Imperia: dopo 40 anni, il prof Durante va in pensione. “Mi sono innamorato della filosofia a 16 anni. Commosso dall’affetto di tutti i miei studenti”

Attualità Imperia

Centinaia i ricordi condivisi da ex studenti in occasione del giorno della pensione del professore.

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“Oggi è un giorno importante per me: è il mio ultimo giorno di scuola”. Inizia così il post del professore, docente di Filosofia e Storia, Giorgio Durante, una delle colonne portanti del Liceo Vieusseux di Imperia.

Dopo quarant’anni di insegnamento, alcuni giorni fa, per il ‘prof’ Durante è arrivato il momento della pensione e, per celebrare questo passaggio così significativo, l’insegnante ha deciso di chiedere ai suoi studenti e, soprattutto, agli ex studenti di condividere un ricordo degli anni trascorsi insieme sui banchi. 

Un’idea che, in breve tempo, ha scatenato l’entusiasmo di tantissime persone, che hanno pubblicato centinaia di commenti, a dimostrazione della grande stima e del caloroso affetto che lega il docente agli allievi che hanno frequentato le sue lezioni.

Insieme a Durante, hanno salutato il Liceo per dedicarsi al meritato riposo anche i colleghi Chiara Frassi (Storia e Filosofia), Emanuela Rotta (Italiano e Latino) e Gualtiero Bova (Scienze Motorie).

Imperia: dopo 40 anni, il prof Durante va in pensione

Cosa ricorda del primo giorno da insegnante?

“Avevo una supplenza in una classe quinta Ragioneria al Ruffini di Imperia, avevo appena compiuto 22 anni. Ricordo che gli studenti alla fine mi chiesero se potevamo fare un’ora in più. Ingenuamente pensai che fossero interessati alla mia lezione, invece poi scoprii che in realtà volevano saltare l’ora dopo, di francese. Un ricordo che mi fa sorridere.

Dopo un’altra lezione, i ragazzi, all’epoca quasi miei coetanei, mi invitarono a giocare con loro al campo dei Giuseppini e io ci andai. Tornato a casa capii che nella vita avrei fatto l’insegnante. Mi resi conto di quanto questo lavoro mi desse la possibilità di confrontarmi ogni giorno con persone giovani, aperte alla vita, al pensiero, oneste intellettualmente.

I miei studenti sono stati per me l’elisir di lunga vita”.

Che ruolo ha la filosofia in tutto questo?

“La materia che ho insegnato, la filosofia, è parte fondamentale di questo percorso. Quando si studia filosofianon si parla mai di cose astratte, ma sempre dell’esistenza della vita, del senso delle cose. Parlarne con i ragazzi è sempre bello e stimolante. Non ho mai passato un giorno a pentirmi del lavoro che ho scelto. È una grande fortuna. Sono felice di lasciare il posto a quei giovani che hanno la stessa mia passione e che non hanno ancora avuto la possibilità di avere un posto non precario in una scuola. 

Mi sono innamorato della filosofia a 16 anni, grazie ai miei grandi maestri, da Don Gustavo del Santo alle professoresse Brunella Ricci e Anna Maria Larcher. Tutto quello che so e che sono diventato è grazie a loro”.

Com’è cambiato il suo modo rapporto con gli studenti negli anni?

“I primi anni avevo un rapporto molto diretto con gli alunni, andavamo a mangiare insieme, ci incontravamo al pomeriggio per parlare di tanti argomenti. Diventavo un po’ il loro punto di riferimento. Nel corso degli anni, diventando più adulto, più ‘professore’, sono sempre rimasto vicino a loro, ma in un altro modo, guardando sempre la parte migliore degli studenti, valorizzando il loro lavoro, dando loro fiducia.

Io ho iniziato al Vieusseux per i 2 anni pre-ruolo, dopodiché, sono stato un anno a Sarzana, al Liceo Parentucelli, di cui serbo un bellissimo ricordo. Dal 1988 al 2005 ho insegnato a Sanremo e, infine, dal 2005 a oggi al Liceo Vieusseux a Imperia, tranne i tre anni di dottorato.

