiega Mariano Mj, medico, esponente di CittadinanzAttiva e segretario di Rifondazione Comunista di Imperia : “Siamo qui come in tante altre piazze, per ribadire la nostra contrarietà al progetto dell’ospedale unico per ragioni di carattere logistico e tecnico. L’ospedale unico non è una priorità per la provincia di Imperia, dove, invece, è necessario risolvere ben altri problemi, a cominciare dalla carenza di personale sanitario e della medicina territoriale, che serve per portare le cure al domicilio. Inoltre abbiamo ormai dimenticato la medicina preventiva, che è fondamentale. Tutto questo non si risolve con l’ospedale unico, dal costo di oltre 275 milioni di euro, la cui origine dei finanziamenti non è ancora ben chiara e non sappiamo se la proprietà sarà poi di un ente pubblico e o se ci sarà un affitto che l’Asl dovrà pagare per decenni. Ribadiamo la non utilità dell’0spdale unico e la necessità di un potenziamento delle strutture esistenti. E’ stata avviata la ristrutturazione dell’ospedale di Imperia e del pronto soccorso, che si è rivelata importante nel corso della pandemia, durante il quale, di fatto l’ospedale di Imperia è diventato quasi ospedale unico per i malati non Covid. Ben vengano questi interventi. Le risorse devono essere investite sul personale, estremamente carente, come dimostrato dallo slittamento di molte attività di urgenza, visite specialistiche ed esami. Dobbiamo cercare di difendere e mantenere il personale e fare in modo che non se ne vada e per far questo il personale deve essere gratificato dal punto di vista professionale e non essere costretto a fare turni massacranti, per coprire i deficit di che ci sono“.   

“L’ospedale unico è stato un progetto raffazzonato fin dall’inizio e ora, con la Pandemia è diventato assolutamente irricevibile”

Sottolinea Francesco Scopelliti, uno degli attivisti presenti questa mattina: “Ci siamo rivisti, come avevamo fatto questa estate e in altre occasioni, per ribadire la contrarietà non solo al progetto, ma a un sistema, che è quello dei continui tagli alla sanità e ai mezzi pubblici di cura. Negli ultimi anni abbiamo assistito al travaso di risorse dal pubblico al privato e la pandemia ha mostrato i limiti di questo sistema, che i governi hanno messo in piedi negli ultimi anni.  L’ospedale unico è un progetto presentato come grandissima occasione e opportunità, ma, in realtà, è un progetto di taglio alle risorse provinciali, già raffazzonato fin dall’inizio, quando si è subito capito che era importante solo il farlo e non il come e il dove. Con la pandemia, questo progetto è diventato assolutamente irricevibile. Si continua a morire non solo di Covid e si continua ad aspettare nel pubblico per qualsiasi visita. Come cittadini vogliamo che si inverta la tendenza e si crei una sanità vicina ai cittadini e anche al personale, messo sotto stress per turni massacranti. E’ un lavoro nel quale bisogna abbondare e non tagliare, a partire dal numero chiuso all’Università: perché bisogna limitare le possibilità? Forse, perché si ragione che quando c’è poco di qualcosa allora ne aumenta il valore economico”. 

 

 

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