Imperia: obbligo green pass dal 15 ottobre, farmacie prese d’assalto per i tamponi. “Prenotazioni fino a dicembre. Situazione critica, non abbiamo posti per tutti”/Video

Coronavirus Cronaca Imperia

ImperiaPost ha incontrato Elvio Barla, presidente Federfarma Imperia e coordinatore Sunifar, per delineare il punto della situazione.

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“Con il sistema così come è strutturato, per le farmacie sarà difficile far fronte a tutte le richieste“. Questa la considerazione del presidente Federfarma Imperia, coordinatore Sunifar, Elvio Barla, in vista dello scattare dell’obbligo del green pass per tutti i lavoratori, di settore pubblico e settore privato, previsto per domani, venerdì 15 ottobre 2021.

Chi non è vaccinato o non è guarito dal Covid, da domani, per continuare ad accedere al posto di lavoro, dovrà sottoporsi al test molecolare ogni 72 ore presso cliniche private o al test antigenico rapido ogni 48 ore nelle farmacie. Una mole di lavoro non indifferente a cui saranno sottoposte queste strutture, subissate da giorni da chiamate per le prenotazioni, già complete fino a dicembre.

ImperiaPost ha incontrato Elvio Barla per delineare il punto della situazione.

Imperia: obbligo green pass dal 15 ottobre, farmacie prese d’assalto per tamponi

Domani scatta l’obbligo del green pass per tutti i lavoratori. Può fare il punto della situazione dal punto di vista delle farmacie?

“La situazione è abbastanza critica, perché abbiamo tantissime richieste e purtroppo i posti disponibili sono quelli che sono. In provincia di Imperia le farmacie che svolgono questo servizio sono 32 e sono abbastanza. Certamente ci sono delle limitazioni, ad esempio nel nostro caso utilizziamo un infermiere e quindi non possiamo fare tamponi tutto il giorno. La situazione è critica perché i posti sono occupati, noi abbiamo prenotazioni sino a tutto novembre e stiamo aprendo le liste di dicembre e questo vale per tutte le farmacie. D’altra parte, se abbiamo 3 milioni di lavoratori non vaccinati e mediamente si processano tra i 320 e i 350 mila tamponi al giorno, è chiaro che ci vogliono 10 giorni perché tutti i soggetti possano fare almeno un tampone. Questo è, in estrema sintesi, il problema. Teniamo conto che anche i laboratori privati possono svolgere questa funzione.

Per quel che riguarda le chiamate, è una telefonata dietro l’altra, purtroppo però non possiamo far fronte a tutte le richieste.

Il discorso del green pass fatto dal Governo è proprio per indurre i soggetti che non vogliono vaccinarsi ad andare verso la vaccinazione. Capisco che ognuno abbia le proprie convinzioni, però di fatto questa è la linea del Governo. Noi non possiamo far altro che metterci a disposizione per quello che è possibile, cercando di metterci a disposizione di quelle che sono le esigenze dei cittadini”.

Qual è il clima tra i farmacisti?

“Cercano di far fronte a quelle che sono le richieste. I posti sono quelli che sono, è un compito che noi stiamo svolgendo, ma non è il compito primario, ecco. E’ un ad adiuvandum al sistema”.

E i cittadini?

“Le persone sono da una parte sono preoccupate perché non riescono a far fronte a quest’obbligo e dall’altra parte però grossi problemi sotto l’aspetto dei costi io non ne ho sentiti. Il problema è soprattutto avere posti sufficienti che attualmente non siamo in grado di avere.

Io ieri sera seguivo un programma dove si diceva che il fatto di non vaccinarsi e quindi di non essere coperti rischia di indurre varianti in questo maledetto virus. Se è una variante che il vaccino non copre è chiaro che il lavoro sin qui fatto rischia di saltare”.

Qual è la mole di lavoro a cui saranno sottoposte le farmacie?

“Sono circa 10 mila le farmacie che fanno i tamponi in Italia e grosso modo sono 3 milioni i lavoratori non in possesso della vaccinazione. Ricordando che bisogna fare tamponi ogni due giorni il sistema è molto semplice, ogni farmacia dovrebbe effettuare 150 tamponi al giorno, una mole non sostenibile. Teniamo conto che delle 10 mila farmacia che hanno aderito ci sono anche farmacie molte piccole, con solo il titolare. Quindi è chiaro che il sistema così come è strutturato difficilmente riuscirà a far fronte a quelle che sono le richieste.

Noi riusciamo a fare 35 tamponi al giorno, tre volte a settimana, quindi ben distante dai 150 tamponi al giorno. Anche perché non è il nostro lavoro primario e c’è tutta una mole di lavoro burocratico che chiaramente impegna anche chi non effettua il tampone”.

 

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