Non ci sono stati alti e bassi, c’è sempre stata grande continuità. È stato molto bello vedere tanti alunni conquistati dalla filosofia, alcuni hanno proseguito lo studio, traendone tanto giovamento.

Adesso, grazie ai social, ho ripreso contatti con decine e decine di studenti che altrimenti avrei perduto”.

Ha ricevuto una grande ondata di affetto. Come si è sentito?

“È stato bellissimo. Ho ricevuto centinaia di messaggi. È bello vedere come il legame con gli studenti, con il passare degli anni, diventi paritario. Credo sia lo scopo dell’insegnamento trasformare un rapporto asimmetrico in uno simmetrico. Un maestro bravo non vuole che gli allievi seguano un percorso predeterminato, ma che seguano il proprio”.

Come ha visto cambiare il mondo della scuola?

“Innanzitutto è cambiato il mondo, la società. Quando ho iniziato a insegnare nessuno aveva il cellulare, non esistevano i social. L’avvento di queste tecnologie ha provocato una mutazione antropologica, con tutti i lati positivi e negativi del caso. Da una parte c’è un enorme arricchimento. Ricordo che una volta, quando bisognava fare ricerca, si andava in biblioteca a sfogliare le enciclopedie. Ora, in un secondo, si ha accesso alle informazioni che cerchiamo e bisogna essere capaci di selezionarle. Oggi posso seguire i corsi dell’università di Oxford parlando in contemporanea con studenti di tutto il mondo, è una cosa eccezionale.

Dall’altra parte, i ragazzi sono molto più a rischio, perchè manca la capacità di concentrazione, di impegnarsi su qualcosa, di studiare in modo approfondito. Le capacità logiche sono messe fortemente in crisi.

La scuola secondo me è cambiata perchè è sempre meno un luogo di cultura e rischia di diventare un luogo di intrattenimento. Ai miei tempi quello che contava era l’ora di lezione, la condivisione del sapere. Ora invece l’ora di lezione è sacrificata da altre iniziative. Il rischio è che la scuola diventi un ‘progettificio’, forse perchè non vogliamo educare alla critica, ma alla formazione di consumatori che non usano la loro intelligenza, ma quella degli altri. La politica di qualunque colore o ha trascurato la scuola o, quando se n’è occupata, ha fatto danni”.

Come ha vissuto questi ultimi due anni in cui la scuola è stata stravolta dalla pandemia?

“Sono stati due anni in cui la scuola italiana ha dimostrato una straordinaria capacità di resilienza. I nostri alunni al Vieusseux non hanno perso un’ora di scuola, mai. Noi insegnanti ci siamo trovati improvvisamente a dover reinventarci. La didattica a distanza è molto diversa da quella in presenza. Ci siamo messi d’impegno, abbiamo lavorato tanto.

La dad è uno strumento da usare nelle emergenze, ma ha tanti aspetti positivi. Con gli alunni di quinta quest’anno abbiamo organizzato interviste online con persone importanti, che difficilmente sarebbero venute a Imperia per parlare con loro, che hanno offerto le loro esperienze, competenze e conoscenze ai ragazzi. Questo è uno dei grandi vantaggi dell’informatica. Inoltre, senza la dad il numero di abbandoni scolastici sarebbe stato maggiore. Alcuni hanno fatto fatica, anche noi insegnanti, però grazie a questo sistema abbiamo ostacolato l’avanzata del virus”.

Cosa vorrebbe dire ai suoi studenti, presenti e passati?

“A quelli che ho appena salutato chiedo scusa per non averli portati fino all’ultimo anno. A tutti quanti, quelli presenti e passati, dico grazie. La persona si costruisce nella relazione e la relazione con loro per me è stata fondamentale. Un insegnate è costruito dai propri studenti, anche se loro non ne sono quasi mai consapevoli. Io sono cambiato come persona nella mia evoluzione di insegnante.

Sono rimasto molto colpito dalle centinaia di messaggi che ho ricevuto. È stata un’occasione per dire cose mai dette. È stato bello per me e anche per loro. Trascorrere tre anni insieme a parlare ogni giorno di filosofia tocca corde profonde ed è giusto che quando una relazione si conclude venga verbalizzato il proprio sentimento”.

 

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